Capita che, quando sei in cima al mondo, ci sia chi comincia a mettere in dubbio la tua capacità di restarci. È quanto sta accadendo alla Apple che è arrivata al suo apice: è l’azienda più ricca del mondo, ha chiuso l’ultimo trimestre del 2015 con i dati migliori di sempre, è la più capitalizzata, ma qualcuno comincia a parlare della fine di un’era. Il motivo è proprio la crescita smisurata del gruppo guidato da Tim Cook, che ha un valore di mercato di oltre 700 miliardi di dollari.
La ragione dell’allarme suonato dagli analisti proprio nella settimana in cui Wall Street celebra i risultati trimestrali delle aziende web come Alibaba e Facebook, è il rallentamento delle vendite degli iPhone.

Da sempre il melafonino è il gioiello di casa, ma quest’anno sembra non tirare più: le vendite hanno toccato il livello più basso dal 2007, anno in cui fu messo sul mercato il primo modello. Il risultato? Le entrate nel primo trimestre fiscale che si è chiuso il 26 dicembre sono calate come mai era successo negli ultimi 15 anni: 75,9 miliardi di dollari contro i 76,54 miliardi previsti dagli analisti di Wall Street.

E li dato della società guidata da Tim Cook stride ancora di più se lo si confronta con l’ascesa inarrestabile di Alibaba, società di e-commece del cinese naturalizzato americano americano Jack Ma, e di Facebook, la creatura di Mark Zuckerberg, l’unico uomo che sia riuscito a fare soldi con Internet senza vendere niente, nemmeno un canone annuo. I due colossi del web fanno il pieno di utili e hanno presentato conti al di là delle previsioni degli analisti.

Tim Cook può consolarsi solo perché è in buona compagnia. Altri due “vecchi giganti” tecnologici come Amazon e Microsoft hanno preso una bastonata dal mercato che sembra voler dare una sveglia ai dinosauri dell’innovazione. La prova? Amazon nonostante il maggiore utile netto dei suoi 19 anni in Borsa non ha soddisfatto le attese ed è affondato in Borsa, mentre per Microsoft gli utile e i ricavi sono in calo, ma il titolo è salito, nonostante i dubbi sul futuro.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Per Tim Cook questo inizio d’anno è preoccupante: il 2015 si era aperto con il record degli smartphone venduti da Cupertino, grazie all’introduzione alla fine del 2014 dell’iPhone Plus, con la novità dello schermo più grande, che lo rende un ibrido tra telefono e tablet. Il 2016 si è aperto con il calo peggiore dal 2007 e pure con lo scivolone degli adattatori per la presa corrente di alcuni Mac e dispositivi iOS, prodotti tra il 2003 e il 2015, che sono stati ritirati dal mercato europeo per un possibile rischio di shock elettrico.
Lo scorso dicembre il consensus degli analisti stimava una crescita per il titolo del colosso di Cupertino del 50% nel corso del 2016. I dati dicono che da novembre il titolo ha perso oltre il 20% e gli analisti si sono affrettati a tagliare le stime su Apple perché l’iPhone è stato il grande motore della crescita in questi anni, e ora non traballa, ma non solo: altre spie che lasciano intravedere una nuova fase per Apple sono le vendite degli iPad, in calo da due anni, e quelle dei computer della linea Mac, in flessione di fronte a una concorrenza sempre più agguerrita.
Tra i più pessimisti ci sono Deutsche Bank e Morgan Stanley che sottolineano un dato preoccupante: la crescita dei ricavi nell’ultimo trimestre è stata dell’1%. E questa per gli analisti potrebbe essere un’inversione di trend, uno stop alla crescita.

Ecco i tre nodi chiave che Tim Cook, secondo gli analisti, deve affrontare per far ripartire i ricavi:

  • Spingere sull’innovazione di prodotto. L’inversione di tendenza nei ricavi viene attribuita dai vertici dell’azienda al superdollaro, che inevitabilmente influenza il numero delle vendite. Ma gli analisti da tempo spiegano il calo delle vendite con le poche vere novità che gli ultimi prodotti Apple hanno mostrato, generando meno entusiasmo rispetto al passato tra i consumatori.
  • Non usare la leva del prezzo. A frenare le vendite sono la Cina e un mercato globale affollato di concorrenti a basso costo. Su questo Cook può fare poco se non battere la concorrenza con prodotti unici. Usare la leva del prezzo abbassandolo anche sui suoi device sarebbe una mossa suicida.
  • Puntare su nuovi mercati. Si guarda all’India o a prodotti ancora da svelare, e non è un segreto che Google e Apple lavorino all’auto driverless (Leggi qui l’approfondimento di Online Sim), e mettere a punto Apple Watch che finora non ha dato i risultati sperati.

Per mettere in portafoglio il settore dell’innovazione tecnologica e puntare sui protagnisti hi-tech mondiali ecco i tre fondi migliori a tre anni (categoria Morningstar: Azionari settore tecnologia):

  • Jpm Europe Technology D (acc) – Eur che a tre anni rende il 21,59%, investe in Europa il 63% del portafoglio e ha come primo settore la tecnologia (80% del portafoglio).
  • Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) che a tre anni rende il 21,23% e ha come primo mercato gli Stati Uniti (72% del portafoglio) investendo il 91% del portafoglio in titoli della tecnologia.
  • Threadneedle (Lux) Global Technology AU che a tre anni rende il 20,3% e investe in tecnologia al 95% e ha come primo mercato gli Stati Uniti (95%).

    Note

    Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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