Nella selezione della corretta asset allocation di portafoglio per il 2021 ci sono alcuni importanti eventi di carattere politico e macroeconomico che hanno un impatto diretto sulle scelte di investimento e accendono o spengono fasi di rischio. La gestione delle diverse fasi del rischio determina le scelte di investimento e porta ad alternare le asset class in portafoglio. Vediamo quali sono i principali rischi da gestire nel 2021.

La ripresa sarà lenta e irregolare a causa del virus

La durata dell’epidemia è il principale fattore di rischio del 2021 perché la forma di ripresa che l’economia globale avrà dipenderà dalla fine certa della pandemia.

Secondo l’analisi di Amundi, definire la forma della ripresa (a V, U o K) può essere fuorviante. Le attese sono per una crescita incostante nel breve periodo e per una ripresa lenta, irregolare e a più velocità, a seconda del Paese e del settore nel medio periodo. La disponibilità di un vaccino è un fattore di svolta ed una notizia davvero incoraggiante, anche se il suo sviluppo tecnico e la consegna su vasta scala richiederanno tempo. Per i gestori di Amundi, la ripresa lenta determina una deglobalizzazione bilanciata dell’economia con quota relativamente più grande del ciclo economico che arriva dalla domanda interna. Questo significa che gli scambi commerciali a livello globale rimarranno deboli e disomogenei. Di conseguenza, i cicli economici saranno più decorrelati e questo implica un aumento delle divergenze tra Paesi e settori.

L’impegno fiscale deve essere calibrato

L’impatto della politica monetaria sull’economia resta fondamentale ma da solo non basta.

Secondo l’analisi di Axa Investment Managers, la politica monetaria è un facilitatore della politica fiscale che è fondamentale per la ripresa. La politica fiscale resterà indubbiamente accomodante nel 2021 negli Stati Uniti e in Europa, tuttavia c’è incertezza sulla portata degli interventi.

Negli Stati Uniti, in particolare se i Democratici vincessero i due ballottaggi per il Senato il 5 gennaio 2021, attuerebbero il loro piano di stimoli fiscali per il 10% del Pil. Altrimenti dovrebbero trovare un compromesso coi Repubblicani che restano fermi al limite di 500 miliardi di dollari (ovvero il 2,5% del Pil).

In Europa, il patto Next Generation EU dovrebbe consentire un notevole supporto fiscale e contribuire a prolungare la ripresa nel 2022 ma le difficoltà politiche non mancano – non sappiamo ancora se si troverà un’intesa con Ungheria e Polonia per sbloccare il bilancio UE – e, in generale, alcuni governi europei sembrano ancora cauti in merito alla portata del sostegno fiscale, tranne la Germania che sta sfruttando bene il suo ampio spazio di manovra.

Alla fine del 2021 potremmo assistere alla ripresa della volatilità quando i mercati si interrogheranno sulla politica della BCE, dopo la chiusura del piano di acquisti d’emergenza.

L’incognita della nuova America di Biden

L’agenda del nuovo presidente americano Joe Biden determinerà uno spostamento degli equilibri politici globali.

Secondo l’analisi di Schroders, le attese sono per uno spostamento verso valori liberali: maggiore uguaglianza, salari minimi più alti, migliore supporto sociale soprattutto in ambito sanitario e un piano di rilancio della politica ambientale.

Alcune di queste iniziative politiche potrebbero, se attuate, avere un impatto significativo sulle prospettive dell’economia statunitense. Ad esempio, controlli più severi sui prezzi dei farmaci potrebbero influenzare in modo significativo il settore sanitario statunitense, mentre l’introduzione di un salario minimo obbligatorio a 15 dollari avrebbe un forte impatto su tutte le aree del settore dei servizi.

Dopo l’indagine del Dipartimento di Giustizia su Google, annunciata alla fine dell’estate 2020, c’è attesa su quanto Biden intende essere severo con le grandi piattaforme Internet perché l’impatto sul settore tecnologico sarà importante.

Su fronte estero, Biden ha già dichiarato che non cambierà atteggiamento nei confronti della Cina, mantenendo la politica dei dazi inaugurata da Trump. Ma certamente le relazioni con l’Europa miglioreranno.

L’incognita Europa tra post Merkel e Brexit

Anche per l’Europa il 2021 sarà un anno cruciale per capire quale direzione prenderà la politica.

Le elezioni tedesche in autunno 2021 vedranno l’addio di Angela Merkel dopo 16 anni di governo e la successione è ancora in alto mare. Chi si siederà alla guida della Germania sarà determinante anche per stabilire un nuovo assetto di relazioni tra Unione europea e Regno Unito per effetto di Brexit.

Secondo l’analsi di Columbia Threadneedle Investments, l’Europa vanta un gran numero di aziende solide con marchi validi, competitive a livello globale e che possono contare su un eccellente potere di prezzo e su un’ottima gestione. Gli utili dovrebbero recuperare terreno e le società che hanno retto alla crisi e che sono state ipervendute nel 2020 dovrebbero registrare un rimbalzo. Alcune aziende non sopravviveranno o saranno penalizzate dalla crisi.

La Brexit potrebbe danneggiare notevolmente le imprese sia europee sia britanniche. Un’uscita senza accordo è ancora possibile ma appare più probabile un accordo “di base”, in quanto la buona volontà di entrambe le parti dovrebbe assicurare il raggiungimento di un’intesa. Tuttavia la complessità delle catene di produzione e delle operazioni continua a far temere potenziali destabilizzazioni.

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Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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