Si chiamano Danielé e Alizée, come i due bambini che vinsero nel 2011 una competizione indetta alla Commissione che premiava i migliori disegni ispirati ai satelliti e alla navigazione satellitare. Sono gli ultimi due satelliti lanciati in orbita nell’ambito del Programma Galileo che entro il 2020 conterà su 30 satelliti divisi in 3 diverse orbite. I satelliti osservano la Terra e ne misurano i dati come sentinelle della salute del Pianeta, ascoltano il suo cuore, come hanno fatto gli europei Swarm, che hanno certificato come il battito stia rallentando.
Solo nel 2014 sono stati lanciati in orbita ben 208 nuovi satelliti (107 in più rispetto al 2013) e per il 2015 il dato non dovrebbe essere troppo distante. La ragione? La necessità di iperconnesione globale e la caccia a nuovi Pianeti che siamo simili alla Terra.
Il bottino in questi anni è stato importante: sono ben 1.284 i nuovi pianeti catturati dall’occhio del telescopio spaziale Kepler della Nasa e questo aumenta statisticamente la probabilità di trovare una nuova Terra in grado di ospitare forme di vita. La ragione? Grazie alle tecnologie sempre più sofisticate, come quelle di Kepler, l’uomo è in grado di individuare anche i pianeti più piccoli, di dimensioni paragonabili a quelle della Terra, intercettando la debolissima variazione di luminosità generata dal loro transito davanti alla stella madre. La Nasa è convinta di arrivare a una nuova Terra proprio come Cristoforo Colombo scoprì un nuovo mondo. E non c’è solo la Nasa. L’annuncio dell’ente spaziale è arrivato dopo quello dello European Southern Observatory (Eso), che rendeva nota la scoperta di tre pianeti probabilmente simili alla Terra, con condizioni adatte ad ospitare forme di vita.

La metà del fatturato dei satelliti è per il mercato consumer

Del resto, la sperimentazione con i razzi satellite per compiere dei veri e propri viaggi nello spazio ha fatto passi da gigante negli ultimi 5 anni. Molto si deve a Space Exploration Technologies (SpaceX), la società fondata dal tycoon americano Elon Musk che ha in tasca un contratto con Google e la Nasa. L’industria satellitare globale, secondo dati Bloomberg aveva un giro d’affari nel 2014 di circa 203 miliardi di dollari di cui solo 5,9 miliardi di dollari provengono dai lanci. La metà delle entrate circa 101 miliardi di dollari viene dai servi per il mercato comsumer come, per esempio, la trasmissione di chiamate, di programmazione TV o telefono cellulare, la fornitura di Internet a banda larga via satellite. La domanda di connettività Internet costante sta alimentando un’ondata di lanci di satelliti da parte di società come SpaceX, Arianespace, Eutelsat Communications e SES. Secondo un’analisi di Bloomberg, i lanci potrebbero aumentare del 30% nei prossimi 5 anni perché le compagnie aeree, le società di telefonia, i produttori di elettronica e le case automobilistiche chiedono sempre più banda larga. Insomma il mercato è un affare che hanno fiutato anche i costruttori come di satelliti, come Airbus Group, Boeing, Lockheed Martin che pensano di aumentare almeno la produzione annua di cinque volte rispetto al 2015 proprio per fornire un servizio alle infrastrutture per la comunicazione.

IDEE DI INVESTIMENTO

Il settore tecnologia e innovazione è stato uno dei migliori del 2015 mentre da inzio anno ha sofferto più di altri la volatilità soprattutto per la discesa di colossi hi-tech americani come Apple. Ma la stagione delle trimestrali americane appena conclusa ha incoronato proprio il settore tecnologico come quello dominante seguito dai beni di consumo e il comparto è ripartito in Borsa da inizio maggio. Pe seguire il trend dell’esplorazione spaziale la categoria migliore è un azionario specializzato in tecnologia. Ecco i migliori tre da gennaio 2016:

  • Pictet – Robotics Classe HR Eur perde lo 0,83% da inizio anno. Il fondo non ha ancora un anno di vita e investe il 60% in nuove tecnologie con particolare riferimento alla robotica. Il 48% del portafoglio è in America.
    Pictet - Robotics Classe HR Eur
    Pictet – Robotics Classe HR Eur perde lo 0,83% da gennaio 2016. Fonte: Morningstar.

     

  • Threadneedle (Lux) Global Technology AEH perde lo 0,36% da inizio anno (+14,15% a tre anni). Investe il 93% del portafoglio in tecnologia e il 90% in America.
    Threadneedle (Lux) Global Technology AEH
    Threadneedle (Lux) Global Technology AEH perde lo 0,36% da gennaio 2016. Fonte: Morningstar.

     

  • NN (L) Invest Information Technology Classe X Eur per l’1,11% da inizio anno (+14,57% a tre anni) investe l’88% del portafoglio in titoli del settore tecnologia e l’80% sul mercato americano.

    NN (L) Invest Information Technology Classe X Eur
    NN (L) Invest Information Technology Classe X Eur perde l’1,11% da gennaio 2016. Fonte: Morningstar

 

Note

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