Mentre Twitter è una stella cadente di Wall Street e Snapchat sta marciando verso il listino di New York, l’attenzione dei grandi investitori della tecnologia, costantemente a caccia del prossimo Facebook, è già altrove. Il new comer su cui in tanti, dalla Silicon Valley a Wall Street, sono pronti a scommettere si chiama Musical.ly ed è una App made in China che consente di fare una cosa semplice: condividere video mimando con la bocca e con i gesti le canzoni più famose. Ma non è solo questo. All’interno dell’applicazione ci sono strumenti di editing che permettono agli utenti di modificare il filmato grazie a filtri simili a quelli di Instagram e di adottare effetti speciali, per esempio, ricreando l’effetto concerto con i rumori circostanti, oppure usando il time lapse per rallentare e accelerare il video. A scoprirla sono stati gli under 25, soprattutto americani, che in meno di un anno hanno fatto salire il numero di utenti a oltre 100 mila. Il passaparola ha seguito l’iter tipico di qualsiasi altro social media con le community che si possono selezionare per area geografica, i follower e i following, i commenti e le condivisioni su qualsiasi piattaforma. La App gira in maniera gratuita sia su iOS, sia su Android e questo ha facilitato l’ascesa dei Musers, così come vengono chiamati gli utenti, che ormai sono andati oltre la musica e interpretano sketch, raccontando storie e diventando protagonisti per pochi secondi. Il sistema, infatti, permette di filmare solo 15 secondi a video, un limite imposto, molto simile ai 140 caratteri di Twitter.
Insieme con i Musers, e in un solo anno, l’azienda che ha sede a Shanghai è riuscita a raccogliere ben 100 milioni di dollari di investimenti da parte di società di venture capital come DCM Ventures, GGV Capital e Greylock Partners. Per gli analisti, Musical.ly vale già 500 milioni di dollari e in molti stimano che possa essere una minaccia per Facebook. Mark Zuckerberg, invece, dubita delle potenzialità dell’azienda cinese e non crede possa avere lo stesso successo di Snapchat. Di sicuro c’è che Musical.ly come tutti i fenomeni nati per smartphone, dopo un anno e mezzo dal lancio suscita meno interesse negli utenti. La prova è nei numeri: secondo un’analisi di Bloomberg, sono 40 milioni gli utenti che utilizzano l’applicazione ogni mese e in media la utilizzano 3 giorni al mese.

Social Media: chi è Alex Zhu il cinese che sfida Facebook

Insomma, Zuckerberg potrebbe avere ragione. Alex Zhu, 37 anni, ingegnere e co fondatore di Musical.ly, però, non intende mollare e a giugno del 2016 ha rilanciato con un nuovo servizio. Si tratta di Live.ly, una App di live streaming che ha già attirato 11,5 milioni di utilizzatori. Zhu sa benissimo che questo non basta e si è messo in testa di diventare sempre più simile a Facebook, mettendo insieme le funzionalità della cinese WeChat, mischiate a Spotify, Slack, Uber, PayPal, Yelp e Periscope. Il manager cinese pensa di essere nella posizione ideale per far sposare le innovazioni che vengono da Oriente con quelle dell’Occidente, trasformando Musical.ly in un social media generalista migliore di Facebook. Il sogno dell’ingegner Zhu, che è entrato nel mercato della tecnologia nel 2000 come sviluppatore di siti per China Pages, una delle prime società create dal fondatore di Alibaba, si scontra con i conti. Come la maggior parte delle App in fase di start up, Musical.ly non è redditizia, e sta testando diversi modi per fare utili. All’inizio del 2016, per esempio, ha stretto una collaborazione con il marchio Coca Cola lanciando una campagna che ha portato gli utenti a caricare video con l’hashtag #ShareACoke. Milioni di Musers hanno partecipato e sono stati inseriti in un concorso per FaceTime con il cantante Jason Derulo, idolo dei ragazzini con oltre 2 milioni di dischi venduti. Il successo di questo esperimento fa pensare che il modello di ricavi di Musical.ly possa basarsi su una miscela di campagne pubblicitarie legate al brand, annunci video e regali virtuali. La priorità di Zhu adesso e trovare un accordo soddisfacente con l’industria musicale per i diritti delle canzoni e non sarà una passeggiata viste le difficoltà incontrate, per esempio, da YouTube. Per continuare a crescere il manager cinese potrebbe rinunciare alla sua indipendenza per entrare in una grossa piattaforma come servizio qualificato. Zuckerberg è avvisato.

