Nessun cinese tra i primi dieci. Il verdetto della classifica degli uomini più ricchi del mondo pubblicato come ogni anno dalla rivista Forbes non lascia spazio a dubbi: il Dragone non è da Top ten individuale, in compenso però si piazza al secondo posto per numero di miliardari. Su 1.800 Paperoni – di cui solo 190 sono donne – nel mondo sono ben 251 i cinesi, contro i 540 degli Stati Uniti e i 120 della Germania che si piazza la terzo posto. In testa c’è sempre Bill Gates, fondatore di Microsoft, seguito da Amancio Ortega, il presidente della catena dei negozi di abbigliamento Zara, e Warren Buffet, l’oracolo di Omaha.

Il primo cinese in classifica è diciottesimo. Si tratta di Wang Jianlin, imprenditore e filantropo, proprietario del gruppo Dalian Wanda con interessi nel settore del turismo, dell’edilizia e dell’intrattenimento e una ricchezza stimata in 24,2 miliardi di dollari nel 2015. Ma il bilancio sarebbe stato superiore senza il crollo di Borsa dell’agosto scorso. Jianlin, che è il primo cinese ad entrare tra i primi venti di Forbes, ha perso nel crack estivo ben 3,6 miliardi di dollari in una sola giornata. Il miliardario cinese nei mesi scorsi è diventato noto anche in Italia prima perchè si è interessato al comprare una parte delle quote del Milan, poi perchè ha acquistato Infront, la società che gestisce tra l’altro i diritti della seria A.

Ma per la Cina Jianlin non è il prototipo del nuovo ricco. La ragione? Non ha interessi nella tecnologia, ed è su questo settore che anche la Cina punta per il futuro e su cui puntano anche le grandi banche d’affari come Goldman Sachs e Credit Suisse a caccia di nuovi clienti.
Non a caso, quattro delle dieci persone più ricche hanno fatto fortuna nell’ambito delle tecnologie: in totale Forbes ne ha contato 159, per un totale di 818 miliardi di dollari. Oltre al fondatore di Microsoft, Bill Gates, che si è aggiudicato il primo posto, ci sono il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, e quello di Facebook, Mark Zuckerberg, rispettivamente al quinto e al sesto posto, con un totale di circa 90 miliardi in due.

Wang Feng, 46 anni, presidente, ceo e cofondatore di LineKong Interactive Group, società che sviluppa giochi digitali anche per il mobile e vale circa 194 milioni di dollari è il prototipo del nuovo milionario cinese che costruendo la sua fortuna fa anche quella di altri imprenditori tecnologici. La prova? Cinque anni fa Wang Feng che è anche fondatore del fondo Geek Capital ha raccolto 300 milioni di yuan (circa 45,7 milioni di dollari) e ha investito in più di 60 aziende. L’anno scorso insieme al socio, Zhang Xiaowei, un ex dirigente di Huawei Technologies, ha raccolto altri 60 milioni di dollari da venture capitalist per lanciare con la sue azienda una consolle che faccia concorrenza a Microsoft Xbox e PlayStation di Sony in Cina.

Sull’ascesa di Wang Feng centinaia di piccoli imprenditori della tecnologia hanno costruito patrimoni e ricchezze da un milione di dollari in su. È vero, l’economia è in rallentamento con la crescita economica della Cina che è scesa al 6,8% nell’ultimo trimestre del 2015, trascinando la crescita annuale al livello più basso in 25 anni (+6,9%), le turbolenze di Borsa quest’anno hanno spaventato gli investitori globali e ci sono segni di raffreddamento dell’entusiasmo verso le start-up tecnologiche cinesi soprattutto per la difficoltà della valutazione. Tuttavia, i grandi investitori con un orizzonte temporale più lungo guardano al settore tecnologico cinese con un ottimismo senza limiti.

La ragione è semplice: gli imprenditori della tecnologia sono i più ricchi tra i cinesi. Biotecnologie, energie rinnovabili, servizi per il web sono i settori che continuano a crescere in Cina. La prova è che il secondo uomo più danaroso del Dragone è Jack Ma, fondatore del gruppo Alibaba, una sorta di mashup tra eBay e Amazon con 22,7 miliardi di ricchezza stimata. Seguono poi Li Hejun, presidente della società di energia solare Hanergy (21,1 miliardi), Ma Huateng, presidente del gigante Internet Tencent (16,1 miliardi), Robin Li, ceo del motore di ricerca Baidu, il Google cinese, (15,3 miliardi). Basterà l’innovazione a sostenere la crescita del Paese?

Note

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