L’industria della musica contro YouTube che secondo la star mondiali paga troppo poco in royalty: nonostante il miliardo di clienti, la piattaforma video di Google produce meno reddito dell’industria di nicchia dei dischi in vinile. La guerra dei cantanti è arrivata sul tavolo del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che in questi giorni è in tutt’altre faccende affacendato, ma si è visto recapitare una lettera con in calce la firma di oltre un centinaio di star tra cui gli Abba, i Coldplay e Lady Gaga. L’attacco è arrivato in coincidenza del rinnovo del contratto di licenza tra le maggiori case discografiche e il sito. E, ovviamente, non c’è solo il mercato europeo da difendere. All’inizio di giugno, infatti, era già partita la richiesta dei cantanti al Governo americano per rivedere il Digital Millennium Copyright Act, la legge del 1998 che consente a siti come YouTube di avere il copyright del materiale pubblicato dagli utenti e rende molto difficile rimuovere i contenuti non autorizzati. La legge approvata da Bill Clinton, adesso è considerata datata perché consente quella che secondo l’industria musicale è una nuova forma di pirateria legale.
YouTube si è difesa sottolineando che le misure per la tutela del copyright funzionano come dovrebbero e che la piattaforma ha versato nelle casse dell’industria musicale circa 3 miliardi di dollari. Ma le Major come Universal Music e Sony non ci stanno. Soprattutto adesso che il mercato delle vendite discografiche è ha avuto la crescita più alta da 20 anni a questa parte e soprattutto adesso che il 45% del mercato musicale è rappresentato dal digitale, secondo il report della Federazione internazionale dell’industria fonografica (IFPI) che associa oltre 1300 case discografiche, incluse le indipendenti. I ricavi della musica sono aumentati del 3,2% a 15 miliardi di dollari nel 2015 e le vendite digitali di musica hanno superato le vendite fisiche per la prima volta grazie ai servizi di streaming della società svedese Spotify, che ha chiuso il 2015 con ricavi record a 1,9 miliardi di dollari e ha distribuito 1,6 miliardi di dollari in royalties e ha 30 milioni di abbonati, e di Apple Music, che conta su 13 milioni di abbonati e genera in media 65 milioni di dollari di ricavi al mese.
Per IFPI alle case discografiche da parte delle piattaforme streaming è congruo, mentre quello di You Tube è insufficiente: nel report si calcola che la royalty media versata da Spotify è di 18 dollari a utente, mentre quella di You Tube è di 1 dollaro a utente.

 

YouTube, Twitter, Facebook: il video è streaming

Eppure il matrimonio tra musica e digitale sembra un affare per tutti. Nella partita dello streaming musicale vuole entrare anche Amazon che con Prime Music offre già alcuni servizi e starebbe corteggiando le major per siglare accordi su misura. E perfino Uber ha messo un piede nel business siglando un accordo di esclusiva con Pandora: la piattaforma americana pioniera della musica online e concorrente di Spotify, quotata al Nasdaq e non presente in Europa, farà salire la musica online sui taxi. Sono tanti i cantanti che hanno un loro canale You Tube che usano come strumento di marketing per il lancio di nuovi Ep, o per la promozione di eventi e Tour, con esclusive che Apple Music, per esempio, vuole far diventare degli eventi simili a quelli che il canale tv Mtv organizzava negli anni ’90. Ma l’industria della musica resta critica, mettendo in evidenza che le royalty non hanno mantenuto il passo con la popolarità del servizio che nessuno discute. Tanto che ormai le piattaforme video funzionano anche da talent scout. Sono tanti anche i cantanti che sono nati in Rete, diventando prima delle star di YouTube e poi dei blockbuster discografici. Qualche nome? Justin Bieber e Sean Mendes all’estero e il duo Benji & Fede in Italia, per esempio.
E mentre il mercato musicale combatte la sua battaglia sui diritti, le piattaforme digitali sono già pronte a darsi battaglia su un nuovo terreno dove la musica è solo una delle protagoniste. Si tratta dei video in streaming, in diretta, lanciati da Twitter con Periscope e da Facebook, e su cui Google non poteva starsene con le mani in mano. Sarà proprio YouTube ad aggiungere questo servizio e gli aspiranti o affermati YouTuber potranno riprendersi in diretta tramite smartphone, mentre finora c’era bisogno di postazioni statiche. La novità è in fase di rilascio, e per il momento avrà ha accesso solo una cerchia ristretta di videomaker. Presto, però, le dirette da smartphone su YouTube potranno essere utilizzate anche dalla maggioranza degli utenti che potranno riprendere qualsiasi cosa e metterla subito online. E c’è da scommettere che la musica farà la parte del leone dal momento che in questa battaglia dello streaming è il contenuto più ambito. La prova? Sul fronte dei contenuti Twitter ha deciso di rafforzarsi proprio in quel settore investendo 70 milioni di dollari nella piattaforma tedesca SoundCloud che consente a chiunque di caricare podcast e brani e condividerli in Rete.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Per dimenticare Brexit, i gestori attivi puntanto su due settori che sono in grado di generare le tendenze del futuro: healthcare e tecnologia. La nuova frontiera dello streaming, non solo musicale, è il terreno su cui le aziende delle tecnologia si stanno combattendo adesso a caccia di nuovi ricavi e per seguire questa tendenza la scelta migliore sono i fondi azionari tecnologia Il settore tecnologia e innovazione da inzio anno ha sofferto più di altri la volatilità soprattutto per la discesa di colossi hi-tech americani come Apple. La stagione delle trimestrali americane appena conclusa ha incoronato proprio il settore tecnologico come quello dominante seguito dai beni di consumo e il comparto è ripartito in Borsa da inizio maggio. E in media i migliori fondi azionari tecnologia da inizio anno hanno subito perdite inferiori allo 0,5%.

Note

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