Per gran parte dell’anno una serie inedita di fattori endogeni ed esogeni ha determinato un ottimo andamento dei mercati emergenti. Ma l’elezione di Donald Trump e la maggioranza ottenuta dai Repubblicani in entrambe le camere del Congresso statunitense l’8 novembre rappresentano un punto di svolta. Sarà davvero così? Alla domanda ha risposto in maniera perentoria Mark Mobius, guru dei mercati emergenti, per oltre 20 alla presidenza esecutiva della Templeton Emerging Markets Group che ha lasciato ad aprile 2016 pur restando come gestore. E la risposta di Mobius è: “Niente panico”. La ragione? “Sebbene i mercati globali siano destinati a rimanere volatili per un certo periodo di tempo, a causa dell’incertezza gravante sulle potenziali politiche statunitensi sotto una presidenza Trump, gran parte della retorica che ha caratterizzato la campagna elettorale potrebbe non tradursi in misure concrete” ha scritto Mobius sul suo blog, dichiarando di non essere rimasto sorpreso dalla vittoria di Trump e spera che “come imprenditore e uomo d’affari, Trump riesca ad arrivare a soluzioni positive, quali accordi commerciali che potrebbero essere bilaterali e non più multilaterali, per esempio il NAFTA. Mobius è convinto che comincino nuove relazioni e scambi commerciali con la Russia e che potrebbero esserci impatti positivi per altri paesi emergenti, non soddisfatti delle rigide regole generali degli accordi multilaterali. La volatilità, però, resta la protagonista almeno nel breve periodo. Per questi Mobius invita gli investitori a ragionare con un’ottica di lungo periodo.

Mercati emergenti: Trump vale 11 miliardi di riscatti

Il mercato, però, sembra aver ragionato con un’ottica di breve. Se guardiamo alle obbligazioni dei mercati emergenti, per esempio, l’elezione del presidente americano ha dato il via a un cosiddetto “selloff” equivalente del “fuori tutto” così massiccio da far lievitare le vendite a quasi 5 miliardi di dollari, secondo dati Bloomberg, con riscatti per 715 milioni di dollari dai fondi obbligazionari focalizzati sul debito delle nazioni in via di sviluppo. E se consideriamo anche le azioni emergenti il saldo della fuga dai mercati emergenti post elezione di Trump – tra il 9 e il 18 novembre 2016 – da parte dei fondi globali è di circa 11 miliardi di dollari.
Siano di fronte a un nuovo trend? Per Gene Frieda, global strategist di Pimco, non c’è dubbio che ci siano all’orizzonte diversi ostacoli sulla strada dei mercati emergenti: la possibilità di maggiori stimoli fiscali negli Stati Uniti, un inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve e politiche commerciali protezionistiche. “Alcuni investitori hanno già reagito: le valutazioni dei mercati emergenti e i flussi d’investimento sono rapidamente diminuiti nei giorni successivi alle elezioni” ha detto Frieda secondo cui vincitori e perdenti potrebbero variare in misura significativa a seconda della combinazione di politica monetaria, commerciale e fiscale che finirà per imporsi negli Stati Uniti. In altre parole, a determinare per prima in che direzione si muoverà il trend sugli emergenti è Janet Yellen, governatore della Fed. Al momento la Fed non mostra segni di voler cambiare la sua politica di normalizzazione graduale, dando per scontato che lo stimolo fiscale rimanga ipotetico e che richiederà comunque tempo per essere attuato.
Per questa ragione, secondo Frieda, i Paesi emergenti a più alto rendimento con saldi con l’estero in miglioramento dovrebbero continuare a registrare buone performance, mentre le economie emergenti a basso rendimento con una crescita inferiore al livello tendenziale dovrebbero continuare a sottoperformare. Per Jürgen Maier, gestore del team azionario CEE & Global Emerging Markets di Raiffeisen Capital Mangement, negli ultimi mesi abbiamo visto rafforzarsi lo slancio dell’attività economica nei mercati emergenti, grazie alle misure di stimolo in Cina e all’uscita dalla recessione di Russia e Brasile. “Ci aspettiamo che questo trend positivo prosegua nel 2017, anche in considerazione del miglioramento degli utili di numerose aziende, fattore che non si vedeva da anni in queste aree” ha detto Maier. Ma c’è un ma. La vittoria di Trump e l’attuazione delle sue proposte politiche (stimolo fiscale, stretta sull’immigrazione e protezionismo) a favore di un rafforzamento del dollaro sono elementi storicamente negativi per la performance relativa dei mercati emergenti.

