È durata un attimo l’illusione che il petrolio potesse stabilmente tornare sopra i 40 dollari al barile. L’accelerazione che ha fatto riprendere le quotazioni di circa un 10% nell’ultimo mese è dovuta all’attesa per l’incontro fra i maggiori Paesi esportatori di greggio che si terrà a metà aprile in Quatar. L’oggetto della riunione è il congelamento dei livelli produttivi sui valori attuali. A giocare a favore ci sono i primi segnali di ridimensionamento della produzione negli Stati Uniti, con lo shale gas ai minimi dal 2014, e il via libera dell’Azerbaigian al congelamento dell’estrazione di petrolio. Ma resta, pur sempre un’illusione.

La ragione? Il petrolio sale, sulle aspettative di un “fermate le pompe” da parte dei maggiori produttori senza considerare che i livelli attuali sono da record. La prova? Arabia Saudita e Russia non hanno mai estratto tanto petrolio come negli ultimi sei mesi, quindi congelare adesso la produzione non farebbe uscire dallo stato di sovrapproduzione che ha portato al crollo del prezzo del greggio. Sul mercato del petrolio l’eccesso di offerta, infatti, è una realtà: solo nei Paesi Ocse ci sono oltre 3 miliardi di barili di scorte, tra greggio e prodotti raffinati.

E poi c’è la variabile Iran che non ha nessuna intenzione di fermarsi perché ha appena ripreso a produrre dopo la fine del’embargo e può essere un’occasione per chi investe (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim).
Gli occhi degli analisti e dei grandi investitori sono puntati al 17 aprile quando a Doha i paesi produttori che hanno oltre il 70% del greggio discuteranno del congelamento della produzione. Per incidere sullo squilibrio domanda-offerta i maggiori produttori dovrebbero, secondo gli analisti, tagliare la produzione. Ma questo tema non è mai stato all’ordine del giorno.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Sono passati sei mesi dalla previsione shock di Goldman Sachs che prevedeva il crollo del greggio a 20 dollari al barile (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim) senza indicare una data certa. Il punto più basso è stato toccato a gennaio 2016 con 27 dollari al barile e una discesa di oltre il 70% dai massimi del 2014.
Il consensus degli analisti sentiti da Bloomberg ipotizza un prezzo fra i 45 e i 48 dollari a barile entro dicembre 2016. E il valore sotto i 50 dollari non è casuale: oltre quella cifra, infatti, tornerebbe ad essere conveniente per gli americani ricominciare a produrre in massa lo shale gas, con conseguenze disastrose per il mercato. Per questo il prezzo del greggio è diventato un’arma di guerra al contrario (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim). La scommessa dei mercati adesso è che il petrolio si stabilizzi sotto i 40 dollari, valore che secondo Morgan Stanley rappresenterebbe il minimo dell’anno anche “se probabilmente resterà sottotono per il resto di quest’anno prima di iniziare una mossa al rialzo nel 2017”. Come dire: il 2016 non è ancora l’anno buono.

Note

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