Donald Trump ha accorciato la distanza da Hillary Clinton e l’indice della paura di Wall Street, il Vix che misura la volatilità del mercato, è di nuovo sui massimi dal dopo Brexit. È il segno che fino al risultato elettorale la volatilità è la vera protagonista del mercato con tutte le conseguenze del caso: vola l’oro, il bene rifugio per eccellenza, cedono le Borse, si allargano gli spread sul mercato obbligazionario. Dopo l’esperienza di Brexit, che ha colto molti grandi investitori di sorpresa, i gestori hanno già cominciato a rivedere la composizione del proprio portafoglio in vista dell’esito elettorale e, in parte, hanno cambiato strategia. La ragione? Le nuove indagini dell’Fbi hanno inferto un duro colpo a Hillary Clinton e alla sua vittoria che era considerata dal mercato la più prevedibile, e hanno rafforzato, invece, la corsa verso la presidenza di Donald Trump.
Nel ribilanciamento dei portafogli, qualunque sia il candidato vincente, l’attenzione degli investitori è rivolta alla composizione del nuovo Congresso americano: l’impatto economico delle elezioni, infatti, dipenderà sostanzialmente da quale partito ne avrà il controllo, più che dal Presidente. Attualmente, i Repubblicani, il partito di Trump, controllano la Camera dei Rappresentanti (246 seggi su 435), ma le cose potrebbero cambiare presto. L’8 novembre, si tengono le elezioni per tutti i seggi della Camera e di 34 seggi al Senato e, secondo le previsioni, i Democratici potrebbero riprendere il controllo del Senato (dei 34 posti da assegnare, 24 sono attualmente detenuti da repubblicani).
Cosa cambia per chi investe? Aumenta fortemente il senso di incertezza legato a fattori politici. Una vittoria di Trump, in particolare, aprirebbe scenari nuovi nella relazioni internazionali, con effetti non facilmente prevedibili sulla performance delle asset class almeno nel breve. Non si tratta, quindi, solo di Trump o Clinton.

Gli scenari possibili sono almeno tre. Ecco come prepararsi alle conseguenze sui principali asset del voto americano secondo tre scenari possibili tracciati da Valentine Ainouz, Sergio Bertoncini, Bastien Drut, Roberta Fortes, Eric Mijot, Anne-Charlotte Paret, Tristan Perrier, Ibra Wane, Research, Strategy and Analysis di Amundi; Doug Peebles, CIO Fixed Income, e Paul De Noon, Director—Global High Income and Emerging Market Debt di AB-AllianceBernstein; Guglielmo Manetti, Vice Direttore Generale di Intermonte Advisory, Bernd Kiegler, gestore azionario mercati sviluppati di Raiffeisen Capital Management e Stefano Reali, fund manager di Pharus management.

VINCE HILLARY CLINTON

Se vince Clinton: è probabile una prosecuzione della politica di rialzo tasso della Fed e di rafforzamento del dollaro. Dovrebbero beneficarne i settori finanziari e quelli legati ai consumi interni. Tra i settori penalizzati probabilmente gli esportatori in dollari e il settore farmaceutico per l’annunciata stretta sui prezzi parte della Clinton.
La politica economica di Hillary Clinton enfatizza un aumento della spesa negli USA – per supportare i consumi e la creazione di posti di lavoro – finanziata attraverso tasse più elevate sulle famiglie più benestanti e sulle aziende. Questo programma, se applicato, avrebbe un effetto economico sostanziale, persino nel breve periodo. A luglio, l’agenzia Moody’s ha quantificato il guadagno potenziale nell’1,7% del PIL entro la fine del mandato nel 2020, con la spesa pubblica destinata alle infrastrutture e al sostegno delle famiglie con i redditi più bassi; ciò generebbe più attività rispetto alla diminuzione generata dall’aumento delle tasse e dal salario minimo (i cambiamenti apportati al programma da allora non dovrebbero cambiare radicalmente l’ordine di grandezza). Questo scenario, in cui tutte le misure proposte verrebbero attuate, dipende dall’assunzione improbabile che entrambe le Camere abbiano una maggioranza democratica. Eppure la maggior parte dei sondaggi sembra mostrare che la Camera dei Rappresentanti rimarrà dominata dai repubblicani.

  • AZIONI La volatilità sul mercato dovrebbe restare contenuta. Bene il mercato americano, e in particolare il settore delle infrastrutture, meno il comparto finanziario. Nessun impatto sul mercato europeo, mentre la spinta positiva dovrebbe arrivare soprattutto sui mercati emergenti, anche in vista della politica monetaria della FED relativamente accomodante e specialmente al graduale miglioramento dei fondamentali.
  • OBBLIGAZIONI Nessun impatto sulle obbligazioni statali americane nel lungo periodo. L’impatto è positivo sulle obbligazioni corporate americane soprattutto nel breve periodo.
  • TASSI FED La Fed può proseguire nella sua politica di rialzo dei tassi di interesse a partire dalla riunione di dicembre 2016.
  • ORO Non è atteso un impatto significativo.
  • DOLLARO Nessun impatto specifico nel lungo termine. Nel breve periodo, negativo per il dollaro USA nei confronti del peso messicano e del dollaro canadese. Positivo nei confronti delle principali valute in relazione all’aumento dei Fed Funds previsto a dicembre.

