Continua a prevalere una fase di incertezza caratterizzata da abbondante volatilità sui mercati globali, dovuta principalmente ad una serie di dati macroeconomici altalenanti ed al permanere di condizioni di instabilità su svariati fronti. Dal caso Grecia in Europa, ai nuovi dubbi sulla Cina, dal possibile rialzo tassi della Fed alle conseguenti difficoltà dei Paesi emergenti, gli elementi controversi sono numerosi.
Sul fronte asiatico, il recente dato trimestrale di crescita del PIL cinese pari a +7,0%, pari a quello del trimestre precedente ed alla guidance di inizio anno, ha destato tra i professionisti alcune perplessità sulla possibile sua incoerenza. Al contrario degli ultimi anni, infatti, la crescita dell’economia cinese pare non essere accompagnata da una conseguente crescita del consumo di energia elettrica (+1,2% nel primo semestre 2015) e del livello dei ricavi. I mercati restano tra il 25%-30% al di sotto dei massimi di inizio giugno confermando le possibili sorprese. Le autorità cinesi come di consueto agiscono in maniera incisiva, come con la svalutazione della moneta del 2% appena attuata in risposta al calo delle esportazioni.

I dubbi sull’effettiva crescita della prima economia al mondo per importazioni di materie prime ha creato ulteriore instabilità anche per le principali commodities. Il petrolio greggio ha subito pesanti ribassi durante la scorsa settimana raggiungendo il livello soglia di 44 dollari al barile che rappresenta un forte supporto già testato nel marzo scorso.
Un eventuale suo cedimento, potrebbe comportare una nuova ondata di ribassi. Stessa sorte è toccata ai principali metalli di produzione con il rame crollato di oltre il 20% negli ultimi tre mesi.

Buoni, invece, i dati macroeconomici USA del mercato del lavoro, con la disoccupazione al 5,3% e conseguente obiettivo di piena occupazione raggiunto. L’inaspettato rinvio Fed del rialzo dei tassi è dipeso dalla crescita del Pil del secondo trimestre sotto le attese, al 2,3%, sebbene in grande miglioramento rispetto al primo periodo dell’anno. La prossima riunione nel mese di Settembre potrebbe essere l’occasione, per la Yellen, dell’annuncio di un primo rialzo.
Lo S&P 500, stabile in area 2100 punti, sembrerebbe ancora una volta uno degli indici più solidi, almeno fino alla prossima riunione della Fed.

Nel vecchio Continente, passata la paura per un’immediata Grexit, lo scenario rimane instabile, appeso alla possibilità di un accordo ponte temporaneo, per l’ennesima volta non definitivo, nel caso non si dovesse arrivare ad un accordo totale. La caduta del Pil Greco a -2,3% e la crescita del debito proiettato verso il 180%, oltre che l’inevitabile crollo del Pil russo al -4,6%, sono dati in parziale controtendenza rispetto alle ultime stime dell’OCSE, con il super indice che conferma il consolidamento della crescita della zona euro con Italia e Francia davanti a tutti, rispettivamente a 100,9 e 100,8 (fatta 100 la crescita di lungo periodo). L’indice europeo (Eurostoxx50) dopo aver recuperato vigore si attesta poco sotto i 3700 punti, livello resistenziale di particolare importanza.

Sul fronte valutario, infine, l’euro/dollaro resta in area 1,10, all’interno della fascia di oscillazione ormai valida da mesi e che indica l’assenza di rilevanti mutamenti strutturali. Dal punto di vista tecnico un allungo ribassista potrebbe avvenire solo alla rottura di 1.08, con target a 1.05, minimo degli ultimi 12 anni.

Idee di investimento

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Note

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Autore

Luca Lodi

Luca Lodi

Head of R&D di FIDA, Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca-sviluppo e formazione del gruppo (FIDAmind). Sviluppa metodologie quantitative per l'analisi di portafoglio, di strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti ha collaborato con ADB S.p.A occupandosi della gestione del settore Banche Dati e dell’Uffico Studi. Giornalista pubblicista collabora con testate editoriali.

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