Quattro pensionati su dieci percepiscono un assegno di meno di mille euro al mese. La statistica dell’Inps è relativa al 2014 e traccia un quadro a tinte scure per gli italiani che si avviano a uscire dal mondo del lavoro. I dati Inps mostrano che le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati e percepiscono in media 14.283 euro contro i 20.135 euro degli uomini ed proprio la metà delle donne ad aver ricevuto meno di mille euro al mese a fronte di un terzo maschile. In totale i pensionati italiani al di sotto della soglia di povertà dichiarata dall’Istat sono circa 6,5 milioni.

Tra riforme e controriforme, da tempo i Governi italiani stanno cercando di mettere mano al sistema pensionistico statale che, dati alla mano, non garantisce una vecchiaia dorata. La prova? Dal 2016 gli uomini andranno in pensione 4 mesi più tardi rispetto al 2015, e avranno un taglio sulla pensione contributiva di circa l’1% a causa della riduzione dei coefficienti di trasformazione in rendita del montante contributivo che scatta l’anno prossimo. E per le donne si allunga di ben 22 mesi l’attesa dell’assegno. In pratica, per le dipendenti del settore privato l’età di uscita per vecchiaia nel 2016 passa dai 63 anni e 9 mesi del 2015 a 65 anni e 7 mesi (compreso l’innalzamento di 4 mesi dell’aspettativa di vita) mentre le autonome potranno prendere l’assegno solo dopo aver compito 66 anni e un mese.
Sotto l’albero di Natale i futuri pensionati hanno trovato in regalo la busta arancione (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim), e soprattutto hanno trovato la manovra che non ha ancora recepito la riforma Boeri (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim) ma ha introdotto qualche elemento di flessibilità.

Ecco i tre punti chiave:

  • Il primo punto è l’innalzamento della non tax area per gli over 75 a 8 mila euro l’anno, pari a circa 600 euro al mese. Si tratta di una manovra che va incontro ai 6,5 milioni di pensionati sotto la soglia dei mille euro, ma gli aumenti sono davvero minimi: circa a 15-20 euro netti al mese.
  • È stata prorogata la sperimentazione della cosidetta Opzione donna, in scadenza il 31 dicembre 2015, condizionata a eventuali risparmi di spesa risultanti dal monitoraggio effettuato dall’Inps. Possono accedere nel 2016 solo le lavoratrici con una posizione contributiva aperta prima del 31 dicembre 1995, con almeno 57 anni di età e 35 anni di contributi. La decurtazione dell’assegno è di circa il 30%.
  • I lavoratori, a tre anni dai requisiti per la pensione, potranno accedere al part time incentivato. L’intervento permetterebbe al lavoratore, sulla base di accordi individuali, di optare per il lavoro part-time al 60%-40%, con il datore di lavoro che versa in busta paga i contributi netti che avrebbe versato all’Inps e una retribuzione non inferiore al 65%.
    Per il restante non coperto dal datore di lavoro, lo Stato versa contributi figurativi in modo tale che alla fine del part time cosiddetto da “invecchiamento attivo” il pensionato percepirà l’assegno pieno. L’operazione, secondo le prime stime, dovrebbe avere un costo inziale di circa 100 milioni di euro.

IDEE DI INVESTIMENTO
Subito la controriforma della legge Fornero sulle pensioni per introdurre flessibilità nell’uscita (a partire da 62 anni di età o con 41 anni di contributi per tutti) e quindi per sbloccare anche il turnover e aprire il mercato del lavoro ai giovani, garantendo pensioni dignitose oggi e domani. Sono le richieste dei sindacati che vogliono aprire con il Governo un tavolo di controriforma sulla legge Fornero in attesa della Boeri. Per i futuri pensionati, però, la scelta è da fare oggi per assicurarsi una pensione integrativa domani. Una strada è quella dei fondi pensione (Leggi qui per capire come funzionano).

Online Sim, la piattaforma italiana del risparmio gestito, offre ai suoi clienti la possibilità di investire in fondi pensione in completa autonomia scegliendo a zero commissioni di ingresso e con commissioni di gestione molto competitive. Tra i prodotti ci sono:

  • Arca previdenza. Fondo pensione che investe sui mercati finanziari con differenti profili ed offre 5 linee di investimento, diversificate per grado di rischio, dal più alto al più basso, di cui 2 garantite.
  • Seconda Pensione. Il fondo gestito da Amundi Sgr che consente di costruire nel tempo un trattamento pensionistico complementare al sistema obbligatorio investendo i contributi versati nelle differenti possibilità offerte dal fondo pensione. Il fondo è articolato in 5 comparti di investimento, differenziati per grado di rischio dal più dinamico al più prudente, e in 1 comparto garantito.Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

 

Articolo precedente

La tecnologia vale di più se è wearable: la sfida tra Apple e Google

Articolo successivo

Petrolio: perché il 2016 sarà un anno nero

Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *