Tre playlist per tre momenti della giornata, ma tornano sempre gli stessi artisti. Anche un portafoglio con diversi fondi può nascondere esposizioni simili. Come riconoscerle e dare una funzione a ogni investimento. La playlist per lavorare, quella per il viaggio, quella per rilassarsi. Le abbiamo create in momenti diversi, scegliendo titoli e copertine che promettono atmosfere differenti. Poi parte la musica: una voce familiare, un ritornello già sentito, un altro artista che compare ovunque. Abbiamo tre elenchi, ma ascoltiamo quasi le stesse cose.
Anche un portafoglio può crescere così. Si comincia con un fondo azionario globale, si aggiunge un americano dopo averne osservato i risultati, poi arriva un prodotto dedicato all’innovazione. Ogni acquisto ha una sua ragione. Il problema emerge quando mettiamo insieme le scelte: quanto abbiamo davvero allargato il campo? La diversificazione apparente nasce qui. Un fondo può essere ben costruito e aggiungere poco a quelli che possediamo già. Come evitare il problema.
Diversificare il portafoglio significa guardare oltre i nomi
Un fondo raccoglie un insieme di investimenti. Affiancarne diversi richiede di capire come si combinano quei contenuti: aziende, settori, Paesi, valute e caratteristiche dei titoli. Come spiega Consob nella guida alla diversificazione, strumenti con caratteristiche troppo simili possono dare soltanto un’apparenza di distribuzione del rischio.
La diversificazione aiuta a limitare il peso di singoli eventi sul portafoglio, ma lascia comunque esposti alle oscillazioni dei mercati. Due fondi con nomi differenti possono comprare molte delle stesse società. Anche due gestori diversi possono condividere una parte importante delle posizioni. Questo può riflettere scelte ragionate, ma occorre sapere quanto pesano complessivamente.
Tre fondi, una stessa idea di investimento
Immaginiamo un portafoglio di 10.000 euro: 6.000 in un fondo globale, 2.500 in un azionario americano e 1.500 in un fondo innovazione. Sono cifre illustrative, senza riferimento a prodotti reali. Il primo dovrebbe dare accesso a più mercati. Il secondo rafforza la presenza negli Stati Uniti. Il terzo punta sulle trasformazioni tecnologiche. Hanno tre obiettivi diversi. Leggendo le composizioni, però, potremmo ritrovare in tutti e tre alcune grandi aziende americane.
La ragione? Le dieci maggiori società dell’indice S&P 500 rappresentano oltre il 40% dell’indice americano dove si concentra la maggiore offerta di titoli del settore innovazione. Questo vuol dire che anche un mercato così grande come Wall Street può dipendere poche aziende.
Uno studio MSCI offre un altro indizio: nelle simulazioni storiche esaminate, affiancare esposizioni a innovazione e robotica/intelligenza artificiale a una base azionaria globale non apportava diversificazione del rischio. Lo studio MCSI usa indici tematici, per giudicare i fondi servono le loro posizioni effettive. Proviamo a fare un esempio pratico.
Quanto può pesare una società presente in più fondi
| Fondo | Somma Investita in euro | Peso Società Y nel fondo | Esposizione Società Y nel fondo in euro |
|---|---|---|---|
| Azionario Globale | 6.000 | 6% | 360 |
| Azionario america | 2.500 | 8% | 200 |
| Azionario innovazione/robotica | 1.500 | 10% | 150 |
| Totale | 10.000 | 7,1% | 710 |
La Società Y pesa quindi il 7,1% del portafoglio complessivo: 710 euro su 10.000 euro. Le percentuali dei tre fondi non vanno sommate: occorre ponderarle per il capitale investito. Lo stesso ragionamento vale per Paesi e settori. Se, sempre nel nostro esempio, il fondo globale avesse il 65% di azioni americane, quello americano il 100% e l’innovazione l’80%, l’esposizione complessiva agli Stati Uniti arriverebbe al 76%. Era questo l’obiettivo iniziale? Chi voleva puntare soprattutto sugli Stati Uniti potrebbe trovarlo coerente; chi pensava di distribuire il capitale in modo più equilibrato tra mercati avrebbe una concentrazione da riesaminare.
Contare le società che ricorrono in più fondi è solo il primo controllo
Due fondi obbligazionari, per esempio, possono investire in emittenti differenti ma detenere entrambi titoli a lunga scadenza, sensibili a un aumento dei tassi. Conta anche quanto gli investimenti tendono a muoversi insieme: è ciò che misura la correlazione. Le relazioni osservate nel passato possono cambiare con inflazione, tassi e condizioni economiche. Dal 2020, secondo le analisi del FMI, azioni e obbligazioni hanno mostrato una maggiore tendenza a scendere insieme durante le fasi di forte tensione. Combinare le due categorie richiede quindi attenzione alle loro caratteristiche e al contesto.
Cinque controlli prima di aggiungere un fondo
Prima di acquistare un nuovo fondo, vale la pena verificare che cosa aggiunge agli investimenti già presenti. Ecco cinque controlli pratici.
- Guardare dentro i fondi. Consultare le schede periodiche e i rendiconti per confrontare società, settori e Paesi in cui investono. Utilizzare documenti aggiornati a date vicine: le prime dieci posizioni possono segnalare una sovrapposizione, ma non raccontano tutta la composizione.
- Misurare quanto pesano i titoli in comune. Ritrovare la stessa società in più fondi significa dedicarle una quota del capitale attraverso ciascuno di essi. Nell’esempio della tabella, alla Società Y sono riconducibili 360 euro del fondo globale, 200 dell’americano e 150 dell’innovazione: complessivamente 710 euro, pari al 7,1% del portafoglio. È questo peso totale che occorre valutare.
- Cercare anche le somiglianze meno evidenti. Fondi che acquistano società differenti possono concentrarsi sullo stesso settore, sullo stesso Paese o sulle stesse valute. Per gli obbligazionari, confrontare anche la qualità degli emittenti e la sensibilità ai tassi: due prodotti possono risentire degli stessi rischi pur detenendo titoli diversi.
- Dare un compito preciso al nuovo fondo. Completare l’esposizione geografica, destinare una quota alla crescita di lungo periodo o investire su un tema specifico: ogni acquisto dovrebbe rispondere a un’esigenza. La domanda è semplice: quale funzione svolge questo fondo che gli altri non coprono già? Il peso da assegnargli dipende dall’obiettivo, dal tempo disponibile e dal rischio che si può sostenere.
- Controllare i costi e rivedere i pesi. Consultare il KID, il documento con le informazioni chiave, per valutare i costi del nuovo fondo e considerarli insieme a quelli degli investimenti già posseduti. Verificare poi nel tempo quanto pesa ciascun prodotto: se uno cresce più degli altri, può aumentare anche la concentrazione del portafoglio.
IDEE DI INVESTIMENTO
Un portafoglio efficiente cerca una combinazione di investimenti coerente con obiettivi, tempi e rischio sostenibile. Il contributo di un nuovo fondo va valutato rispetto a quelli già posseduti. Una sovrapposizione può essere intenzionale: due gestori possono condividere alcuni titoli ma attribuire loro pesi diversi e adottare strategie differenti. La verifica serve a rendere consapevoli queste scelte. Prima di modificare il portafoglio, vanno considerati anche i costi delle operazioni.
La domanda da portare al consulente, o da affrontare leggendo i documenti, è precisa: che cosa aggiunge questo fondo al mio portafoglio? Una nuova esposizione, una strategia complementare o un diverso equilibrio dei rischi devono rispondere a un’esigenza del piano.
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Note
Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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