Migliaia di persone e tra loro tanti studenti. L’ultima tappa del viaggio in Kenya del presidente americano, Barack Obama, è andata in scena alla Safaricom arena e si è chiusa con una frase che suona come un monito: “L’Africa è a un bivio, sta a voi coglierne le opportunità”. Futuro e opportunità, questa è oggi l’Africa che deve utilizzare la lezione lasciata da un passato difficile per guidare il Paese verso il domani.
È un incoraggiamento al cambiamento, quello di Obama. E il presidente americano che ha trovato il Paese già cambiato rispetto al passato, ma che molto ancora può fare.
Lontano dal Kenya, l’Africa che cambia passa dal Canale di Suez. In soli undici mesi e sotto la supervisione dell’esercito egiziano è stato realizzato il nuovo tratto del canale con un investimento di otto miliardi di dollari. La struttura raddoppia l’attuale capacità di questa via di trasporto strategica per tutto il Continente e la sua inaugurazione ufficiale è prevista il 6 agosto, ma le prime tre navi portacontainer sono già transitate sabato 25 luglio, per provare l’opera. La prima in assoluto batteva bandiera statunitense e navigava verso Port Said, la seconda danese e viaggiava dagli Stati Uniti a Singapore e la terza del Bahrein sulla rotta dall’Arabia Saudita all’Italia.

L’inaugurazione del 6 agosto non sarà il capitolo finale dello sviluppo del Canale di Suez. Infatti, lungo il nuovo tratto è prevista la costruzione d’infrastrutture di trasporto e logistica, mentre inizierà la realizzazione di un nuovo canale lungo 9,5 chilometri vicino al porto di Port Said, che permetterà il transito in entrambi i sensi di navi più grandi. L’opera costerà 15 miliardi di dollari e sarà pronta nel 2023. Al termine dei lavori, la navigazione del canale di Suez si ridurrà dalle attuali 22 ore a 11 ore. Insomma, al termine dei lavori, l’Egitto diventerà una porta ancora più importante per il Sud del mondo, così come è stato nel disegno del premier egiziano Abdel Fattah El Sisi fin dall’inizio dei lavori ad agosto dello scorso anno. Ma il nuovo Canale non è solo per l’Egitto. Si prevede infatti che faccia salire gli incassi dei moli dai 5,3 miliardi di dollari attuali ai 17,2 nel 2023, portando però vantaggi ai trasporti mondiali. Insomma, l’affare c’è per tutti e si chiama “Suez Canal Corridor Area Project” (SCZone), un enorme piano di investimenti che punta a rendere la regione del Canale un centro di sviluppo economico, grazie alla realizzazione di centri di ricerca, poli industriali e aree dedicate alla logistica.

IDEE DI INVESTIMENTO

I primi a credere nel nuovo Canale di Suez e nello sviluppo economico che può portare sono stati i cittadini egiziani. Quando il Governo del Cairo si è appellato a loro per finanziare il progetto, infatti, hanno risposto in massa. Tanto che la vendita di obbligazioni finalizzate al raddoppio del canale ha raccolto i 6,5 miliardi necessari in soli 8 giorni. Il nuovo Canale può dare una spinta a un’economia africana che ha un tasso di crescita media del 4,5% nel 2015 e del 5% per il 2016 in base alle stime della Banca africana di sviluppo (Afdb), che ha diffuso a maggio il suo ultimo studio “African Economic Outlook 2015″ ad Abidjan, nel corso della riunione annuale dell’istituto finanziario pan-africano.
Per puntare sulla nuova Africa una strada è quella dei fondi azionari che investono nel Paese con una parte di portafoglio puntata anche in Medio Oriente (Categoria Morningstar: Fondi azionari Africa e Medio Oriente). Ecco dove puntano i migliori per rendimento a tre anni:

  • Charlemagne Magna MENA Fund R che a tre anni rende il 34% e ha il 23% del portafoglio investito in Africa. I settori preferiti sono: finanza e salute.
  • T. Franklin Mena Fund Classe A (acc) che rende a tre anni il 21,4% e ha quasi il 20% del portafoglio investito sui Paesi africani. Finanza e beni industriali sono i settori preferiti.
  • Amundi Funds Equity Mena Classe SU che rende a tre anni il 20,43%. Il Nord Africa è il target del fondo che punta su finanza e beni industriali.
  • Mashreq-Al-Islami Arab Tigers Fund che a tre anni rende il 18,49%. Il settore immobiliare è il più pesante nel portafoglio di questo fondo che investe nei Paesi africani il 34% dei propri asset in gestione.
  • Schroder Middle East Classe B che rende da gennaio il 16,11%. L’Africa dei beni industriali è una parte del portafoglio ch punta molto anche sul Medio Oriente.

    Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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