La Cina non fa in tempo a segnare un punto a suo favore contro gli Stati Uniti, che deve già mettersi in guardia dall’arrivo di nuovi dazi, questa volta per mano dell’Unione europea. Il 2017 si dimostra, ancora una volta, l’anno più duro per l’economia di Pechino stretta tra guerre valutarie e commerciali aggravate dalla crisi coreana che a Ferragosto aveva inasprito i rapporti con Donald Trump. Il rischio di nuovi dazi americani sulle merci cinesi, sembra al momento rientrato dopo che il Governo cinese ha sostenuto il Consiglio di sicurezza dell’Onu nell’adozione di “misure necessarie” sull’ultimo test nucleare della Corea del Nord del 3 settembre, il più potente dei sei fatti. Pechino ha imposto un divieto delle esportazioni di prodotti tessili da parte del Paese e ha limitato le importazioni di greggio e di gas naturale.

Attutita la crisi nord coreana, si apre il fronte europeo. Italia, Germania e Francia hanno chiesto da tempo al regolatore europeo di trovare il modi di controllare gli investimenti cinesi verso l’Unione europea. Tanto che è pronto il regolamento Ue anti-scorrerie per stoppare lo shopping cinese e non solo degli asset industriali strategici europei. Il varo ufficiale era atteso il 13 settembre con il discorso sullo Stato dell’Unione che il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. In gioco c’è il futuro della politica commerciale e degli accordi di libero scambio, che tengono conto anche del nuovo scenario Brexit, del digitale e alla difesa, ma anche alla riforma del mercato di Dublino e dei rapporti con la Turchia.

Lo scudo anti-Cina è stato messo a punto da Bruxelles seguendo i suggerimenti che sono arrivati a Juncker in un documento congiunto di  Italia, Francia e Germania.

Ecco quali sono i punti chiave:

  • Un muro alle acquisizioni di tutte le società legate ai programmi strategici Ue, tra cui Galileo, Copernico e Horizon 2020.
  • La Commissione europea dovrà essere informata degli investimenti esteri quando si tratta di settori chiave come telecomunicazioni, energia, tecnologia, aviazione. Spetta poi alla Commissione esprimere un parere entro 25 giorni lavorativi, anche se la decisione finale sull’operazione spetterà allo Stato, quindi la Commissione Ue non ha potere di veto.
  • I 12 Paesi Ue come l’Italia o la Francia che hanno già un meccanismo di screening nazionale dovranno quindi segnalare alla Commissione i casi sotto esame, mentre i Paesi che ne sono sprovvisti, in base al principio di leale cooperazione, dovranno indicare le operazioni in corso.

La politica commerciale Ue punta dritta sulla separazione negli accordi di libero scambio, anche retroattiva, della parte sugli investimenti a competenza mista Ue-stati membri, dal resto a competenza esclusiva Ue, su cui si potrà così procedere rapidamente. Jean Claude Juncker è stato chiaro: «Non siamo difensori ingenui del libero commercio», ha detto nel discorso sullo Stato dell’Unione europea proponendo un esame delle proposte di investimenti stranieri nei settori strategici. Intanto prosegue il lavoro di Commissione, Parlamento e Consiglio Ue, che il 12 avranno un altro incontro di negoziato, sul nuovo sistema di dazi anti-dumping che sarà di applicazione anche per la Cina.

IDEE DI INVESTIMENTO

La difesa europea è arrivata dopo che nel 2016 la Cina ha fatto record di investimenti nei Paesi dell’Unione europea con un occhio particolare verso Gran Bretagna, Germania, Italia e Francia. Ma è dal 2000 che Pechino spende per investimenti diretti esteri in Europa: secondo i calcoli di The Mercator Institute for China Studies (MERICS), dall’inizio del secolo i cinesi hanno impiegato bel 102,386 miliardi di euro per operazioni di acquisizione in Europa. Dall’inizio del 2017, però, sempre secondo dati MERICS la tendenza si è invertita: il Governo cinese, infatti, ha posto un freno per limitare l’impatto sul cambio della valuta e per prevenire progetti di investimento “irrazionali”. Il risultato è che il volume delle operazioni di M&A nel primo trimestre 2017 è sceso di circa il 60% rispetto allo stesso periodo del 2016. Secondo gli analisti siamo all’inizio della fine dell’età d’oro degli investimenti diretti esteri globali della Cina. Resta il fatto che la Cina è al momento la proprietaria più grande d’Europa e ha scelto di puntare sull’euro e non sul dollaro.

Per investire in Europa cercando di seguire il più possibile l’andamento del mercato azionario puntando sulle large cap ci sono i fondi che Morningstar ha catalogato come Azionari Europa Large Cap blend che adottano uno stile di gestione misto.

Ecco i migliori fondi da gennaio ad agosto 2017:

La top ten dei fondi con stile misto per investire in Europa

ProdottoRendimento YTDRendimento 1y
Schroder ISF European Alpha Focus C Acc17,68%29,64%
BL-European Family Businesses B EUR15,98%---
8a+ SICAV - Eiger R14,02%25,63%
Generali IS SRI Ageing Population DX EUR12,21%13,50%
Pictet - European Equity Selection Classe R Eur11,59%17,56%
DNCA Invest Norden Europe A EUR11,64%---
LO Funds Eurp Eq Fctr Enh EUR NA11,11%18,59%
DPAM INVEST B Equities Europe B Cap10,85%18,10%
INTECH European Core A € Acc10,23%14,30%
Sidera Funds Eq Eurp Active Sel B Acc10,07%16,74%
Nella tabella, i migliori fondi per rendimento da gennaio ad agosto 2017 disponibili in Italia nella categoria Azionari Europa large cap blend. Fonte: Morningstar.

Per capire come investire visita il sito di Online SIM.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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