L’oro viaggia stabilmente sotto i 1.100 dollari all’oncia, ai minimi da 5 anni, e continua a scendere. Il petrolio è in caduta a quota 45 dollari al barile. Non è una bella estate per le commodities, le materie prime beni rifugio per eccellenza. E non è finita. Un sondaggio dell’agenzia Bloomberg, che ha ascoltato il parere dei principali operatori mondiali, ha rivelato come la maggioranza degli analisti si aspetta che la discesa del metallo giallo continui: potrebbe scendere fino a 984 dollari all’oncia entro gennaio 2016. Quali sono le ragioni di questi ribassi? Jeffrey Currie, head of commodities research di Goldman Sachs una spiegazione l’aveva già trovata alcuni mesi fa, almeno sul metallo giallo. Aveva predetto il crollo dell’Oro a ridosso dei livelli attuali nel 2013 e non esita a confermare la sua teoria suggerendo la concreta possibilità di un ulteriore crollo dei prezzi del metallo giallo, mentre sul petrolio è più ottimista.

L’analista di Goldman Sachs è convinto che le quotazioni di oro e petrolio siano depresse a causa delle cosiddette tre “D”: deflazione, divergenza e deleveraging. E l’unica chance per una ripresa è appesa alla decisione della Federal Reserve Bank (Fed) la banca centrale americana. Per Currie, un segnale di rialzo imminente dei tassi Usa potrebbe far ripartire le quotazioni.
Nel breve, però, diversi eventi macroeconomici e geopolitici si mostrano avversi alle quotazioni dell’Oro, e in parte anche al petrolio. Una notizia su tutte ha influito sulla scivolata recente dell’oro: l’annuncio della Banca popolare cinese che ha reso noto, dopo un silenzio lungo sei anni, che le proprie riserve auree ammontano a 53,32 milioni di once (+57% rispetto al 2009, ma sotto di circa la metà rispetto a quanto stimato dagli osservatori). “La frenata della domanda privata cinese e anche indiana, la richiesta scarsa di riserve d’oro da parte delle Banche centrali e la ricerca di asset rischiosi in cerca di rendimento, anche grazie a un’inflazione contenuta, giocano contro la ripresa delle quotazioni dei beni rifugio”, si legge in una uno studio a cura del team Cross Asset Research di Lyxor asset management (Gruppo Société Générale).

IDEE DI INVESTIMENTO

L’oro e le commodities in generale si confermano poco attraenti in questa fase di mercato. La debolezza del metallo giallo spinge però rendimenti delle obbligazioni che rappresentano adesso una buona scelta anche in vista del rialzo dei tassi della Federal Reserve. Il rialzo atteso entro fine 2015 dovrebbe spingere ulteriormente le quotazioni del dollaro, valuta in cui sono denominate le quotazioni dell’oro e ciò lo rende meno appetibile per gli investitori area euro. Per chi vuole puntare sui bond in questa fase di aumento del rischio una buona scelta sono i fondi obbligazionari high yield che puntano sui bond ad alto rendimento di tutto il mondo (Categoria Morningstar: Obbligazionari high yield global). I migliori 5 da inizio anno hanno rendimenti superiori al 13%:

  • Henderson Horizon Global High Yield Bond Fund A2 USD Acc che da gennaio rende il 15,9% e punta di obbligazioni societarie di qualsiasi Paese nel mondo.
  • BNY Mellon Global High Yield Bond Fund Euro A che rende da gennaio il 14,29% e ha un portafoglio diversificato in obbligazioni ad alto rendimento.
  • M&G Global High Yield Bond Fund USD C-H Acc che investe oltre il 35% del portafoglio in titoli di Stato di Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti e da gennaio rende il 13,98%.
  • Morgan Stanley Investment Funds Global High Yield Bond Fund I che rende il 13,4% e ha almeno il 70% degli investimenti del fondo in bond di qualità inferiore emesse in tutte le valute (rating S&P: BBB- ; e rating Moody’s: Baa3).
  • Schroder Global High Yield Classe B che da gennaio rende il 13,02% che investe in obbligazioni ed altre titoli a tasso d’interesse fisso o variabile denominate in diverse valute ed emessi da governi, agenzie governative ed imprese di qualsiasi parte del mondo.

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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