Da una parte ci sono i sondaggi che danno in vantaggio gli anti europeisti, dall’altra c’è la tranquillità di Mario Draghi, alla guida della Banca centrale europea (Bce) che non ha paura di Brexit. “Siamo pronti per ogni evenienza” ha detto il banchiere centrale, lasciando intendere che a Francoforte hanno già pronto il piano B e se serve quello C per arginare i danni di un addio di Londra alla Ue. Perché tanta tranquillità? A dare forza a Draghi sono stati i primi spiragli di luce nel lungo tunnel della crisi dell’Eurozona: crescita e inflazione hanno fatto segnare un lievissimo miglioramento, almeno per quest’anno. A certificarlo è stata proprio la Bce che ha rialzato la stima sul Pil 2016 portandola a 1,6% dal precedente 1,4% e quella sull’inflazione a +0,2% da +0,1%. Confermate le proiezioni per il 2017 con una crescita all’1,7% e un’inflazione all’1,3% mentre è stata limata a 1,7% da 1,8% precedente la previsione sul Pil per il 2018 con un inflazione vista all’1,6%.
I tassi, dunque, possono restare congelati e zero e il piano di Quantitative easing (Qe) da 80 miliardi di euro mensili è confermatissimo. Tanto che il nuovo round scatta l’8 giugno 2016 con il piano di acquisti di corporate bond. L’obiettivo della Bce è trasferire meglio i benefici delle politiche espansive all’economia reale, mentre il 22 giugno è fissata la finestra della nuova edizione di maxi-prestiti alle banche Targeted long term rifinancing operation (TLTRO), proprio alla vigilia del referendum inglese che potrebbe avere conseguenze importanti sull’economia dell’area euro secondo i migliori analisti.

Brexit: Bank of England è pronta a finanziare le banche inglesi

Se non dovesse bastare, la Bce è pronta ad agire e ad utilizzare tutti gli strumenti diposizione se necessario. In che modo? Con nuove misure espansive e tassi di interesse in ulteriore ribasso, proprio mentre la Banca centrale americana (Fed) prepara una per questo mese il rialzo dei tassi. Ma anche negli Usa è proprio l’incognita Brexit a condizionare le strategie dei banchieri centrali. E dati i sondaggi che vendono in vantaggio gli anti-Ue anche la Bank of England, la banca centrale inglese, si è preparata a sostenere eventuali contraccolpi. In che modo? È pronta a lanciare un fondo di emergenza per mettere a disposizione delle banche britanniche miliardi di sterline in liquidità e tutelarsi da un eventuale caos finanziario in caso di divorzio da Bruxelles. Secondo il quotidiano Guardian, la prima di tre operazioni di finanziamento è attesa il 14 giugno per permettere agli istituti di affrontare l’incertezza alla vigilia del referendum fissato per il 23 giugno. Secondo il sondaggio di Opinium per l’Observer gli anti Ue sono al 43% dei consensi, contro il 40% della campagna Remain. Nella media dei sondaggi sul sito del Financial Times, i pro Ue sono ancora in vantaggio con il 46% ma di soli tre punti sugli euroscettici fermi al 43%.

IDEE DI INVESTIMENTO

Se la Bce spinge i flussi di acquisto dei corporate bond, non significa che questo spinga il rendimento delle obbligazioni corporate. Non c’è dubbio però che i titoli investment grade che sono emessi da società con una forte stabilità finanziaria, e che garantiscono uno spread superiore alla media, siano una buona occasione adesso. La scelta migliore è posizionarsi su un fondo obbligazionario corporate area euro (Categoria Morningstar: Obbligazionari Corporate area euro). Online sim ha analizzato i migliori fondi obbligazionari corporate a tre anni che da inizio anno rendo fino al 5%.

 

Note

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Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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