Il mese di maggio 2019 è stato ricco di tensioni e, complessivamente, pessimo per i mercati, soprattutto azionari, pur contestualizzato in uno scenario di più ampio respiro che ancora non è compromesso. L’Euro Stoxx 50 è scivolato dello 6,66%. La peggiore piazza europea è stata Stoccolma, che lascia per strada quasi il 10%, seguita da Milano a -9.50%.

Anche i listini Usa si sono mossi in terreno pesantemente negativo, con perdite comprese tra il 6,50% dello S&P 500 e l’8.50% del Nasdaq 100. Nella stessa area si sviluppano gli andamenti delle principali borse asiatiche. Su scala mondiale, ben poche sono le eccezioni al crollo che ha travolto i mercati in questo maggio da manuale. Tra questi, l’indice di Atene si distingue con performance superiori al 7%, maturato dopo le elezioni europee che hanno segnato la fine dell’era Tsipras. Bene anche il Brasile, che con il recupero delle ultime settimane ha invalidato il trend negativo degli ultimi quattro mesi, aprendo così all’opportunità di riconquistare i massimi storici. Buon momento anche per l’indice russo, che non è andato lontano dai massimi relativi ed è ben impostato sul medio periodo.

Analisi di mercato: cresce il rischio sull’obbligazionario

Lasciando il focus sugli indici a favore di una visione di insieme si evidenzia un’impostazione relativamente buona per l’Europa orientale e l’Australia, ed un buon recupero dei metalli preziosi e del settore immobiliare, ma non a livello europeo.
I mercati obbligazionari si muovono in maniera coerente con la congiuntura in atto. Complessivamente si registra un tiepido allungo, trainato dai bond Usa che sfruttano anche il lieve rafforzamento del biglietto verde. Buoni risultati anche per gli emergenti diversi dalla Cina. I long term viaggiano decisamente meglio degli short term, mentre in terreno negativo troviamo gli high yield ed i convertibili.

Le ragioni del crollo di maggio sono molteplici, ed una di queste è sicuramente la diffusa presa di profitto dopo mesi di rally. I sottostanti non sono cambiati, o almeno non radicalmente. La Fed continua a mostrarsi cauta come piace ai mercati, Bce e BoJ non danno segno di voler procedere con la normalizzazione delle politiche espansive. In prospettiva, ogni ipotesi di gain sui bond è confinata al rischio o sul trading. Con la curva dei tassi ancora poco ripida e la concreta possibilità di vedere cronicizzarsi la patologia dei tassi a zero, l’equity beneficia della massiccia liquidità e della scarsa presenza di alternative.

I dati macroeconomici evidenziano una tenuta delle condizioni dell’economia reale, particolarmente tonica negli Usa: la disoccupazione scesa al livello record del 3,6% attira le invidie di ogni angolo del mondo, i salari continua a registrare aumenti, gli indici di fiducia battono le aspettative e le scorte di petrolio in contrazione rimandano alla vivacità del settore industriale. I dati deludenti riguardano quasi esclusivamente il settore immobiliare, che negli ultimi anni registra un andamento altalenante in cui i periodi di magra contribuiscono a scaricare eventuali tensioni.

In Europa lo scivolone dello Zew rappresenta il dato più grave, mentre i vari indicatori su prezzi e consumi mostrano quale cenno di vita da parte dell’inflazione.

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Note

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