Esistono argomenti che diamo per scontati, quasi fossero certezze inamovibili della nostra esistenza. Tra i tanti, la genesi delle banconote, è forse ancor oggi quello maggiormente avvolto dal mistero. Considerando che la moneta fu introdotta in Lydia nel VI Secolo A.C. ci si aspetterebbe che l’uso di quelle cartacee, sia anch’essa un’invenzione antica. Invece non è così! Le prime banconote furono usate dai cinesi più di mille anni dopo, durante la dinastia Tang tra il 618 e il 907 D.C.; si trattava di sottili fogli di carta di riso che rappresentavano il controvalore di monetine di rame. Erano sì facili da trasportare ma muovevano poca ricchezza e furono destinate ad essere una parentesi nella storia. Marco Polo ne aveva parlato ne Il Milione e cercò di introdurle a Venezia, ma fu osteggiato a tal punto da lasciar perdere quel bizzarro progetto.

Chi mai avrebbe accettato dei pezzi di carta al posto dell’oro e dell’argento? Bisognerà quindi attendere diversi secoli prima che qualcuno riesca in questa incredibile impresa. Se le banche furono un invenzione dei Genovesi, notoriamente attaccati ai soldi, chi attuò quindi una tale rivoluzione? Chi se non qualcun’altro ancor più smanioso di denaro? Probabilmente starete pensando ai Fiorentini, oppure ai Veneziani ravvedutisi tardivamente. Forse agli Ebrei allora. Invece no! Stiamo parlando di John Law, un nobile Scozzese capace di rivoluzionare le leggi dell’economia a partire dagli inizi del XVIII secolo. Nato a Edimburgo nel 1671, ebbe una vita degna di un romanzo di Emilio Salgari, costellata di colpi di scena e continui capovolgimenti di fronte. I secoli a cavallo tra il ‘500 ed il ‘700, furono funestati da continue guerre di religione, a causa dello scisma protestante e questa innovazione si rivelerà il crocevia fondamentale per la futura rivoluzione industriale.

Tornando alla nostra storia, a 21 anni Law decise di trasferirsi a Londra, sostenuto dalla fortuna ereditata dal padre, ricco orafo di Edimburgo. John era una ragazzo intelligente e dotato di grande preparazione matematico-statistica. Purtroppo però, utilizzò questi talenti in malo modo. Ricchezza e fascino lo spinsero nelle pericolosa spirale del gioco d’azzardo e della mondanità. Forse proprio per una partita in cui barò, o più probabilmente per una storia di donne, nel 1694 sfidò a duello uno scavezzacollo dell’epoca, un certo Edward Wilson. Vinse, uccidendo il suo avversario, rampollo di una importante famiglia vicina alla Corona. Per questo fu imprigionato e successivamente condannato al patibolo.

La storia sarebbe stata ben diversa se non avesse avuto amicizie influenti, soprattutto tra le giovani concubine del sovrano. Grazie all’aiuto di una di queste, amante del Re, riuscì a evadere ed imbarcarsi alla volta dell’Olanda. Dal giorno della sua fuga, Law iniziò un pellegrinaggio tra le corti europee: Amsterdam, Vienna, Torino, Venezia per poi ritornare in Scozia. Intuì che la disponibilità di moneta metallica dipendeva esclusivamente dalle riserve d’oro in mano ai vari Sovrani, e non dalla mancanza di spirito imprenditoriale delle persone per creare business. Senza macchinari moderni per l’estrazione dei metalli preziosi, l’unica possibilità di emettere nuove monete era rubarle ai nemici tramite la guerra! Qualcuno nel medioevo aveva già pensato di stampare monete cartacee, ma sempre ancorate a depositi equivalenti di metallo pregiato.

Il vero colpo di genio di John Law, fu l’intuizione della moneta fiduciaria, svincolata dall’equivalente in oro e argento. Grazie appunto alla fiducia nell’emittente, poteva essere stampata attraverso il meccanismo della riserva frazionaria. In altre parole con la garanzia del valore dei terreni dello Stato, per ogni moneta d’oro messa da parte, si potevano stampare 8, 9, 10 o anche più banconote, creando dal nulla un’immensa ricchezza. Il primo effetto leva della storia per intenderci. Finalmente nel 1715, Law approda in Francia da Louis Philippe d’Orléans, di mentalità brillante ed artistica. Il Duca era il reggente di Francia a seguito della minore età del legittimo erede al trono Luigi XV. Quelle idee trovarono presto applicazione soprattutto per i debiti lasciati dal Re Sole, e John Law fu nominato Ministro delle Finanze.

Nel 1716 fondò la Banque Generale con l’intento di emettere cartamoneta basata sul valore della terra. Il Duca, i nobili ed i prelati sarebbero stati i primi beneficiari, essendo loro i grandi latifondisti. Peccato che invece di usare le disponibilità dei territori francesi, Filippo d’Orleans ebbe la brillante idea di legare le nuove banconote, alle future scoperte in America. La Louisiana, possedimento francese d’oltreoceano intitolato a Luigi XIV, era un territorio che da New Orleans risaliva fino in Canada. Sfortunatamente qui, oltre a paludi e zanzare non c’erano grandi ricchezze facilmente sfruttabili. Comunque fra il 1718 ed il 1720, vennero emesse a ciclo continuo nuove serie di banconote legate tra loro come in un rapporto di parentela madre, figlio, nipote. In un biennio il loro valore passò da 500 allo strabiliante livello di 10.000 Lire Tornesi.

Purtroppo le cose non andarono esattamente come si era immaginato il buon Law, soprattutto per le ingerenze di Filippo d’Orleans. Improvvisamente il meccanismo si inceppò e il fallimento fu clamoroso, per la speculazione che ne risultò con il relativo scoppio nel 1720 dell’intero sistema. John fu costretto a fuggire nottetempo dalla Francia, portando con se solo i suoi più stretti effetti personali. Le sue idee furono comunque rivoluzionarie, e a partire dalla seconda metà del settecento si svilupparono in tutta Europa e nei neonati Stati Uniti d’America. Vennero fondate le principali Banche Centrali di emissione del Mondo che stamparono banconote a più non posso.

Nonostante le maldicenze fatte circolare da Filippo d’Orleans che necessitava di un capro espiatorio, John Law era un galantuomo, che credette fino in fondo al suo progetto, e che, anche all’apice del successo, rimase un sognatore. Non cercò mai di arricchirsi personalmente in modo illecito e reinvestì tutti i suoi guadagni in proprietà e opere d’arte finendo la sua vita tra le calli di Venezia. Ma la cosa più incredibile di tutte è pensare che fosse un banchiere.

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