Al centro del dibattito del World economic forum (WEF) 2017 di Davos la grande protagonista è stata la globalizzazione, che così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi è stata messa seriamente in discussione dall’ondata di populismo che dall’America all’Europa sta cambiando gli equilibri politici ed economici globali. Da una parte ci sono le dichiarazioni sul protezionismo economico del presidente americano Donald Trump, dall’altra ci sono quelle del premier britannico Theresa May che ha deciso di imboccare la strada di una hard Brexit, ovvero di un’uscita dura, dall’Unione europea spingendo, anche in questo caso, il piede sull’acceleratore del protezionismo.

A completare un quadro geopolitico destabilizzante per la globalizzazione c’è la lunga stagione di elezioni europee che si apre a marzo con l’Olanda e si chiude a settembre con la Germania. La spinta protezionistica inaugurata da Trump ha dato la scossa al mercato americano anche a causa della preannunciata politica fiscale che, secondo un’analisi di Morningstar, potrebbe avere risvolti molto positivi per le società domestiche e offrire un terreno ideale per le società votate al mercato Usa e meno interessate dai saliscendi del biglietto verde.

“Le prospettive di una riforma delle imposte sulle società e delle spese per infrastrutture hanno ravvivato le aspettative dei mercati azionari dopo le elezioni negli Stati Uniti. Per la prima volta da parecchio tempo, Washington potrebbe essere nei prossimi mesi fonte di catalizzatori positivi di utili” ha detto Richard Skaggs, strategist azionario senior di Loomis Sayles. Le azioni a capitalizzazione elevata, come quelle a capitalizzazione più bassa, possono essere pronte a trarre benefici dai cambiamenti politici e questo allargamento della leadership nel mercato azionario dovrebbe essere un elemento positivo per tutti”.

Per ora però ad avvantaggiarsi di questo trend sono state soprattutto le società a piccola capitalizzazione, le cosiddette small cap: dopo le presidenziali Usa, l’indice Russell 2000, principale riferimento per le società a piccola capitalizzazione, non ha mai smesso di correre al rialzo riportandosi sui massimi storici, sopra i 1.300 punti. Il rally delle small cap americane ha fatto ripartire anche le quotazioni dei fondi specializzati che investono in società a piccola e media capitalizzazione americane, ma non solo.

La corsa delle piccole società è cominciata in Giappone e anche in Europa, Italia compresa dove le small cap possono avvantaggiarsi dell’arrivo dei Piani individuali di risparmio (PIR) che secondo i calcoli dovrebbero muovere fino a 18 miliardi di euro in nuovi investimenti sulle PMI italiane fino al 2020. Secondo un’analisi di Equita Sim l’impatto più evidente si dovrebbe vedere sulle mid-small cap, con acquisti cumulati nei primi tre anni dal debutto dei PIR di 4,4 miliardi di euro.

IDEE DI INVESTIMENTO

“Small is beautiful” era il titolo del manuale dell’economista inglese Ernst Friedrich Schumacher datato 1973. Schumacher per primo espose l’inefficienza delle grandi imprese anticipò quello che oggi viene definito disruption, ovvero il processo di continua distruzione e creazione che il digitale e la sostenibilità impongono alle imprese. Il periodo faticoso di Blackberry, Yahoo! e Twitter ci ricordano che le aziende possono scomparire se il modello non vanno più. Il processo di distruzione creativa evidenziato da Schumpeter è ancora in azione. E sta accelerando. Lo dimostra un recente studio di McKinsey che ha evidenziato come la durata della vita media delle società a maggiore capitalizzazione racchiuse nell’indice S&P 500 era di 61 anni nel 1958. Oggi, è meno di 18 anni. McKinsey ritiene che entro il 2027, il 75% delle aziende attualmente quotate sullo S&P 500 sarà scomparsa. Saranno comprate, fuse, o in bancarotta come Enron e Lehman Brothers. Perché le grandi aziende scompaiono? Per McKinsey proprio a causa della grandezza perdono più tempo a gestire se stesse che il cliente. Per questo piccolo, che in America significa aziende con una capitalizzazione tra 500 milioni e 1 miliardo di dollaro, sarà sempre di più bello.

Nelle tabelle i migliori fondi azionari per rendimento a un anno specializzati in small e mid cap in America, Globali, Europa e i Fondi azionari Italia che hanno la maggiore percentuale di small cap in portafoglio.

 

I migliori azionari Usa small cap

ProdottoRendimento 1y
Legg Mason RY US Sm Cp Opp A USD Inc A52,81%
RBC Fds (Lux) US Small Cap Equity O Acc45,93%
Parvest Equity USA Small Cap C C43,14%
Legg Mason RY US Smlr Coms A Inc (A) $42,74%
Nordea 1 - North American Sm Cap BP EUR41,15%
Nella tabella, i migliori fondi per rendimento a un anno che investono in società a piccola e media capitalizzazione quotate sul mercato americano. Fonte: Morningstar Direct.

I migliori azionari Globali small cap

ProdottoRendimento 1y
Kempen (Lux) Global Small-cap I € Acc40,01%
Templeton Global Smaller Companies Fund Classe A (dis)30,01%
GS Glbl Sm Cap Core Eq Base28,23%
Wellington Glbl Perspectives S Unh$27,33%
AXA Rosenberg Glbl Sm Cp Alpha A USD27,02%
Nella tabella, i migliori fondi per rendimento a un anno che investono in società a piccola e media capitalizzazione su tutti i mercati mondiali. Fonte: Morningstar Direct.

I migliori azionari Europa small cap

ProdottoRendimento 1y
Echiquier Entrepreneurs26,49%
Hermes Linder Fund A26,46%
Henderson Horizon PanEur Smr Cms A2€Acc18,71%
Raiffeisen Azionario Europa Smallcap (r)17,65%
AXA WF Frm Europe Microcap F-C EUR17,61%
Nella tabella, i migliori fondi per rendimento a un anno che investono in società a piccola e media capitalizzazione quotate sul mercato europeo. Fonte: Morningstar Direct.

Gli azionari Italia che investono di più in small cap

ProdottoQuota small capRendimento 1y
Eurizon Azioni Pmi Italia40,44%7,75%
Symphonia Azionario Small Cap Italia38,02%19,91%
Arca Economia Reale Equity Italia I32,14%13,58%
Fondersel Pmi23,16%3,96%
Oyster Italian Value Eur C EUR PR20,06%12,71%
Nella tabella, i fondi azionari Italia che hanno una percentuale rilevante di small cap in portafoglio. Fonte: Morningstar Direct

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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