I mercati non credono più ai cinesi e basta un calo dell’indice manufatturiero a far tremare i listini. Ma soprattutto gli operatori sono delusi dalla Federal Reserve, la banca centrale americana, che continua ad allungare i tempi di un rialzo dei tassi d’interesse: tutti lo davano per scontato per settembre, adesso le convinzioni degli operarori vacillano. È questa l’estrema sintesi del lunedì nero dei listini che è partito con il più grande ribasso da otto anni a questa parte in Cina: l’indice Msci Asia Pacific ha lasciato sul terreno il 27 luglio più di un punto, Shanghai è crollata dell’8,48% e Hong Kong segue a -3,1%. E America ed Europa hanno seguito con ribassi vistosi, in media del 2%.

Ma che succede davvero in Cina? Il timore è che le misure misure anti-scoppio della bolla volute dal governo, da sole non bastino a dare fiato all’economia. Ma da tempo i gestori avevavo messo in conto un rallentamento dell’economia che per ragioni fiosiologiche sarebbe arrivato: l’analisi di Joep Huntjens di NN Investment Partners è stata chiara: «È tempo di nervi saldi». Non è una sorpresa che prima o poi la fuga degli investitori sarebbe ripresa. Per Chia-Liang Lian, manager del gruppo Legg Mason, non è più possibile ignorare i rischi che una prolungata contrazione dei prezzi azionari può avere sulla crescita del Pil cinese nella seconda metà dell’anno, alimentando episodi speculativi che amplificano la volatilità dei mercati e rendono più arduo il percorso di stabilizzazione intrapreso dalle autorità cinesi.
Insomma, la bolla che fino a ieri non faceva paura ai gestori, comincia adesso a fare tremare. Ma difendersi è possibile. Come ha fatto il Governo di Pechino che ha messo in atto una serie di misure per arginare la caduta ed evitare lo scoppio di una bolla, ma non mettono al riparo dalle turbolenze. Ecco i punti chiave:

• Il governo ha vietato agli investitori che hanno più del 5% del pacchetto di una società di vendere titoli per i prossimi sei mesi.
• Numerose agenzie d’intermediazione così come gestori di fondi sono stati mbilitati per acquisire azioni per il valore di miliardi di dollari.
• Il governo ha raccomandato alle maggiori aziende di Stato (SOE) di non vendere azioni e di acquistarne il più possibile per salvaguardare la stabilità del mercato.

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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