IDEE DI INVESTIMENTO

Non c’è dubbio che l’elezione di Trump abbia segnato una svolta per i mercati emergenti. Il punto di forza sono ancora le valutazioni. Nonostante una crescita degli utili leggermente superiore, oggi i Mercati Emergenti sono scambiati a sconto del 25% rispetto ai mercati sviluppati. Per questo, secondo i gestori, nel medio-lungo termine, i mercati emergenti dovrebbero fare meglio dei mercati sviluppati. Il punto di debolezza è il dollaro e il suo andamento per tutto il 2017. C’è da sottolineare poi che per alcuni Paesi emergenti, la vittoria di Trump è una buona notizia: Brasile e India, per esempio, hanno scarsi rapporti commerciali con gli Usa, sottolinea un report di M&G Emerging Markets Bond, e anche i paesi dell’est Europa sono più legati al resto del Vecchio continente che non all’America sia per quanto riguarda gli aspetti finanziari che commerciali.

La cautela in questa fase è d’obbligo. Nelle tabelle in basso, i migliori fondi obbligazionari e i migliori azionari specializzati sui mercati emergenti che sono stati selezionati tra i prodotti con almeno 4 stelle di Rating Morningstar e un Analyst Rating positivo (non inferiore a Bronze). Le stelle sono un indicatore del profilo di rischio/rendimento corretto per i costi, mentre l’Analyst Rating è un giudizio qualitativo che misura la capacità del fondo di sovraperformance durature nel tempo.

I migliori fondi obbligazionari per investire sui mercati emergenti

ProdottiPerformance YTDPerformance 3y
Neuberger Berman EM Dbt Hard Ccy A $ Acc13,12%14,24%
Pictet-Global Emerging Debt P USD10,12%13,90%
Pictet-Emerging Local Ccy Dbt I USD9,33%2,85%
Templeton Emerging Mkts Bd I Acc USD10,12%8,27%
MFS Meridian Emerg Mkts Dbt A2 USD10,82%12,35%
JB BF Local Emerging-USD B10,22%3,38%
Nella tabella i migliori fondi obbligazionari Paesi emergenti ordinati in base al miglior rapporto rischio/rendimento. Rating Fonte: Morningstar Direct. Dati di rendimento in euro al 22 novembre 2016. Star Rating al 31 ottobre. Analyst Rating disponibili al 22 novembre 2016.

I migliori fondi azionari per investire sui mercati emergenti

ProdottoRendimento YTDRendimento 3y
Comgest Growth Emerging Mkts USD Acc8,43%8,00%
Robeco Emerging Stars Equities D EUR14%6,21%
Aberdeen Glb Em Mkt Eq A212,19%4,56%
Stewart Investors Glbl EmMkts B Acc GBP10,07%6,20%
JPM Emerging Markets Eq X (acc) USD17,84%7,45%
Robeco Emerging Markets Equities I EUR16,00%7.00%
Stewart Investors Glb EM Ldrs B Acc GBP8,62%7,40%
M&G Global Emerging Markets USD C Acc16,47%4,62%
Fidelity Emerging Markets A-USD1,39%5,90%
Vontobel Emerging Markets Eq B2,95%7,01%
T. Rowe Price Emg Mkts Eq I USD14,04%8,31%
Robeco Emerging Conservative Eqs D EUR9,87%5,15%
Nella tabella i migliori fondi azionari Paesi emergenti ordinati in base al miglior rapporto rischio/rendimento. Rating Fonte: Morningstar Direct. Dati di rendimento in euro al 22 novembre 2016. Star Rating al 31 ottobre. Analyst Rating disponibili al 22 novembre 2016.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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