Il 12 febbraio 2020 la Borsa di Milano ha segnato il suo livello massimo da ottobre 2008. Il 24 febbraio 2020 la Borsa di Milano è affondata con oltre il 6% di ribasso in una sola seduta, crollando insieme alle altre Borse europee e mondiali. Dodici giorni dividono il record dal tonfo e c’è un unico filo rosso che collega queste performance: la diffusione del Coronavirus. Quando la Borsa di Milano toccò il massimo a inizio febbraio lo fece sull’onda di notizie più rassicuranti riguardo ai contagi cinesi e a una possibile ripresa lenta dell’economia cinese. Il ribasso è arrivato quando il virus ha colpito l’Italia e il numero dei contagi è cominciato a salire di ora in ora senza alcuna visibilità sulle prospettive.
In dodici giorni la Borsa di Milano, ma in generale i listini globali, sono passati da non avere più paura del Coronavirus ad averne di nuovo moltissima. E i beni rifugio sono tornati a volare: l’oro è di nuovo ai massimi da 7 anni e il petrolio è in calo del 5%.

Ci sono tutti i segnali per affermare che l’emotività sia di nuovo, come in tutti momenti di crisi, al centro del mercato finanziario e, come accade sempre dopo ogni scossone, tocca al mercato rimettere le cose a posto. «L’impressione è che, di fondo, si stia ancora ripetendo quanto visto da inizio anno e cioè un forte impatto emotivo iniziale con calo dei listini azionari concentrati soprattutto dove il focolaio del virus in quel momento è più forte e dove più forte è il timore del contagio» ha commentato Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM. Non c’è dubbio però che i movimenti dei mercati finanziari riflettano i timori per i potenziali effetti del virus sulla crescita economica mondiale, soprattutto in un contesto di timida ripresa del settore manifatturiero negli USA e nell’Eurozona. «È particolarmente difficile ad oggi fare previsioni accurate sull’evoluzione della diffusione del virus e sui conseguenti impatti per l’economia mondiale; possiamo però segnalare come la reazione negativa delle borse sia a nostro giudizio in parte amplificata da valutazioni storicamente elevate, anche se giustificabili in un contesto di bassi tassi d’interesse» ha commentato Alberto Artoni, Portfolio Manager US Equity di AcomeA SGR.

IDEE DI INVESTIMENTO

In gergo si chiama “morso del serpente” e accade tutte le volte che un portafoglio subisce una correzione violenta dopo una grossa crisi di Borsa. È uno choc emotivo ma anche una trappola in cui si può cadere facendo scelte dettate dalla fretta e dal panico. Cosa fare in questi casi con i propri risparmi investiti?

  • La prima regola è non vendere in perdita. Non guardate affatto ai vostri investimenti. Inspirare, espirare e lasciare stare il portafoglio, pensare ad altro. Oggi la paura delle perdite è una trappola molto pericolosa che può determinare scelte disastrose. In un certo senso anche il portafoglio va messo in quarantena in attesa di notizie rassicuranti.
  • La seconda regola è valutare il grado rischio del portafoglio. La costruzione di un portafoglio e di una corretta asset allocation passa prima di tutto da qui: conoscere il proprio grado di rischio e di conseguenza agire. Senza dimenticare che le fasi di correzione possono rappresentare un’occasione di acquisto per chi ha un approccio value e di lungo termine.

 

Per valutare il rischio di portafoglio e bilanciare nella maniera migliore gli asset su cui investire (azioni, obbligazioni, liquidità), questo è il momento ideale per scoprire i vantaggi di un portafoglio modello ben equilibrato.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

 

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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