Quando nel 2008 Lehman Brother fallì, l’unica cosa che disse fu: “Non è colpa mia”, dimenticandosi che era proprio lui il manager alla guida della banca d’affari come presidente e amministratore delegato. Sette anni dopo, Richard Fuld, detto Dick, noto anche “gorilla di Wall Street” per il suo carattere burbero è tornato per la prima volta a parlare in pubblico. Lo ha fatto a New York, alla Marcum Microcap Conference. E ha chiarito subito di non avere alcuna intenzione di chiedere scusa per quel che è accaduto. Il manager, 69 anni, non si è mostrato pentito di nulla: nessun rimorso. Anzi, ha cercato di spostare il grosso delle responsabilità dal sistema bancario ad altri fattori. La più grande crisi finanziaria del secolo? “A causarla è stata una tempesta perfetta di eventi” ha detto Fuld.

Ma perché Fuld è tornato? Secondo i rumors di Wall Street dove Dick, nonostante tutto, è ancora un mito, il manager vorrebbe ritagliarsi un ruolo da protagonista sulla scena pubblica. Magari in politica, come azzarda qualcuno. La prova? Ha puntato il dito su alcune azioni del governo e dei proprietari di case che avrebbero contribuito fortemente a scatenare la crisi del 2008. “Non è stata una singola cosa, ma un insieme di cose”, ha detto Flud. “Per esempio la decisione dell’amministrazione di spingere per standard più bassi sul fronte dei mutui e dei prestiti ipotecari; e la tendenza dei possessori di case, che usarono il valore delle loro proprietà ipotecate sempre più come un bancomat”.

Oggi Fuld possiede una società di consulenza che potrebbe essere un primo passo verso una discesa in politica, visti anche i trascorsi a Washington a stretto contatto con molti membri del Congresso americano. Lui appena può smentisce, ma la sua storia nella finanza mostra che quando vuole una cos di solito la ottiene.

Competitivo e spietato, sono i due aggettivi che chiunque a Wall Street gli attribuisce. Ed è proprio grazie a queste sue caratteristiche che Fult era riuscito a raggiungere la guida del gigante finanziario dopo aver fatto tutta la trafila: da semplice trader fino in cima. Tanto che le sue operazioni finanziarie così rischiose su mutui e obbligazioni hanno fatto arrivare il debito di Lehman Brothers a oltre 600 miliardi di dollari quando fallì nel settembre del 2008. Il giorno che seguì l’annuncio della bancarotta, l’indice Dow Jones precipitò di 500 punti e l’economia mondiale rischiò di fermarsi. Adesso è Washington la prossima fermata di Fuld.

Del resto, le risorse non gli mancano: lui stesso dichiarò che dal 2000 al 2007 aveva ricevuto in stipendi e bonus 310 milioni di dollari. Molte fonti però sono dell’idea che la cifra esatta superi i 500 milioni. E da maggio 2012 è un uomo libero a tutti gli effetti: dopo anni di indagini e alcune class action, la Securities and exchange commission (Sec, la Consob statunitense) ha escluso di dover procedere ulteriormente, non riscontrando gli elementi per il reato di frode.

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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