IDEE DI INVESTIMENTO

Investire nella tecnologia si è rivelato un buon affare nel 2016. La prova à che in pratica, l’indice Nasdaq americano, il più rappresentativo perché racchiude la maggior parte dei titoli tecnologici è tornato sui massimi a fine settembre 2016 e si sta mantenendo su questi livelli che non si vedevano dal 2000, prima del crollo delle cosiddette dotcom. Apple, Google, Facebook, Alibaba, Alphabet sono alcuni dei titoli preferiti dai gestori, ma soprattutto sono attratti dalle valutazioni del settore tecnologico che in media ha utili per azione di poco superiori a quelli dell’S&P 500, ma con prospettive migliori. Tanto che in grandi investitori sono in manovra: Softbank, la principale banca giapponese, ha deciso di lanciare SoftBank Vision Fund, un nuovo fondo di investimento che ha una dote di 25 miliardi di dollari da investire in operazioni nel settore dell’alta tecnologia da qui al 2021. Ma c’è di più. Al fianco di Softbank in questa operazione c’è il Public Investment fund (PIF), fondo sovrano dell’Arabia Saudita guidato dal principe ereditario Mohammed Bin Salman che vuole diversificare i grandi investimenti del Paese nei servizi hi-tech – ha già investito 3,5 miliardi di dollari in Uber – tanto che la partnership con i giapponesi di Softbank potrebbe anche andare oltre 5 anni, coinvolgere altre aziende e far lievitare gli investimenti congiunti arabo-giapponesi nel settore tecnologia fino a 100 miliardi di dollari.

Per puntare sulla crescita del settore hi-tech la scelta migliore è un fondo azionario settore tecnologia. Ecco i migliori per rendimento a tre anni:

  • Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) rende il 24,01% a tre anni (+13,25% da gennaio a ottobre 2016). Il fondo è gestito da HyunHo Sohn e ha come obiettivo le aziende che hanno sviluppato o svilupperanno prodotti, processi produttivi o servizi direttamente o indirettamente legati all´evoluzione della tecnologia. Apple, Alphabet e Samsung sono tra i primi cinque titoli nel portafoglio che è investito al 93% in tecnologia e al 73% sul listino americano.
    Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) rende il a tre anni: Fonte Morningstar.
    Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) rende il 24,01% a tre anni: Fonte Morningstar.

     

  • Threadneedle (Lux) Global Technology AU rende il 23,86% a tre anni (+10,96% da gennaio a ottobre 2016): Il fondo è gestito da Paul Wick che investe in società con attività in tecnologia e in società legate alla tecnologia in tutto il mondo. Apple e Synopsys sono due dei titoli più pesanti in un portafoglio che è in investito per oltre il 90% in tecnologia e in America.
    Threadneedle (Lux) Global Technology AU rende il a tre anni. Fonte Morningstar.
    Threadneedle (Lux) Global Technology AU rende il 23,86% a tre anni. Fonte Morningstar.

     

  • Raiffeisen Azionario Tecnologia (r) rende il 22,25% a tre anni (+8,01% da gennaio a ottobre 2016). La scelta dei singoli titoli è basata sull’analisi dei dati fondamentali dell’azienda e del quadro macroeconomico. L’orizzonte d’investimento temporale consigliato è di almeno 10 anni. Apple, Facebook e Microsoft sono tre dei titoli più pesanti in un portafoglio che è investito all’89% in tecnologia e per oltre l’80% sul mercato americano.
    Raiffeisen Azionario Tecnologia (r) rende il a tre anni. Fonte: Morningstar.
    Raiffeisen Azionario Tecnologia (r) rende il 22,25% a tre anni. Fonte: Morningstar.

     

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

 

 

 

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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