Dopo il record del Bitcoin che è arrivata oltre 10 mila dollari, aumentando di dieci volte il suo valore da gennaio, il 2017 che sta per chiudersi può essere davvero definito l’anno del Bitcoin, la criptovaluta che si è affermata a livello globale. Tanto che si parla già di bolla anche se le autorità di regolamentazione per il momento restano a guardare, non intravedendo particolari rischi. Ma qualcosa sta accadendo se dopo un aperto conflitto, ora le banche centrali hanno capito che non possono più ignorare questo fenomeno che è nato ormai otto anni fa.

La prova sta in un documento sul Bitcoin redatto dalla Bank of international settlements (BIS), ovvero dalla banca centrale delle banche centrali, lo scorso settembre in pieno boom da Bitcoin, si afferma che le banche centrali non possono ignorare la crescita delle criptovalute e dovranno probabilmente valutare se non sia il caso di emettere le proprie valute digitali. Insomma, diventare a tutti gli effetti concorrenti dei Bitcoin emettendo denaro digitale che sarebbe direttamente convertibile in denaro e riserve.

Le banche centrali sono davvero sul punto di fare concorrenza al Bitcoin? Le dichiarazioni ufficiali tendono a minimizzare il fenomeno. Per Mario Draghi, presidente della BCE la valuta digitale «non ha davvero un impatto né sulla politica monetaria né sulla stabilità finanziaria e non è nemmeno così matura da richiedere regole», mentre Jerome Powell, che sarà alla guida della FED da febbraio 2018, ha sempre dichiarato che le questioni tecniche rimangono legate alla tecnologia e che la governance e la gestione del rischio sono fondamentali e in un’intervista alla CNBC ha detto che «i Bitcoin non contano davvero oggi perché non sono abbastanza grandi» e questo nonostante la valuta ora valga più di McDonald’s e Walt Disney per capitalizzazione di mercato e nonostante proprio la catena di hamburger americana abbia annunciato che accetterà i Bitcoin come valuta dal 2019.

Bitcoin: la Cina ha vietato il trading e vuole governare le valute digitali

Le banche centrali però hanno messo sotto osservazione il tema. Del resto, c’è già un precedente. La Banca centrale dell’Uruguay ha già messo in cantiere un progetto pilota per il lancio della versione digitale del peso, anche se ufficialmente non si tratta di un concorrente del Bitcoin, gli si avvicina molto. Il mondo economico fuori dalle banche centrali è molto critico. Per il premio Nobel all’Economia, Joseph Stiglitz, per esempio, il Bitcoin dovrebbe essere vietato e non ha alcuna funzione sociale, e Davide Serra, fondatore di Algebris, ha affidato a Twitter il suo pensiero lapidario: «Bitcoin è uno strumento di riciclaggio di denaro per criminali/imbroglioni fiscali che è stato trasformato nel più grande schema Ponzi di tutti i tempi con un valore di $160bn (3x Madoff) e sono stupito che non un singolo regolatore sia intervenuto. Incredibile».

Il timore è che il Bitcoin possa diventare uno strumento finanziario scambiato come qualsiasi altro dalle banche e utilizzato all’interno di prodotti finanziari destinati al grande pubblico. Per questo le banche centrali non possono stare a guardare. Secondo un’analisi di Bloomberg, la Cina è il Paese più sicuro sulla materia. People’s Bank of China ha dichiarato di avere il pieno controllo sulle criptovalute e di avere un un gruppo di ricerca istituito gi nel 2014 per sviluppare monete digitali, tanto che il governo cinese ha vietato il trading privato di Bitcoin, senza riuscire però a fermare il mercato, e pensa di introdurre valute digitali di Stato.

Anche il governatore della Banca centrale del Giappone (BOJ), Haruhiko Kuroda, è possibilista e h avviato una fase di studio per l’emissione di valute digitali, anche se non c’è un piano per lanciare moneta digitale della banca centrale così come la Banca centrale inglese (BOE) è lontana dalla creazione di una versione digitale della sterlina, mentre per Banca d’Italia, Germania e Francia l’aspetto speculativo resta quello preponderante quando si parla di criptovalute.

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