Si chiama Pepper ed è in grado di interpretare le emozioni sul volto umano. Il robot made in Giappone è l’ultimo esperimento riuscito della robotica che spinge sul lato emozionale delle macchine e che è già stata definita “social”. Pepper è alto 120 centimetri e pesa 29 chili ed è il prototipo del robot alla conquista del focolare domestico, che lavora a fianco dell’uomo, non sostituendosi a lui.
Un sogno, perché i numeri dicono esattamente il contrario: i robot nelle catene di montaggio, quelli che puliscono casa e fanno compagnia agli anziani, le macchine intelligenti che siedono in un consiglio di amministrazione e operano al posto dei chirurghi ruberanno lavoro agli uomini.

Uno studio dell’Università di Oxford ha previsto per i prossimi anni un rischio robotizzazione dei posti di lavoro pari al 47% in Usa e del 50% in Europa. Quanto vale in termini economici? Alla domanda ha risposto il rapporto “The future of jobs” presentato al World Economic Forum (Wef) di Davos: entro il 2020 il valore complessivo del mercato dei robot raggiungerà 151,7 miliardi di dollari nel mondo contro il 28,3 miliardi del 2015.
Gli algoritmi dal volto umano sono qualcosa di più di un trend dalle potenzialità esponenziali. Sono i protagonisti della quarta rivoluzione industriale dove l’automatizzazione sta prendendo posti di lavoro e sta conquistando anche un ruolo nelle nostre case.

Il modello è quello ipotizzato dai racconti di Isac Asimov, lo scrittore e biochimico russo considerato il padre della fantascienza moderna, che hanno ispirato il film “L’uomo bicentenario” interpretato da Robin Williams. Nei prossimi due anni, secondo le stime dello studio presentato al Wef, saranno venduti circa 35 milioni di robot personali in tutto il mondo e chissà, forse saranno in grado di commuoversi, proprio come faceva Williams. In cima alla lista delle vendite attese nei prossimi 5 anni ci sono i robot per uso domestico, seguiti dai dispositivi per l’intrattenimento, l’educazione e l’assistenza.

La portata della cosiddetta “quarta” rivoluzione è già intuibile: tra circa 10 anni, almeno in America, una famiglia su dieci avrà un uomo automatizzato in casa. In questo contesto un trend da tenere d’occhio è proprio quello dei social robot, che hanno un elevato grado di socialità: riconoscono volti, voci e stati d’animo e rispondono con emozioni proprie alle diversi situazioni.
Se in casa premia il sentimento, nell’industria a premiare è ancora il risparmio sui costi del personale.
Ad essere rivoluzionato potrebbe essere il settore delle consegne con Amazon che pensa ai droni mentre i co-fondatori di Skype lavorano a fattorini-robot. Ma anche quello della mobilità, con Google che sta perfezionando auto senza pilota destinate al trasporto pubblico (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim). Le macchine potrebbero sostituire anche il lavoro di badanti e donne delle pulizie.

Al di là dei lavori manuali, ci sono settori in cui le macchine intelligenti potrebbero prendere il posto di occupazioni più creative, di responsabilità e ben retribuite. Un esempio è il super-computer Watson di Ibm evoluzione del Deep Blue campione mondiale di scacchi già nel 1972. La sfida dello sviluppo dell’intelligenza artificiale dal volto umano è già stata colta dai Big della Silicon Valley, con Elon Musk in testa (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim).

A differenza di quanto ipotizzato da Asimov l’uomo non sarà sostituito per sempre dai robot. La prova? Foxconn, azienda di Taiwan che produce iPhone e iPad. L’azienda aveva assunto nella catena di montaggio infaticabili macchine al posto degli operai, ma poi si è ricreduta: i robot non si sono dimostrati efficienti come previsto perché non assolvono bene, per esempio, ai compiti di precisione. Tanto che l’addestramento umano degli automi, come ha spiegato Forbes, potrebbe addirittura diventare uno dei lavori in ascesa. Insomma, per insegnare alle macchine c’è ancora e ci sarà sempre bisogno dell’uomo.

IDEE DI INVESTIMENTO

La tecnologia insieme con il settore dei consumi è stato il settore di acquisto privilegiato dai grandi gestori americani nel terzo trimestre 2015 secondo l’analisi di Morningstar sulle intenzioni di acquisto dei money manager americani. Per mettere in portafoglio innovazione tecnologica ecco i tre fondi migliori a tre anni (categoria Morningstar: Azionari settore tecnologia):

  • Jpm Europe Technology D (acc) – Eur che a tre anni rende il 21,59%, investe in Europa il 63% del portafoglio e ha come primo settore la tecnologia (80% del portafoglio).
  • Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) che a tre anni rende il 21,23% e ha come primo mercato gli Stati Uniti (72% del portafoglio) investendo il 91% del portafoglio in titoli della tecnologia.
  • Threadneedle (Lux) Global Technology AU che a tre anni rende il 20,3% e investe in tecnologia al 95% e ha come primo mercato gli Stati Uniti (95%).

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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