A novembre del 2015 la banca d’investimento americana Goldman Sachs recitava il de profundis per i Paesi Bric, acronimo per indicare le economia di Brasile, Russia, India e Cina. Tanto che, fu presa la decisione di chiudere il fondo Goldman Sachs Bric che negli ultimi 5 anni era sceso da 1,2 miliardi di euro a 200 milioni di euro di asset (circa 215 milioni di dollari), secondo dati Lipper, società del gruppo Thomson Reuters.
Una caduta, quella dei fondi specializzati sui Bric venduti in Europa che, secondo i dati Lipper, dal 2010 al 2015 ha portato il patrimonio a scendere da 22,4 miliardi di euro a 5 miliardi di euro per un totale di 92 comparti (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim).

Soltanto cinque mesi dopo, in Goldman Sachs sembrano aver cambiato idea e puntano tutto sull’India per una ripresa dell’area Bric. La pensa così Prashant Khemka, responsabile azionario mercati emergenti di Goldman Sachs Asset Management (GSAM) che in un’intervista a Morningstar ha confermato come la banca d’affari spinga verso quest’area e veda nell’India una locomotiva alternativa alla Cina, anche perché è l’unico Paese ha anche beneficiato del forte calo del prezzo del petrolio. E il fondo monetario internazionale (Fmi) stima una crescita del 7% del Prodotto interno lordo del 2016.
Fiammata indiana a parte, sull’area dei Paesi emergenti, che ha aggiunto la “s” di Sud Africa all’acronimo inventato nel 2001 proprio da Goldman Sachs, non è cambiato molto in termini di prospettive economiche rispetto allo scorso anno. Il 2016 delle prime due consonanti di Bric è con poche luci:  il Brasile sta vivendo la peggiore recessione dal 1930 a questa parte e la speranza di un rimbalzo nel breve termine è legata solo alle Olimpiadi (Leggi qui l’approfondimento dei Online Sim).

La Russia è stata messa in ginocchio dal crollo del prezzo del greggio e dalle sanzioni internazionali. Eppure, gli strategist di Jp Morgan Chase & Co., Julius Baer Group, Bank of America Corp. e Wells Fargo & Co sono positivi sulla Borsa del Paese che ha vissuto il miglior primo trimestre dal 2012 ad oggi. Sono meno ottimisti, invece, i money manager che continuano a diffidare delle potenzialità di un rialzo deciso di Mosca.
Sono scettici, per esempio, in Ubs asset management, che gestisce 1 trilione di dollari di asset, e in Union Bancaire Privée. E sono scettici anche gli economisti, secondo il consensus di Bloomberg, le previsioni vedono una contrazione dell’economia russa dell’1,5% quest’anno.

Poi c’è l’India, che è sotto i riflettori da due anni ormai, grazie soprattutto alla campagna del primo ministro Narendra Modi per attrarre investimenti stranieri e nazionali. Al grido di “Make in India” il premier ha messo sul tavolo una serie di progetti avveniristici come le smart cities, grazie a un’unica rete a banda larga, l’elettricità in tutti i villaggi, programmi di pulizia delle città e formazione per i lavoratori. La rivoluzione promessa da Modi è, però, ancora sulla carta e anche se il Pil del Paese fa segnare ancora numeri da crescita emergente, anche se è ipotizzabile che nel lungo termine che New Delhi possa battere Pechino e la Cina e diventare il vero driver in termini di crescita di Pil dei cosiddetti Bric.

Per la Cina il punto fermo è la previsione di Jim O’Neill, il capo economista di Goldman Sachs che calcolò che, con il tasso di crescita di una decina di anni fa, l’economia cinese avrebbe superato quella degli Stati Uniti intorno al 2040. Il Paese ha rallentato i tassi di crescita previsti, ma la previsione è confermata anche dalla banca inglese Hsbc che un anno fa disegnò in un report le prospettive delle cento principali economie mondiali allo stato attuale e come saranno nel 2050 e da uno studio di Pwc dal titolo: “The World in 2050. Will the shift in global economic power continue?”. Le conclusioni per entrambi sono che la Cina si sta comportando come previsto, e nel 2050 la sua economia sarà più grande di circa il 10% rispetto a quella degli Stati Uniti.

Gli altri Bric, invece, scompaiono confermando che il giocattolo creato da Goldman Sachs si è rotto. Nel 2050 il Brasile non avrà superato neanche il Regno Unito, e la Russia si limiterà a raddoppiare il Pil nei prossimi 35 anni e sarà più piccola della Spagna. E l’India? Crescerà più velocemente degli altri nel lungo termine perché ha una forza lavoro più giovane rispetto alla Cina e il sorpasso in termini di sviluppo del Pil potrà avvenire anche quest’anno. Ma nel 2050 quella indiana sarà comunque la terza economia del mondo e varrà ancora un terzo rispetto a Cina e Stati Uniti.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Il 2016 ha visto i mercati emergenti soffrire esattamente come le altre Borse mondiali con una discesa del 3% del principale indice che misura questi mercati (Msci BRIC NR).

Ecco dove investono i migliori tre fondi azionari che si sono difesi meglio da inzio anno (categoria Morningstar: Azionari Bric):

  • Hsbc Gif Bric Markets Equity Classe E è gestito da Nicholas Timberlake e oltre ad investire in Cina punta anche sulla Borsa di Hong Kong. L’Asia è il mercato più pesante in portafoglio (54%) mentre la Russia vale il 25% e il Brasile il 20%. I settori più importanti in cui investe sono finanza (33%) ed energia (17,7%). Da gennaio rende il 3,39%.
  • Allianz BRIC Equity CT EUR rende il 3,14% da gennaio ed è gestito da Kunal Ghosh e Lu Yu che hanno investito il portafoglio per il 36% in Asia seguita da Russia (24%) e Brasile (23%). Una piccola parte del fondo è allocato su titoli americani (3%). I settori più rappresentati sono energia, finanzia e tecnologia.
  • Parvest Equity Bric Classe N è positivo per lo 0,08% da gennaio 2016 il fondo gestito da Don Smith che investe in società che svolgono una parte significativa delle proprie attività in Brasile, Russia, India, Cina, Hong Kong e Taiwan. I titoli della finanza valgono il 25% del portafoglio. L’Asia è il primo mercato con il 48% del peso sul totale.

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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