Il terzo trimestre del 2026 si è chiuso con una apparente contrapposizione: i mercati conservano, in molti ambiti, risultati positivi da inizio anno, ma settembre restituisce un quadro di debolezza piuttosto diffusa. Non siamo di fronte a una correzione generalizzata, quanto a una fase di progressivo ridimensionamento delle performance, nella quale le gerarchie costruite nei primi sei mesi vengono messe alla prova. Il dato più significativo non è tanto l’entità delle perdite, quanto la loro distribuzione: azioni, obbligazioni e materie prime arretrano contemporaneamente, incrinando quella complementarità tra asset class sulla quale si fondano le strategie di diversificazione.

Il petrolio corre mentre oro e argento perdono terreno

Le materie prime rappresentano forse l’esempio più eloquente di questa discontinuità. Dopo un trimestre complessivamente positivo, con un rendimento medio prossimo al 7%, settembre registra una flessione media del 4%, coinvolgendo oltre tre quarti dei sottostanti. Il petrolio costituisce l’eccezione più significativa: guadagna circa l’8% nel mese, oltre il 34% nel trimestre e sfiora il 60% da inizio anno. All’estremo opposto troviamo il cacao, in calo del 21% a settembre, e l’argento, che perde tra il 10% e il 14% secondo il mercato di riferimento. Anche l’oro arretra, con una flessione mensile compresa tra il 7% e l’8%.

La contemporanea debolezza dei metalli preziosi e la tenuta del petrolio suggeriscono che non si tratti semplicemente di una generalizzata avversione al rischio. Piuttosto, emerge una diversa sensibilità dei sottostanti alle prospettive economiche, alle condizioni finanziarie e agli equilibri specifici di domanda e offerta. La forza del petrolio, in particolare, mantiene aperto il tema delle pressioni sui costi energetici, proprio mentre altre componenti del mercato mostrano segnali di affaticamento.

Il dollaro forte può attutire le perdite per chi investe in euro

Sul mercato valutario, l’euro perde mediamente circa l’1% a settembre e chiude il trimestre in lieve flessione. Il movimento interessa anche il dollaro statunitense, nei confronti del quale la moneta unica arretra di circa il 2,5% nel mese. Si tratta di un elemento tutt’altro che marginale: il rafforzamento del dollaro può attenuare, per un investitore europeo, le perdite registrate dagli strumenti denominati nella valuta americana e non coperti dal rischio di cambio. La dinamica valutaria contribuisce quindi a spiegare alcune divergenze tra le performance dei mercati sottostanti e quelle delle categorie di fondi, ricordando che il rendimento internazionale non dipende esclusivamente dalla direzione dei prezzi.

Wall Street si divide: il Nasdaq sale, il Dow Jones arretra

L’azionario internazionale restituisce una fotografia altrettanto selettiva. Settembre si chiude con una perdita media prossima al 2% e circa due terzi dei listini in territorio negativo. Negli Stati Uniti il Dow Jones arretra di oltre il 4%, mentre l’S&P 500 limita la flessione a circa mezzo punto percentuale e il Nasdaq 100 guadagna oltre il 3%. È una divergenza interessante: la componente tecnologica mostra una capacità di tenuta superiore rispetto al mercato più tradizionale, suggerendo che l’interesse per la crescita non sia affatto esaurito, ma sempre più concentrato.

Taiwan allunga il passo, l’Europa procede in ordine sparso

In Asia, Taiwan avanza di circa il 4% a settembre e supera il 65% da inizio anno, mentre l’India perde quasi il 6% e l’Indonesia circa il 7%. Anche l’Europa procede senza una direzione comune: Atene e Vienna registrano progressi, mentre Parigi, Francoforte e Bruxelles arretrano. Il trimestre premia soprattutto Oslo, Atene e Singapore, ma il dato annuale evidenzia una leadership asiatica ancora più marcata. Parlare genericamente di mercati emergenti o sviluppati rischia dunque di nascondere differenze ormai decisive, legate alla composizione settoriale e alle specificità delle singole economie.

Telecomunicazioni in rialzo, AI e robotica difendono i guadagni dell’anno

La lettura degli indici FIDA settoriali e tematici aggiunge un elemento importante. A settembre quasi tre quarti delle categorie registrano rendimenti negativi, con una flessione media superiore al 2%. Eppure, proprio alcuni dei comparti più penalizzati conservano risultati annuali considerevoli. I metalli preziosi e minerali, per esempio, perdono circa il 9% nel mese, ma guadagnano oltre il 18% nel trimestre. Le telecomunicazioni globali avanzano di oltre il 7% a settembre e sfiorano il 44% da gennaio, mentre intelligenza artificiale, IT globale e robotica mantengono progressi annuali compresi tra il 26% e il 31%.

