Janet Yellen è riuscita a voltare pagina. E anche se ha tenuto i tassi fermi a settembre ha messo definitivamente la parola fine al Quantitative Easing, lasciando aperta la porta a un nuovo rialzo dei tassi di interesse entro la fine dell’anno. I tassi di interesse al 2,5% sono la “nuova normalità” per la Banca centrale americana e si prepara, da ottobre in avanti, a normalizzare il proprio bilancio proprio a 10 anni dallo scoppio della crisi dei mutui subprime.

La mossa di Yellen era ampiamente attesa e digerita da Wall Street e dai mercati in generale e segna una svolta epocale e la fine di un’epoca decennale di tassi al ribasso. La svolta della Fed è già stata imitata dalla Banca centrale inglese BOE e la BCE osserva da vicino la normalizzazione del bilancio della Fed. L’Eurotower è impegnata in un dibattito su come procedere e quando avviare il cosiddetto tapering, ovvero il rallentamento del ritmo di acquisto di asset sul mercato noto come Quantitative easing, in un contesto di rafforzamento dell’economia.

Tassi: in Europa il primo rialzo è previsto nel 2019

Anche in Europa, ma non prima del 2019, dovrebbe arrivare il primo rialzo dei tassi anche se solo di 10 punti base. Anche se non tutto appare scontato. «Le banche centrali sono sempre meno convinte rispetto al passato su cosa fare» secondo un’analisi dell’ufficio studi di Marzotto Sim. «La ragione di questa indecisione risiede nell’inflazione che non riesce a raggiungere i livelli desiderati. In merito a ciò riteniamo che cambiamenti strutturali nell’economia globale come il massiccio uso di tecnologia e robotica unita ad una deflazione salariale posa aver stabilizzato l’inflazione a livelli più bassi rispetto al desiderata del 2% che riflette un mondo che non esiste più».

La strada verso una nuova era di tassi in rialzo è, dunque, avviata. Ma qualcosa potrebbe spezzare questo clima. Per Janet Yellen l’unica incertezza quest’anno è la bassa inflazione che, per il Governatore della FED, è ancora un mistero. Secondo il Financial Times, però, la vera incertezza sulla strada tracciata dal presidente Yellen potrebbe arrivare con le nomine di Donald Trump alla guida della FED attese a febbraio del 2018. Il presidente americano, infatti, ha l’opportunità di ridisegnare interamente la banca centrale americana con la nomina di un nuovo presidente, anche se Yellen appare tra i candidati, e di quattro governatori. La politica monetaria americana non dipende solo dai dati economici americani, ma dalle scelte di un presidente difficile da prevedere.

IDEE DI INVESTIMENTO

In un momento di cambio epocale delle politiche monetarie e dopo che per anni le Banche centrali hanno guidato l’umore del mercato, e bene avere ben chiara la strategia corretta da usare. Come insegna Jeremy Siegel, economista della Wharton School of Economics, il momento del rialzo dei tassi è quello in cui è più facile fare errori. L’analisi di Siegel su tre decenni di politica monetaria americana (1970-2001) è un pezzo di storia della finanza e dà semplici indicazioni su settori che più di altri sono colpiti dai tassi:

  • Un rialzo è positivo per i settori della tecnologia (computer, elettronica, semiconduttori), grande distribuzione (supermercati, logistica), salute (farmaceutici, biotech)
  • Il rialzo è negativo su settori come immobiliare, automotive, petrolio, oro

Quale strategia è meglio adottare per difendere il portafoglio? Secondo l’analisi di Siegel nell’attesa del rialzo bisogna privilegiare le materie prime; mentre a rialzo già in corso è meglio puntare sui titoli tecnologici e ciclici, sottopesare i finanziari (banche e assicurazioni) e le società legate alle costruzioni.

Ma questa analisi andava bene negli anni 90. Perché ogni rialzo dei tassi è diverso e, per esempio, in questa fase le banche e i titoli finanziari non sono stati affatto penalizzati, anzi, soprattutto in America. Secondo gli analisti di Société Générale per selezionare gli asset più promettenti, evitando i maggiori rischi che ancora incombono sull’economia globale. Ecco tre strategie che funzionano adesso:

  1. Preferire le azioni europee rispetto a quelle americane che hanno possibilità di rialzo più limitate. C’è attesa da parte dei mercati per la riforma fiscale e gli investimenti in infrastrutture promessi da Donald Trump che adesso entrano nel vivo. Questo potrebbe dare una spinta a settore delle banche Usa a dispetto della teoria di Siegel.
  2. Le materie prime restano un asset. L’andamento delle materie prime è meno influenzato dall’andamento del dollaro e più dai fondamentali, lo spazio di aumento dei prezzi delle commodity, in particolare energia e metalli industriali e carbone c’è anche a causa della crescita economica e della domanda dei mercati emergenti. In coerenza con la teoria di Siegel, l’oro ha avuto una correzione al ribasso del 7% a settembre. Per Etf Securities, però, sarà proprio l’inflazione che fa penare Janet Yellen a determinare una ripresa della quotazione del metallo giallo entro la fine dell’anno intorno a 1.260 dollari.
  3. I Paesi emergenti non deluderanno. Dollaro, FED e Cina sono i driver per la performance dei mercati emergenti. I rischi sono legati a un rallentamento economico della Cina non previsto e brusco, a un aumento eccessivo della produzione petrolifera degli Stati Uniti, fattori che al momento non si sono verificati. In questo caso si può diversificare sui fondi obbligazionari emergenti  tenendo in considerazione anche il fattore valuta.

Per capire come investire visita il sito di Online SIM.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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