Nel progetto strategico voluto da Jeff Bezos, fondatore di Amazon, tra non molto sulle nostre teste potrebbero orbitare magazzini pieni di merce pronta per essere trasportate da droni fattorini. La società di Seattle li ha battezzati Airborne Fulfillment Center (AFC) ha depositato il brevetto di questi magazzini volanti, che sono delle vere e proprie aerostazioni, nel 2014 e adesso ha ricevuto l’autorizzazione dalle autorità americane. Si tratta di un passo decisivo verso l’operatività su larga scala del servizio Prime Air, che è partito in via sperimentale in Gran Bretagna a dicembre 2016 con la prima consegna a Cambridge, che è arrivata a destinazione solo 13 minuti dopo l’ordine online, volando a un’altezza di 122 metri.

Amazon è la punta di diamante dello sviluppo del mercato dei droni perché mette insieme le due anime: professionale e consumer che, secondo quanto è emerso al Consumer Electronic Show (CES) 2017 di Las Vegas, non vanno alla stessa velocità. Sulla crescita del mercato dei droni, infatti, non ci sono dubbi, ma esattamente come era accaduto per il comparto hardware il settore è già consolidato al punto che si comincia a fare selezione su marche e obiettivi del drone. Secondo i calcoli della società di consulenza strategica PricewaterhouseCoopers (PwC) prossimi tre anni, il valore dei servizi professionali con i droni crescerà di 60 volte, dai due miliardi di dollari del 2015 a ben 127 miliardi. Non si può dire la stessa cosa del mercato consumer che, secondo dati di Abi research presentati al CES 2017 resta di nicchia e può crescere a una media del 32% all’anno nel prossimo decennio fino a raggiungere un valore di 30 miliardi di dollari.

Droni: il mercato può crescere fino a 127 miliardi entro il 2018

Servizi industriali, agricoltura e trasporti intesi anche come logistica sono i settori professionali trainanti per PwC e l’innovazione guiderà lo sviluppo delle aziende nei tre comparti. Non è un buon momento, invece, per le aziende che hanno puntato sui droni come prodotto consumer come la francese Parrot, il secondo più grande produttore di droni non militari, che ha deciso di fare a meno di un terzo del suo personale perché i margini di guadagno sui suoi droni non sono sufficienti. È la conferma che il drone come “giocattolo” non rende perché il ridimensionamento è arrivata proprio dalla società che aveva aperto la strada ai droni come bene di consumo a buon mercato nel 2009, producendo apparecchi da minimo 100 fino a massimo 500 dollari venduti nei negozi di Apple negli Stati Uniti e in Europa.

Il ridimensionamento di Parrot, che deve quasi il 60% delle proprie entrare alla vendita di droni, è dovuta anche all’assalto competitivo dei cinesi come SZ DJI Technology, re indiscusso dei droni non militari, che ha un’offerta low cost sia per imprese, sia per consumer. Anche i cinesi, però, soffrono: Zerotech, per esempio, ha lasciato a casa un quarto dei suoi lavoratori a dicembre e 3D Robotics ha deciso di smettere di produrre droni. Sono i primi segnali del rallentamento confermati dai dati Cb Insights che monitora gli investimenti in start up effettuati dai private equity: nel 2015 il settore droni aveva raccolto 450 milioni di dollari per 75 operazioni, nel 2016 il dato è atteso in calo di un 10% circa.

IDEE DI INVESTIMENTO

Come Internet e GPS prima di loro, i droni sono evoluti oltre le applicazioni militari per diventare potenti strumenti di business e sono il focus dei migliori fondi che investono sulla digitalizzazione e l’innovazione. Goldman Sachs ha stimato che la spesa totale mondiale su velivoli senza pilota nel mercato commerciale raggiungerà 100 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni con agricoltura, energia, utilities e industrie minerarie, healthcare come settori chiave. Questo settore è un esempio tipico della cosiddetta quarta rivoluzione industriale, un tema del World Economic Forum di Davos. “Questa rivoluzione è stata caratterizzata dai grandi miglioramenti a cui stiamo assistendo nella potenza dei processori per pc, nella capacità di memoria e nella connettività internet” ha detto Martin Gilbert, Chief Executive and Co-founder di Aberdeen AM. E più una tecnologia è di rottura e più funziona.
La nascita di aziende con business model rivoluzionari come Uber e Airbnb, per esempio, ha costretto costringe molte società tradizionali a modificare le proprie attività e a digitalizzarle e questo, secondo Sylvie Sejournet, gestore di Pictet-Digital, crea opportunità concrete per chi investe sulla digitalizzazione che è ormai un fenomeno globale che investe tutti i settori.

 

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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