I meteorologi di tutto il mondo sono convinti che la Niña possa svilupparsi già nell’estate 2016, tra luglio e settembre, mandando in pensione el Niño. Per il Bureau di meteorologia australiano le probabilità che la Niña arrivi sono del 50% mentre per il National oceanic and atmospheric administration Usa (Noaa) sono già del 75%. Cosa significa per il clima? Se la Niña sarà protagonista entro l’autunno, le temperature superficiali del mare dal Pacifico centrale all’equatore scenderanno di 0,5 gradi centigradi al di sotto della media.

Perché gli ultimi colpi del Niño hanno stimolato un riscaldamento del Pacifico equatoriale lo scorso anno, hanno prosciugato le colture di riso in tutto Sud-Est asiatico, i campi di cacao in Ghana, il caffè in Indonesia e la canna da zucchero in Thailandia. Adesso la superficie dell’oceano sta cominciando a raffreddarsi ed è il segnale dell’inizio di la Niña che favorisce gli uragani in Atlantico e le tempeste tropicali, la siccità in Brasile e la pioggia battente in Indonesia e in India, potrebbe dare una spinta al gas naturale degli Stati Uniti, mentre potrebbe danneggiare il carbone australiano.

La Niña porta inverni più rigidi ed estati più secche

I cicli si alternano in media ogni tre anni e regolano la temperatura della Terra e il clima e hanno un impatto non solo sul tempo ma anche sulle materie prime. La Niña vuol dire inverni più rigidi ed estati più secche, soprattutto in America, aumentando di gas naturale per riscaldarsi. Per l’Europa le prospettive climatiche ed energetiche sono più confuse: da novembre a dicembre, le temperature potrebbero essere più rigide.

Di sicuro la Niña è più pericolosa di el Niño, perché la siccità prevista in questa area danneggia l’agricoltura e mette a rischio l’approvvigionamento idrico già carente nella zona di San Paolo, con danni possibili per le colture di soia e arance. Se in Brasile non piove, in India è il diluvio. Ma la notizia è positiva perché da due anni la siccità è stata la protagonista nel Paese. L’aumento della piogge è, invece, negativo per l’Australia che è a rischio alluvioni. Accadde nel 2010, l’ultima volta che La Niña si è fatta vedere: l’85% della produzione di carbone australiano andò distrutto a causa di pesanti inondazioni.

IDEE DI INVESTIMENTO

I cambiamenti climatici hanno un impatto diretto sulle materie prime. L’indice Bloomberg delle materie prime che comprende 22 commodities diverse è salito del 15% dal mese di gennaio, il periodo in cui si era registrato il livello più basso dal 1991. Secondo Citigroup da ora in poi le cose possono solo migliorare partendo dal prezzo del petrolio. In crescita, secondo Citigroup, anche i prezzi delle materie prime agricole, la soia in particolare, che dovrebbe salire fino al 10% nella stagione 2016/17.
Previsioni di crescita anche per l’oro, e i metalli preziosi che, restano la scelta migliore per chi vuole puntare sulle materie prime. Online sim ha selezionato i migliori fondi metalli preziosi su cui investire.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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