Sono settimane difficili per Theresa May e per le famiglie inglesi che cominciano a sentire tutto il peso della Brexit nei loro bilanci. Gli ultimi dati sul tasso d’inflazione nel Regno Unito sono un termometro chiaro di quanto sta accadendo: l’aumento dei prezzi registrato nel mese di agosto è salito quasi al 3% e le previsioni della Banca centrale britannica (BOE) parlano di un superamento della soglia del psicologica del 3% già a partire da ottobre. Per questo la BOE ha deciso di smettere i panni della colomba e di indossare quelli del falco che vola verso un rialzo dei tassi di interesse inglesi. La sterlina

Non basta, infatti, l’aumento dei salari che non riesce a tenere il passo con l’aumento del tasso d’inflazione, e la famiglia media inglese ha visto scendere il proprio potere di acquisto, nonostante il tasso di disoccupazione attuale nel Regno Unito abbia appena toccato il minimo degli ultimi 42 anni. La forte svalutazione della sterlina nei confronti di dollaro ed euro, causa Brexit, ha reso inevitabile questo scenario e la scelta della BOE di annunciare un rialzo dei tassi dopo 10 anni. “Siamo sorpresi dal tentativo della Banca d’Inghilterra di orientare il mercato verso una speranza di attenuazione monetaria nei prossimi mesi” ha detto Adrian Hilton, responsabile tassi e valute di Columbia Threadneedle Investments. “Il cambiamento di tono ha chiaramente spiazzato il mercato e avrà un impatto importante sulla sterlina, ma l’incertezza rimane, sia su Brexit che sulla ripresa dei consumi delle famiglie. Ora bisogna capire se il mercato ha deciso di scontare e dare un prezzo a un ciclo esteso di aumento dei tassi o se crede semplicemente a uno stimolo di emergenza e, in questo ultimo caso, la correzione dei prezzi può essere limitata”.

La strategia della BOE a cui il mercato crede, e l’andamento della sterlina che dopo un picco al rialzo è tornata alla normalità su euro e dollaro, sembra quella di un addio alla politiche ultra espansive che fanno salire l’inflazione e scendere la sterlina, dando per scontato un rialzo dei tassi già al prossimo comitato atteso a novembre 2017. La probabilità di un rialzo dello 0,25% a novembre è data al 65%, mentre il mercato sconta una probabilità di rialzo del 100% prima di marzo 2018.

IDEE DI INVESTIMENTO

Prima della Brexit, una ricerca della Bank of England aveva ricostruito la storia dei tassi d’interesse negli ultimi 500 anni. Il risultato? Oggi sono ai livelli più bassi di sempre e sono in territorio negativo in importanti economie come Giappone, Eurozona, Svizzera, Svezia e Danimarca. Questo ciclo è già all’inizio della fine in America, presto lo sarà in Uk e, stando alle parole di Mario Draghi le cose cambieranno a partire dal 2020, se tutto va come deve.

La ripresa dei tassi favorisce il mercato obbligazionario che, secondo un’analisi di Schroders, per quanto siano poco attraenti a livello di rendimenti sono un’opzione da non escludere dal portafoglio. In arrivo c’è anche la seduta della Fed che a ottobre, secondo Dave Chappell, gestore di portafogli obbligazionari di Columbia Threadneedle Investments, darà il via all programma reinvestimento del tapering (QT). «Da tempo siamo convinti che la Fed ha progettato una finestra di sei mesi per guidare il mercato verso il QT e per dare tempo di valutarne la reazione, prima di decidere se continuare a normalizzare i tassi nel mese di dicembre».

  • Per chi investe in questo delicato momento di passaggio da tassi zero a ripartenza, l’occasione sulle obbligazioni si trova nel segmento corporate bond, in particolare nell’investment grade.
  • Per chi investe in azioni, per i gestori la scelta migliore è ancora l’Europa, dopo che il rischio politico si è attenuato.

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Note
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