Il 2022 inizia in controtendenza rispetto all’anno precedente, complessivamente ottimo. Il 2021 si è infatti chiuso con un bilancio decisamente positivo sui mercati finanziari, in particolare con riferimento all’azionario. Infatti circa il 90% delle categorie FIDA azionarie ha messo a segno rendimenti annuali positivi, in media del 18%. Per l’obbligazionario invece le categorie in positivo sono il 60% con un rendimento medio dell’1,8%.

Gennaio si archivia con perdite diffuse. Tra i principali listini azionari solo un quarto registra variazioni positive (in valuta). Tra questi si segnala l’indice di Istanbul, in allungo di quasi l’8%, seguito dal Bovespa (+7%) e Atene (+5%). Nell’insieme è l’Asia a conquistare i migliori posti in classifica, dopo un lungo periodo da fanalino di coda. In Europa sono i Paesi mediterranei a posizionarsi meglio, ad esclusione della Grecia che si trova già in lieve perdita. Mosca e tecnologici Usa chiudono il ranking con flessioni di 8-10 punti percentuali.

Sul piano valutario prosegue l’indebolimento dell’euro verso le altre principali monete.

Gli indici di categoria FIDA azionari geografici si muovono in modo coerente. Solo l’11% è positivo ed il rendimento medio si aggira attorno al -3.5%. Sono le economie emergenti a conquistare i migliori risultati, e raggiungono il record del +13.60% con il Brasile, seguito da Turchia (+8%), Africa e Medio Oriente (+5.30%).

Oltre al buon posizionamento dell’Asia, seguita da Europa e America, risultano particolarmente significative le dimensioni societarie e le prospettive di crescita: ovunque infatti sono le società ad elevata capitalizzazione di borsa a sovraperformare, così come le società value. A chiudere la classifica troviamo la Russia, le società growth europee e le mid e small cap svizzere, con perdite che arrivano al 10%.

I mercati dopo mesi di rialzi

Le specializzazioni settoriali si mostrano leggermente più volatili, con una perdita media di circa sei punti percentuali. Al primo posto troviamo le energie tradizionali, che proseguono la tendenza dell’anno precedente balzando in avanti di quasi il 10%. Accompagnano risorse naturali e finanza, sempre in accordo con i trend di medio termine. Sono quindi le industrie più tradizionali a guadagnare la fiducia degli investitori in questo inizio anno. I comparti più innovativi invece scivolano in fondo al ranking con perdite anche pesanti: le energie alternative cedono quasi in 13%, seguite da IT, robotics e biotech.

Anche i fondi obbligazionari vivono un momento di particolare debolezza. Solo un indice su dieci è in attivo ed il rendimento medio è in rosso di oltre un punto percentuale. Più che da dinamiche valutarie, i fenomeni sono spiegati da duration, qualità del debito e correlazione con l’azionario. Sono infatti le scadenze brevi a tenere maggiormente il valore, così come gli attivi investment grade. L’esposizione all’inflazione permette di mitigare le perdite. Gli asset convertibili, invece, arrivano a cedere quasi il 5%.

A giocare un ruolo di primo piano nel raffreddare i mercati dopo oltre venti mesi di rialzi potrebbero essere state le più importanti Banche Centrali. Pare sempre più probabile una svolta “falco”, soprattutto sotto le spinte inflazionistiche. La prima a muoversi dovrebbe essere la Fed e l’effetto immediato dovrebbe essere un ulteriore rafforzamento del biglietto verde.

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Note

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Autore

Monica Zerbinati

Monica Zerbinati

Analista finanziario presso l’Ufficio Studi di FIDA, Finanza Dati Analisi. È specializzata nel risparmio gestito sul quale cura diversi studi periodici. In particolare, si occupa di analisi di scenario di tipo quali-quantitativo combinando analisi macroeconomica, tecnica e fondamentale. Segue inoltre l’evoluzione della normativa in ambito finanziario con un particolare focus sulla compliance nell’ambito della consulenza finanziaria.

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