C’è un fenomeno scientifico che sta per cambiare non solo le pratiche mediche, ma anche il nostro linguaggio. Se fino a ieri, infatti, per indicare una massa imponente di dati si usava il termine “astronomica”, nei prossimi anni sarà più corretto dire “genomica”. La ragione? Entro il 2025 almeno un miliardo di persone nel mondo avrà il suo Dna sequenziato a caccia di mutazioni che aumentano il rischio delle più svariate malattie. Lo hanno calcolato gli esperti della University of Illinois Urbana-Champaign e del Cold Spring Harbor Laboratory di New York. Cosa significa?

Ci sarà una massa enorme di dati da governare e per non perdersi in questo mare di informazioni è necessario trovare un sistema molto simile a Google e applicarlo al genoma. La ragione è semplice: al tasso attuale la quantità di dati genomici prodotta ogni giorno raddoppia ogni sette mesi. Questo vuol dire che entro il 2025 si produrranno tra 2 e 40 exabytes all’anno, con un exabyte che equivale allo spazio di un miliardo degli attuali hard disk.

Questo fenomeno è destinato a produrre anche economicamente i suoi effetti. Per esempio, oggi gli utilizzatori di YouTube caricano 300 ore di video ogni minuto e le proiezioni sono che si arriverà entro il 2025 a 1700 ore al minuto, cioè 2 esabyte all’anno. Per fare fronte a questa massa di video Google sta fornendo internet molto veloce, grandi spazi di stoccaggio, algoritmi che ottimizzano i risultati e un team di ricercatori di esperienza. Secondo lo studio americano, un simile investimento serve anche sul fronte del genoma, tanti più che ad essere catalogate sono informazioni utili per la salute di tutti.

Ma c’è un ostacolo al momento. Non c’è ancora un accordo tra gli scienziati su quali siano le parti davvero importanti del Dna da catagolare e per cui valga la pena creare una banca dati. E ancora. Non c’è un unico modo di codificare le informazioni, e quindi potrebbe essere molto difficile metterle insieme in maniera utile. La vera occasione è confrontarli tutti cercando schemi ripetuti, un po’ come fece Mendel 150 anni fa piantando decine di migliaia di piante di piselli da cui ha dedotto le leggi dell’ereditarietà. Tutto ciò ha ovviamente un costo che sta diventando sempre più contenuto.

A spingere in alto il numero di Dna sequenziati è il crollo dei prezzi, insieme alla scoperta di più varianti associate a malattie. Se per il primo genoma del 2001 ci sono voluti dieci anni e 3 miliardi di dollari, ancora nel 2007 servivano 10 mila dollari, mentre ora la cifra è ridotta a un decimo.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

La strada verso la creazione di una banca dati tecnologica del Dna potrebbe diventare un affare anche per chi investe. Sul mercato esistono fondi specializzati n biotecnologie che mettono insieme sia l’investimento in titoli biomedicali, sia in nuove tecnologie applicate alla cura della salute. Online sim ha analizzato in questo articolo quali sono i gestori che stanno cavalcando meglio il tema di investimento in questa fase di mercato.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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