L’inflazione oggi è uno dei principali fattori macroeconomici da tenere sotto controllo per chi risparmia e investe. In termini semplici, l’inflazione misura l’aumento generalizzato e continuo dei prezzi di beni e servizi nel tempo. Quando l’inflazione cresce, il potere d’acquisto diminuisce e il valore reale dei risparmi può ridursi.
Comprendere l’inflazione significa analizzarne le cause, valutarne le conseguenze economiche, capire il rapporto tra inflazione e tassi di interesse e osservare le prospettive future, dall’inflazione 2025 fino alle previsioni per il 2026, con particolare attenzione all’inflazione area euro.

Tipologie di inflazione: buona e cattiva

Si parla spesso di inflazione buona e cattiva perché non tutti gli aumenti dei prezzi hanno lo stesso impatto sull’economia.

  • Inflazione buona
    È un’inflazione moderata e stabile, compatibile con la crescita economica. In questo contesto aumentano i consumi, migliorano le aspettative e il sistema economico resta equilibrato.
  • Inflazione cattiva
    Un’inflazione elevata o instabile genera incertezza, riduce il potere d’acquisto e può avere effetti negativi su famiglie, imprese e mercati finanziari. L’aumento inflazione conseguenze diventa particolarmente rilevante quando i redditi non crescono allo stesso ritmo dei prezzi.

cos'è l'inflazione

Cause principali dell’inflazione

L’inflazione diminuisce la capacità di spesa delle persone e misura l’aumento dei prezzi. Questo significa che con un’inflazione al rialzo si possono comprare meno beni e a valori più elevati. Quali sono le cause?

  • Inflazione da domanda. Si verifica quando la domanda di beni e servizi supera l’offerta disponibile. È tipica delle fasi di forte espansione economica, con consumi e investimenti in crescita.
  • Inflazione da costi. Deriva dall’aumento dei costi di produzione, come energia, materie prime e salari. In questo caso i costi dell’inflazione vengono trasferiti dalle imprese ai consumatori finali attraverso prezzi più elevati.
  • Inflazione importata. È legata all’aumento dei prezzi dei beni importati, spesso causato da tensioni geopolitiche, rincari delle materie prime o svalutazione della valuta.

le diverse tipologie di inflazione

Inflazione e tassi di interesse

Il rapporto tra inflazione e tassi di interesse è centrale nelle scelte di politica monetaria. La Banca Centrale Europea utilizza i tassi per controllare la dinamica dei prezzi.

In particolare:

  • inflazione elevata porta al rialzo dei tassi,
  • inflazione in rallentamento porta a tassi più bassi.

L’aumento dei tassi e l’inflazione sono quindi strettamente collegati. Per gli investitori in fondi comuni, i rialzi dei tassi possono incidere negativamente sui fondi obbligazionari nel breve periodo e aumentare la volatilità dei mercati.

Conseguenze economiche dell’inflazione

L’aumento dei prezzi produce effetti diffusi sull’economia:

  • Erosione del potere d’acquisto, soprattutto per famiglie e pensionati;
  • Impatto su salari e pensioni, che spesso non si adeguano immediatamente;
  • Effetti sulle imprese, con margini sotto pressione e maggiore incertezza;
  • Ripercussioni sui mercati finanziari, in particolare su obbligazioni e azioni.

In sintesi, l’aumento inflazione conseguenze si riflette sia sulla vita quotidiana sia sulle scelte di investimento.

Inflazione disoccupazione e crescita

Il rapporto tra disoccupazione e inflazione è stato tradizionalmente descritto dalla curva di Phillips, che evidenzia una relazione inversa di breve periodo tra le due variabili.
Tuttavia, esistono fasi più complesse, come la stagflazione, in cui inflazione elevata e disoccupazione aumentano contemporaneamente, rallentando la crescita economica e rendendo più difficili le decisioni di politica economica.

Inflazione e deflazione

Il contrario dell’inflazione è la deflazione. Ma cosa significa? La definizione economica è apparentemente positiva: vuol dire che i prezzi scendono e il potere d’acquisto dei consumatori aumenta. Ma si tratta di una finta positività perché la deflazione è sinonimo di un’economia che non sta bene.
Basta prendere in mano un manuale di economia qualsiasi per rendersi conto che una situazione sana presuppone un tasso di inflazione vicino al 2%. E proprio rincorrendo il 2% le banche centrali negli ultimi dieci anni hanno in campo tutte le possibili manovre di politica monetaria, agendo sui tassi di interesse, per garantire una stabilità dei prezzi che vuol dire anche una stabilità economica per imprese e consumatori. Sia un’inflazione troppo alta sia la deflazione sono considerate condizioni poco favorevoli per la stabilità economica.

Come proteggerci dall’inflazione

Proteggersi dall’inflazione significa adottare strategie coerenti con il proprio profilo di rischio. In particolare:

  • diversificazione tra asset e aree geografiche,
  • orizzonte di investimento di lungo periodo,
  • utilizzo di fondi azionari e bilanciati per contrastare l’erosione del potere d’acquisto,
  • attenzione alla gestione attiva nei contesti macroeconomici complessi.

Previsioni per il 2026

Dopo le forti pressioni sui prezzi degli ultimi anni, l’inflazione area euro nel 2025 dovrebbe continuare a normalizzarsi, con una possibile stabilizzazione nel 2026 su livelli più coerenti con gli obiettivi delle banche centrali. Secondo le stime raccolte da Bloomberg, l’inflazione dovrebbe attestarsi all’1,8% nel 2026, in calo rispetto al 2,1% del 2025.

Restano però da monitorare alcuni fattori chiave:

  • politiche monetarie e tempistiche dei tagli dei tassi
  • prezzi energetici e materie prime
  • dinamiche salariali
  • crescita economica globale

Per un approfondimento sugli scenari futuri, leggi anche Outlook 2026: quali sono le prospettive di investimento

Monitorare l’inflazione oggi consente a risparmiatori, investitori e imprese di pianificare scelte finanziarie più consapevoli, tutelando nel tempo il valore del proprio capitale.

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Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

*Articolo pubblicato originariamente a ottobre 2022 e sottoposto e successive revisioni 

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