Non ha ancora un nome, ma il nuovo greggio brevettato dall’Iran ha già una data di rilascio: primavera 2016. Il Paese guidato da Hassan Rohani non ha perso tempo e, scadute le sanzioni internazionali che avevano bloccato l’economia per 13 anni estromettendo l’Iran dai mercati internazionali, si comincia a vendere un nuovo tipo di olio nero entro aprile, secondo fonti della National Iranian Oil Company (NIOC). Del resto, Teheran ha rimesso le mani su oltre 100 miliardi di dollari congelati ed è di nuovo un giocatore con cui fare i conti, a partire dal settore petrolifero (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim). Nello stesso tempo il Paese si è già preparato ad aumentare la produzione di petrolio: 500 mila barili al giorno a sanzioni rimosse, contro i circa 2,8 milioni di barili precedenti.

Per i mercati è la tempesta perfetta: per la prima volta in 12 anni il petrolio è sceso sotto i 30 dollari, la Cina non riesce più a stimolare l’economia e dal picco toccato dai mercati nel giugno scorso sono andati in fumo oltre 14.000 miliardi di dollari, il 20% della capitalizzazione dei mercati del mondo.
Ma perché il petrolio dell’Iran fa così paura? Arrivare a breve ad un aumento di produzione pari a 500.000 barili al giorno è solo l’inizio, il vero obiettivo è salire ancora a 1 milione di barili in più ogni giorno. Molti analisti e operatori sono preoccupati, soprattutto per l’impatto psicologico del nuovo greggio in un mercato già colpito dalla sovrapproduzione e dall’utilizzo del petrolio come arma di guerra al contrario (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim).

Non è un caso che Barack Obama, il presidente che passerà alla storia anche per l’accordo diplomatico con l’Iran, a meno di 24 ore dalla revoca delle sanzioni legate al programma nucleare del Paese e allo scambio di prigionieri, abbia imposto nuove misure a Teheran per il suo programma sui missili balistici che, dotati di testate nucleari, potrebbero costituire una minaccia per la regione e per il mondo. Ma si tratta di misure molto più limitate, che consentono ad Obama di non mostrarsi troppo arrendevole, evitando gli attacchi dei Repubblicani e ricadute negative sui candidati democratici alla Casa Bianca.

Non c’è dubbio che l’ingresso dell’Iran nell’arena petrolifera apre nuovi scenari e nuove possibilità di business per i Paesi globali. Il filo nero di Teheran porta all’Europa. Da tempo Rohani ha messo gli occhi sulla Spagna come candidato papabile per la raffinazione del suo petrolio, ma c’è anche l’Italia tra i possibili partner iraniani.
Roma è la prima tappa del viaggio europeo previsto da Rohani a fine gennaio. Con il governo e l’imprenditoria italiana parlerà di cooperazione economica e investimenti in vari campi, dall’industria alle infrastrutture, dall’energia alla scienza. Il premier iraniano è a caccia di investimenti stranieri e di tecnologia di cui il Paese ha bisogno, per ammodernare le sue strutture produttive e dare lavoro ai giovani, spesso molto preparati e qualificati, a cui chiede di contribuire allo sviluppo del Paese.


IDEE DI INVESTIMENTO

La rimozione delle sanzioni contro l’Iran potrebbe riaprire un mercato interessante per le aziende italiane con un impatto stimato da Sace sull’export di circa 3 miliardi di euro. Ne sono convinti gli analisti di Equita Sim che in uno studio sottolineano: le società che potrebbero beneficiare di più della ripresa delle attività commerciali e degli investimenti per l’ammodernamento dell’industria petrolifera sono proprio quelle dell’energia, nonostante rischino di essere penalizzate dalla debolezza del petrolio a causa della maggiore offerta sul mercato da parte dell’Iran.
A beneficiarne sono anche le small cap industriali italiane, per esempio Landi Renzo e Sabaf, che hanno storicamente avuto importanti contributi al fatturato dall’Iran. Per approfittare di questo trend, in un mercato fortemente volatile, ci sono due strade praticabili:

  • L’acquisto di un fondo azionario Italia specializzato anche in piccole e medie imprese italiane (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim) che hanno già dato grandi soddisfazioni agli investitori nel 2015, ma hanno ancora buone prospettive per il 2016.
  • L’acquisto di un fondo specializzato in energia, che diversifichi anche in rinnovabili, in modo da approfittare anche della sfida del cambiamento climatico dopo l’accordo raggiunto a Parigi, scegliendo prodotti azionari internazionali con un portafoglio decarbonizzato (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim).

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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