Con le elezioni tedesche si chiude quasi totalmente la stagione elettorale che ha fatto ruotare i vertici delle principali potenze mondiali. La partita rimane aperta in Italia, dove dovremo attendere la primavera 2018 e nel frattempo considerare in via principale i driver internazionali e macroeconomici, piuttosto che quelli politici.

Angela Merkel ha conquistato il suo quarto mandato, come largamente previsto, ed anche se il risultato del voto si è tradotto in una composizione del parlamento un po’ particolare, il suo è ancora il primo partito in Germania, pur indebolito. L’alleanza con Verdi e Liberali auspicata dalla stessa Cancelliera dovrebbe quindi garantire un governo stabile per i prossimi quattro anni, che combinato con la presenza di Macron all’Eliseo permette di pensare al mantenimento della status quo che tanto piace ai mercati.

L’avanzamento del partito euroscettico AfD e le proteste sulla riforma del lavoro varata a Parigi non sono quindi sufficienti ad intaccare l’ottimismo degli investitori, che possono ancora contare sull’abbondante liquidità e sull’inflazione contenuta. I dati macro rimangono complessivamente buoni, sia negli Stati Uniti che nel vecchio continente, ed il rallentamento di alcuni indici sulla produzione Usa viene interpretato come il ridimensionamento di precedenti aspettative legate principalmente alla riforma fiscale promessa da Trump.

Proprio tale riforma è ora oggetto di grande interesse, poiché potrebbe essere annunciata questa settimana, forse mercoledì 27. Le ipotesi sul tavolino sono diverse, e la più ottimistica vedrebbe il prelievo a carico delle aziende scendere al 20% (contro il 15% auspicato da Trump) dall’attuale 35%, con l’obiettivo di creare lavoro ed accelerare la crescita in un momento storico, quello del nono anno consecutivo di espansione, in cui l’occupazione ha ormai raggiunto livelli ottimi.

Analisi di mercato: la sterlina è un osservato speciale

L’analisi puntuale dei principali listini mostra proprio l’imperturbabile serenità agli eventi degli ultimi giorni, in cui le sedute hanno mostrato una sostanziale stabilità sui massimi raggiunti con l’allungo di settembre. La fine dell’estate è stata infatti caratterizzata da movimenti marcatamente direzionali, tra i quali emergono con gran forza gli ottimi risultati delle borse europee.

Alla chiusura di lunedì 25 il Dax vanta, dall’inizio del mese, un vantaggio del 4.47%, il Cac40 del 3.57%, il FTSE Mib del 3.32%. Eccezionale la borsa norvegese con il +5.16%. Pesantemente in territorio negativo troviamo invece Atene, -10%, e Istanbul, -8.67%. Nel resto del mondo primeggiano il Brasile (+5.09%) e Russia (+3.17% in USD). I principali listini Usa sono in equilibrio o lievemente positivi.

Sul piano settoriale sono stati prediletti i comparti legati ad energia, agricoltura, IT con focus sull’Europa, finanza e agli investimenti etici e socialmente responsabili, mentre metalli e minerali, specie se preziosi, hanno vissuto una profonda correzione.

Interessanti anche gli assestamenti sul Forex, in particolare quello della sterlina, che guadagna quasi il 5%, dello Shekel israeliano (+2.08% sull’euro) e del rublo (+1.27%), mentre si deprezza lo Yen (-1.04%). Il cambio euro/dollaro sembra invece essersi stabilizzato in area 1.1800-1.2050, e dopo un rally durato nove mesi sta ora per testare il supporto dinamico a 1.18. Motivo in più per monitorare le novità sulla fiscalità Usa.

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Note
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