Dopo una lunga fase prevalentemente orientata alla stabilità dei trend positivi sia sull’azionario che sull’obbligazionario, complice la progressiva e crescente fragilità di quotazioni sostenute dai tassi mantenuti artificialmente bassi, i mercati hanno mostrato i primi scossoni, corroborando ipotesi di bolle speculative.  Le prese di beneficio generalizzate però, pur mutando le tendenze di breve ha lasciato per ora inalterate quelle di fondo.

Dal punto dei vista tecnico in Europa il Dax ha perso gli 11500 punti, supporto di breve termine, ma rimane ancora lontano dalla trend line di medio lungo transitante almeno 1000 punti più in basso. Non molto diverso è lo scenario Oltreoceano con lo S&P500 che pur avendo perso forza propulsiva, rimane inserito in un canale rialzista con il floor a 2000 punti, circa il 5% al disotto delle attuali quotazioni.

In ambito valutario si è assistito ad una ripresa dell’euro sul dollaro dopo che lo storno dei mesi scorsi aveva favorito le prospettive di rilancio dell’economia europea. La moneta unica, dopo il superamento della resistenza posta a 1.1 e la tenuta di quella in area 1.14-1.15 si muove lateralmente in attesa delle mosse delle banche centrali. Plausibile attendersi periodici movimenti di riequilibrio tra le due valute.

Il petrolio sembra aver superato la fase di estrema debolezza sia per il rafforzamento del dollaro che per ragioni strutturali legate alla domanda ed alle dinamiche estrattive non convenzionali. I livelli di prezzo raggiunti non costituiscono per ora motivo di preoccupazione per le prospettive di crescita che finora ne hanno beneficiato. Le dinamiche inflattive, come i primi segnali sembrano confermare, potrebbero viceversa accelerare con effetti non trascurabili sulle aspettative delle politiche espansive in atto in Europa determinate anche dagli obiettivi sull’inflazione.

Idee di investimento

Globalmente le principali asset class paiono fortemente correlate con movimenti sincroni che rendono difficile la diversificazione di portafoglio.  In questo scenario, e in assenza di segnali più duraturi di storno, la forza dei trend obbligazionari pare affievolirsi rispetto a quelli azionari anche per il limite naturale ormai raggiunto dai tassi di interesse. Sebbene il percorso di ripresa economica sia ancora instabile le prospettive in termini relativi potrebbero favorire i secondi e i segmenti a più elevato rischio dei primi.

Asset class a confronto

MiglioriPeggiori
Azionario Paesi EmergentiObbligazionari Euro Corporate
Obbligazionario Euro High YieldObbligazionario Paesi Emergenti

Note

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Luca Lodi

Luca Lodi

Head of R&D di FIDA, Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca-sviluppo e formazione del gruppo (FIDAmind). Sviluppa metodologie quantitative per l'analisi di portafoglio, di strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti ha collaborato con ADB S.p.A occupandosi della gestione del settore Banche Dati e dell’Uffico Studi. Giornalista pubblicista collabora con testate editoriali.

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