VINCE DONALD TRUMP, NON IL SUO PROGRAMMA

Questo è lo scenario più realistico se Donald Trump venisse eletto ed è anche il più difficile da valutare, perché il suo impatto dipenderebbe dalle modifiche che il Congresso apporterebbe alle proposte di Trump. La stragrande maggioranza dei Repubblicani si oppone a finanziare tagli fiscali con il debito e preferisce tagliare la spesa. Le modifiche apportate a settembre 2016 riducono i costi, ma non cambiano la natura del problema. Molto probabilmente, solo quelle politiche che promuovono la crescita interna, tagliando le imposte e aumentando la spesa in infrastrutture, verrebbero in realtà attuate. Dato il loro impatto sul deficit, saranno ridotte all’essenziale o a ciò che il Congresso ritiene essenziale.
Sul tema dell’immigrazione, in particolare, la tabella di marcia di Trump verrebbe modificata, e non verrebbero respinti gli 11 milioni di immigrati senza documenti. Invece, il ritmo delle espulsioni potrebbe tornare quello della Grande Recessione (500.000 all’anno). Le importazioni cinesi e messicane verso gli Stati Uniti non dovrebbero essere sottoposte ai dazi doganali inizialmente previsti. L’economia degli Stati Uniti probabilmente sarebbe in grado di evitare una recessione in questo scenario, ci sarebbe un impatto minimo sulla crescita mondiale e un lieve impatto positivo sulla crescita americana, con gli Stati Uniti che eviterebbero la recessione.

  • AZIONI I mercati finanziari non sarebbero favorevoli, almeno inizialmente, data la maggiore incertezza e l’avversione al rischio. Il settore delle infrastrutture è il favorito dai gestori che in questo scenario puntano sul mercato americano della small cap.
  • OBBLIGAZIONI Un aumento inziale di tassi a lungo termine delle obbligazioni statali americane, ma è atteso un calo nel lungo termine. L’impatto non è positivo sulle obbligazioni corporate americane anche a causa si un’attesa reazione negativa dei mercati del credito.
  • TASSI FED La Fed non aumenta i tassi nella riunione di dicembre 2016. La politica monetaria accomodante è rimandata al 2017.
  • ORO Pioggia di acquisti almeno nel breve termine con un conseguente rialzo del prezzo, esattamente come era accaduto con Brexit.
  • DOLLARO L’impatto sul dollaro sarebbe senza dubbio positivo nel medio periodo se i piani fiscali espansivi non dovessero essere bloccati. Il completamento dell’oleodotto Keystone XL, bloccato da Barack Obama, dovrebbe spingere al ribasso il prezzo del petrolio e spingere al rialzo il dollaro. Nel breve periodo, il dollaro si rafforzerebbe contro peso messicano e dollaro canadese, ma perderebbe contro tutte le altre valute. L’euro è la valuta su cui puntare senza rischi.

VINCE DONALD TRUMP

Una vittoria completa di Donald Trump apre una fase in cui la FED gioca in difesa. È probabile che si interrompa il rialzo dei tassi, è prevedibile un indebolimento del dollaro legato anche all’annunciata volontà di espandere il deficit. Tra i settori vincenti probabilmente difesa, cemento e infrastrutture e exporter in dollari. Il settore oil potrebbe anche beneficiare indirettamente da aumentate tensioni internazionali. Settori penalizzati i finanziari, settori a rischio di politiche aggressive sui dazi commerciali (acciaio, auto). Per gli analisti, con questo scenario c’è il rischio di recessione globale.

  • AZIONI Aumenta l’incertezza e l’avversione al rischio. Difesa e infrastrutture sono i settori favoriti dai gestori in questo caso che, invece, hanno una visione negativa sul settore healthcare. Anche in questo caso meglio restare sulle small cap americane. I mercati emergenti ne escono indeboliti tutti tranne la Russia a causa degli ottimi rapporti di Trump con Putin https://www.onlinesim.it/blog/russia-cosa-ce-dietro-la-rinascita-del-rublo-come-investire/. A causa delle intenzioni di Trump e della loro prossimità agli USA, Messico e Cina saranno le nazioni più impattate a livello commerciale.
  • OBBLIGAZIONI Un aumento iniziale di tassi a lungo termine delle obbligazioni statali americane, ma è atteso un calo nel lungo termine. Si attende una reazione negativa dei mercati del credito e una performance sotto la media dei corporate bond anche a causa di un debito obbligazionario americano ai massimi di sempre. Meglio restare sui corporate bond europei che sono stati favoriti dalla politica monetaria della Bce nel 2016.
  • TASSI FED La Fed non aumenta i tassi nella riunione di dicembre 2016. La Fed interromperebbe le misure monetarie restrittive a causa dell’impatto negativo sulla crescita.
  • ORO Diventa il bene rifugio per eccellenza. Atteso un aumento significativo del prezzo che può avere un impatto su tutto il settore delle materie prime.
  • DOLLARO Nel breve periodo è positivo per il dollaro nei confronti del peso messicano e del dollaro canadese. Negativo nei confronti delle principali valute.

    Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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