Nell’Eurogruppo non c’è più nessuno che si lamenta. Perché per la prima volta dall’avvio del terzo salvataggio della Grecia, non è più Atene la causa del suo male. Tanto che, esaudite tutte le richieste dei creditori, si è guadagnata il via libera alla seconda tranche di aiuti da 11 miliardi di euro circa. Ma la crisi greca è tutt’altro che finita e, secondo diversi osservatori politici, il problema è solo rimandato al 2017 quando in Germania ci saranno le elezioni e la Bce comincerà a discutere seriamente sul successore di Mario Draghi. Adesso, il problema vero da risolvere è il conflitto tra le istituzioni: da una parte l’Eurogruppo e dall’altra il Fondo monetario internazionale (Fmi) che non sono d’accordo sull’alleggerimento del debito.

  1. Le differenze di vedute tra gli economisti di Washington e quelli europei sono state evidenti fin dalla firma dell’accordo nell’estate del 2015. Ecco i punti chiave su cui il Fondo Monetario basava la sua distanza dall’Eurogruppo sulla soluzione del debito della Grecia.
  2. Il Fondo monetario internazionale chiarì subito che sarebbe entrato nel programma soltanto quando l’Unione europea avrebbe affrontato il tabù della ristrutturazione del debito ellenico, troppo elevato per mandare avanti un programma di assistenza credibile.
  3. Il Fondo monetario internazionale chiedeva una ristrutturazione immediata del debito e degli obiettivi di bilancio sostenibili: ossia un avanzo primario non superiore all’1,5% del Pil.

Lo sblocco degli aiuti alla Grecia, nella notte del 25 maggio 2016, hanno dato una spinta verso la soluzione auspicata dall’Unione europea. E dopo che il Parlamento ha approvato tutte le misure richieste, incluso un meccanismo di contingenza pronto a scattare se non si rispetteranno i target di bilancio, l’Eurogruppo è pronto a mettere sul piatto 11 miliardi di euro, che metterebbero il Paese al riparo da ogni esigenza fino a novembre, consentendogli di pagare anche gli arretrati.
Resta però ancora l’incognita dell’alleggerimento del debito. E il Fondo monetario internazionale non sembra voler mollare, anche se sta ammorbidendo le posizioni. La prova è uno studio condotto da tre economisti del Fondo Monetario Internazionale, Jonathan Ostry, Prakash Loungani e Davide Furceri considera l’austerity “sopravvalutata” e un “rischio che potrebbe finire per aumentare le disparità e pesare sulla crescita economica” e non è detto “che attragga flussi di capitali”. Lo studio ha messo in dubbio o due dei pilastri del neoliberismo alla base delle ricette anti crisi del Fmi che si basano proprio su austerity e flusso di capitali.

IDEE DI INVESTIMENTO

Sulla debito della Grecia è sempre buio pesto: i dati sulla situazione economica sono pochi e incerti, mentre gli obiettivi, secondo il consensus degli economisti di Bloomberg, non sono credibili. L’Eurogruppo ha come obiettivo il 3,5% nel rapporto saldo primario/Pil. Le recenti misure fiscali introdotte da Alexis Tsipras sarebbero pari al 3% del Pil: farebbero tracollare anche l’economia più solida, ma a Bruxelles si festeggia. Della prossima rata di aiuti, pari a 10,3 miliardi di euro, saranno pagati soli 7,5 miliardi, a giugno. Il resto serve per il servizio del debito pregresso verso creditori: il Fmi, la Bce e gli Stati europei attraverso EFSM ed ESM. Il Fondo monetario internazionale ha trovato l’intesa, ma resta vigile e ha già calcolato tutti i rischi a cui il Paese, e di conseguenza l’Europa e i fondi azionari europei che sono già messi a dura prova dalla politica monetaria della Bce, potrebbero andare incontro.

Ecco i numeri chiave del debito greco:

  • Fmi calcola che senza misure per la ristrutturazione del debito, incluso un allungamento delle scadenze dei pagamenti, il rischio è che il debito della Grecia salirà al 250% nel 2060.
  • I costi di finanziamento potrebbero schizzare al 60% dell’intera produzione economica, al di sopra del 20% massimo necessario per assicurare la sostenibilità del debito.
  • Nel caso in cui la performance economica della Grecia dovesse essere peggiore delle attese, con una crescita inferiore all’1%, il Fmi mette in guardia sulla possibilità che la Grecia non paghi interessi zero sui prestiti fino al 2050.

Il Fmi non pubblica previsioni sul saldo primario della Grecia: dopo il -0,6% sul Pil relativo al 2015 (era -0,2% nel 2014), c’è solo una sfilza di “not available”, ovvero non disponibile. E anche per il debito pubblico futuro non ci sono numeri sicuri, ma c’è una road map serrata.

Ecco le date chiave per tenere d’occhio il debito greco:

  • Giugno 2016: la Grecia approva ulteriori misure su privatizzazioni e pensioni, la Ue sblocca rata prestito da 7,5 miliardi
  • Luglio 2016: La Ue rivede scadenze dei prestiti del fondo Efsf ad Atene: risparmio previsto 200 milioni per la Grecia.
  • Settembre 2016: Atene deve approvare nuovo fondo per privatizzazioni, riforma della governance bancaria e dell’erario, liberalizzazione energia. Via allo stanziamento seconda tranche (da 2,8 miliardi) della rata del prestito Troijka per l’anno in corso.
  • Dicembre 2016:Termine massimo entro il quale decide se partecipare a nuovo salvataggio Grecia che deve garantire con ulteriori misure di rigore le rate dei prestiti per l’anno 2017 (circa 30–40 miliardi)
  • Dicembre 2017: Le parti (Grecia e creditori) controllano se sono stati raggiunti gli obiettivi previsti (avanzo primario al 3,5 per cento, tetto spesa tra il 15 e il 20% per cento del Pil). Se sì, le parti aprono trattative su ristrutturazione debito (allungamento delle scadenze o riduzione degli interessi).
  • Gennaio 2018: La Bce potrebbe sbloccare 1,8 miliardi di interessi incassati da Eurotower sul debito ellenico e Fondo Salva Stati Esm usa residui per coprire prestiti più onerosi verso la Grecia.

    Note

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