Il mese di settembre si è concluso in ribasso per i principali listini azionari. Gli indici di borsa chiudono con performance negative nella maggior parte dei casi; a fare eccezione, e con un ragguardevole +6% (in valuta), troviamo l’indice di Istanbul, seguito dal +3,2% del Stoccolma Omx 30. Mentre la borsa svizzera e quella giapponese si muovono poco sopra la parità, il resto delle classifiche sono in territorio negativo. La maglia nera va ad alcuni indici asiatici.
Per sommi capi, possiamo affermare che il sud-est asiatico è l’area maggiormente colpita dal rintracciamento, mentre gli Usa si collocano in modo poco compatto nella seconda metà delle classifiche. Dopo un agosto promettente, si sono infatti verificate perdite rilevanti sul settore tech, con risvolti non trascurabili sul Nasdaq, in calo del 5,7%, ed anche sullo S&P 500 con una perdita del 3,9%.
L’Eurozona è meglio posizionata, presenta però un evidente gap tra i Paesi scandinavi, in testa, e quelli mediterranei.

Sul mercato valutario invece continua la ripresa del dollaro e dello yen rispetto all’euro, la moneta unica però continua a rivalutarsi rispetto alla sterlina e alle monete scandinave, anche se sembra evidente una battuta d’arresto del recente processo di rafforzamento dell’euro.
Osservando invece l’andamento del risparmio gestito, gli indici di categoria azionari con specializzazione geografica denotano andamenti in linea con quelli dei listini. I fondi azionari europei chiudono il mese in negativo, confermando le scarse performance dell’azionario britannico e degli emergenti europei, appesantiti dal calo della borsa moscovita. In USA invece sono nuovamente i titoli Growth a pesare maggiormente sulle performance, con poche differenze se si guarda alla capitalizzazione.

Guardando invece ai settori, si conferma l’andamento negativo del settore energetico, in calo del 11,83%, e dei metalli preziosi. Male anche il settore Fintech. Pochi i settori in positivo, tra i quali il biotech, le energie alternative e le risorse idriche.
Riguardo agli indici obbligazionari, sono prevalentemente in crescita, con un andamento però variegato: performano meglio in generale i governativi e in particolare quelli statunitensi.

La correzione sui listini azionari si è fatta sentire maggiormente nei mercati sviluppati, trainati dalle incertezze legate al voto negli USA e dalla correzione di inizio mese che ha travolto il settore tech, riflettendosi sull’andamento degli indici di categoria. Meglio l’obbligazionario, anche se con differenze sostanziali da settore a settore, dove è stata poco premiante la specializzazione geografica.

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Note

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Autore

Monica Zerbinati

Monica Zerbinati

Analista finanziario presso l’Ufficio Studi di FIDA, Finanza Dati Analisi. È specializzata nel risparmio gestito sul quale cura diversi studi periodici. In particolare, si occupa di analisi di scenario di tipo quali-quantitativo combinando analisi macroeconomica, tecnica e fondamentale. Segue inoltre l’evoluzione della normativa in ambito finanziario con un particolare focus sulla compliance nell’ambito della consulenza finanziaria.

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