Il report di Deutsche Bank Innovation, Jobs and Inflation: Lessons from 250 Years of Disruption analizza l’impatto delle grandi innovazioni tecnologiche sull’economia nel lungo periodo, mettendo a confronto oltre due secoli di trasformazioni, dalla rivoluzione industriale fino all’intelligenza artificiale. L’obiettivo è capire come innovazione, occupazione e inflazione interagiscono tra loro. Un tema centrale per chi investe: ogni nuova ondata tecnologica genera opportunità, ma anche timori ricorrenti su lavoro, salari e prezzi. La storia, però, offre indicazioni preziose per leggere il presente e orientare le scelte di investimento.

Innovazione e lavoro

L’analisi storica mostra un dato chiave: le grandi innovazioni non hanno mai distrutto l’occupazione nel lungo periodo. Dalla rivoluzione industriale alla diffusione di Internet, la tecnologia ha trasformato il lavoro, non eliminato. I posti si sono spostati tra settori: dall’agricoltura all’industria, fino ai servizi avanzati. Il grafico sull’occupazione negli Stati Uniti dal 1850 evidenzia chiaramente questa evoluzione strutturale. Inoltre, i picchi di disoccupazione sono quasi sempre legati a recessioni e shock macroeconomici, non all’innovazione tecnologica in sé. Anche osservando oltre due secoli di dati (come nel caso del Regno Unito dal 1755), non emerge una relazione diretta tra nuove tecnologie e aumento duraturo della disoccupazione.

Cosa significa per l’intelligenza artificiale? La lezione della storia suggerisce che l’IA porterà probabilmente a una riallocazione del lavoro, non a una distruzione netta. Esattamente come accaduto con la produzione di massa o l’automazione industriale.

I benefici economici

Se l’occupazione nel lungo periodo regge, più complesso è il tema della distribuzione dei benefici. Durante la prima rivoluzione industriale si verificò il cosiddetto Engels’ pause: per decenni la produttività crebbe più rapidamente dei salari, generando tensioni sociali. Lo stesso rischio potrebbe emergere oggi con l’intelligenza artificiale. In particolare:

  • aumento della produttività
  • crescita dei profitti
  • ma benefici per il lavoro non immediati

Questo squilibrio può tradursi in instabilità politica e sociale. Per gli investitori è un punto cruciale: la tecnologia crea valore, ma non sempre lo distribuisce in modo uniforme nel breve periodo.

La rivoluzione dell’IA

Rispetto al passato, però, c’è una differenza fondamentale: il contesto politico. Oggi la maggioranza della popolazione partecipa al processo democratico. Questo implica che eventuali effetti negativi su occupazione e redditi potrebbero generare:

  • pressioni per regolamentare l’AI
  • politiche redistributive
  • rafforzamento del welfare

Il report evidenzia anche un altro elemento: il peso crescente delle nuove generazioni nell’elettorato. Nei Paesi avanzati, Millennials e Gen Z stanno diventando decisivi, e potrebbero spingere per politiche più protettive se percepissero di essere penalizzati dalla tecnologia. Per i mercati, questo significa che l’impatto dell’AI non sarà solo economico, ma anche politico.

Innovazione e inflazione

Un altro mito che il report mette in discussione è quello secondo cui l’innovazione sarebbe automaticamente deflazionistica. La storia dimostra il contrario. Nonostante secoli di progresso tecnologico, l’inflazione è stata determinata soprattutto da:

  • politiche monetarie
  • politiche fiscali
  • regimi monetari

Un esempio emblematico sono i prezzi dei computer sono crollati negli ultimi decenni, ma l’inflazione complessiva non è diminuita in modo proporzionale. Anche nel caso dell’intelligenza artificiale, sì, alcuni costi potrebbero scendere, ma la dinamica generale dei prezzi dipenderà soprattutto dalle decisioni delle banche centrali e dei governi. Per chi investe, il messaggio è chiaro: non basta guardare alla tecnologia per prevedere l’inflazione.

Le conseguenze per chi investe

Cosa può imparare un investitore da 250 anni di innovazione?

  1. Guardare oltre il rumore di breve periodo. Ogni rivoluzione tecnologica genera paure. Storicamente, però, l’economia si adatta.
  2. Diversificazione tematica. Le innovazioni non premiano solo i “campioni tecnologici”, ma anche settori collegati e nuove filiere.
  3. Attenzione alla distribuzione dei benefici. Fasi di forte innovazione possono aumentare le disuguaglianze e generare volatilità politica.
  4. Inflazione = politica, non tecnologia. Le decisioni di banche centrali e governi restano il driver principale.
  5. Investire nel lungo periodo. Le grandi trasformazioni richiedono tempo per dispiegare i loro effetti. I fondi comuni permettono di cogliere queste tendenze con un approccio graduale e diversificato.

IDEE DI INVESTIMENTO

La storia insegna che innovazione, occupazione e inflazione sono legate, ma non nel modo intuitivo che spesso immaginiamo. Per chi investe, comprendere queste dinamiche è fondamentale per navigare le trasformazioni in corso senza farsi guidare solo dalle paure del momento.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

Competenze:
Giornalista segue da oltre 20 anni le dinamiche del mercato del risparmio gestito, della consulenza finanziaria e dei protagonisti del mondo degli investimenti. Per Online SIM scrive di scenari e storie di mercato, megatrend e idee di investimento, educazione finanziaria.

Esperienza:
É stata caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vicecaporedattore di Panorama Economy (Gruppo Mondadori).
Nel 2015, dopo la lunga carriera nella carta stampata economica, è passata alla comunicazione come responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content occupandosi di progetti editoriali in diversi settori (risparmio, finanza, assicurazioni).
Dal 2015 cura la redazione dei contenuti del Blog di Online SIM, che oggi conta oltre 1200 articoli.

Formazione:
Ha una laurea in lingue e letterature straniere e una specializzazione in giornalismo.

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