È una distinzione fondamentale: la correzione dei prezzi non coincide necessariamente con l’esaurimento di un tema d’investimento. Può rappresentare un riequilibrio delle valutazioni dopo rialzi particolarmente intensi, anche se i soli rendimenti non consentono di stabilirne con certezza le cause. Più strutturale appare invece la difficoltà dell’immobiliare europeo, che perde oltre il 10% nel trimestre e rimane negativo da inizio anno. La sua debolezza, letta insieme a quella dell’obbligazionario a lunga scadenza, suggerirebbe una persistente vulnerabilità degli attivi maggiormente sensibili al costo del capitale.

Le obbligazioni lunghe pagano il prezzo più alto

È infatti il reddito fisso a fornire il segnale più netto del trimestre. Oltre l’84% delle categorie obbligazionarie FIDA chiude in perdita, con un rendimento medio prossimo al -2%. Settembre accentua questa tendenza, coinvolgendo quasi quattro categorie su cinque. La penalizzazione cresce sensibilmente con la duration: i governativi dell’area euro oltre dieci anni perdono quasi il 9% nel trimestre, contro meno dell’1% delle scadenze comprese tra uno e tre anni. Una differenza che illustra con particolare chiarezza quanto il rischio di tasso continui a incidere sui portafogli obbligazionari.

Il fenomeno assume ulteriore rilevanza se confrontato con la forza del petrolio. Prezzi energetici sostenuti possono alimentare aspettative inflazionistiche e ridurre lo spazio per politiche monetarie accomodanti, esercitando pressione soprattutto sulle obbligazioni a lunga scadenza.

Idee di investimento: la diversificazione passa anche dai rischi in comune

Il terzo trimestre consegna dunque una lezione meno banale della consueta alternanza tra propensione e avversione al rischio. Il problema non è soltanto individuare le asset class vincenti, ma comprendere quali fattori di rischio le accomunino. La debolezza simultanea di obbligazioni lunghe, immobiliare e numerosi segmenti azionari suggerisce che la sensibilità alle condizioni finanziarie possa prevalere, almeno temporaneamente, sui benefici della diversificazione tradizionale. Nel frattempo, la tenuta del petrolio, la resistenza di alcune nicchie tecnologiche e il contributo delle valute dimostrano che le opportunità ci sono, forse solo meno accessibili per le allocazioni costruite per inerzia.

Scopri come investire al meglio e migliorare il tuo investimento con i nostri portafoglio modello.

NOTE

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Articolo precedente

Chi sale e chi scende: le classifiche dei migliori fondi a settembre 2026

Articolo successivo

Questo è l'articolo più recente

Autore

Monica Zerbinati

Monica Zerbinati

Competenze:
Analista finanziario presso l’Ufficio Studi di FIDA, Finanza Dati Analisi, è specializzata su temi legati al risparmio gestito, attivo e passivo, sul quale cura diversi studi periodici. Le competenze generali riguardano l’analisi di scenario dal punto di vista quali-quantitativo. Cerca di individuare tendenze e semplificare la complessità delle dinamiche di mercati finanziari e reali, combinando analisi macroeconomica, tecnica e fondamentale. Segue inoltre l’evoluzione della normativa in ambito finanziario con particolare focus sulla compliance nell’ambito della consulenza finanziaria. Ha competenze generali su database ed elaborazione dati, produzione di materiale di marketing ed interazioni tecnico-commerciali.

Esperienza:
Al netto di alcune esperienze giovanili in realtà industriali e bancarie, contestuali agli studi, la sua esperienza lavorativa è maturata interamente in FIDA, all’interno della quale – negli anni – ha avuto occasione di collaborare ad ogni genere e tipologia di attività. Data entry, strutturazione banche dati, elaborazioni quantitative, redazione di contenuti editoriali di taglio customizzato e reportistica specifica, supporto nello sviluppo di nuovi tools informatici per operatori della finanza, ma anche assistenza clienti, formazione, organizzazione di campagne informative ed eventi. Gli obiettivi sono molteplici e spaziano dall’integrazione di dati e strumenti informatici a supporto degli operatori della finanza nello svolgere la loro professione, nell’espletamento degli obblighi normativi, ma anche fini filantropici come la diffusione dell’educazione finanziaria.

Formazione:
Ha una laurea magistrale in Finanza Aziendale e Mercati Finanziari conseguita presso la Scuola di Economia e Management di Torino.

Link ai social:

Nessun commento

Lascia un commento


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.