La prima buona notizia per l’aria del Pianeta è che le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera hanno cessato di aumentare nel 2015, ovvero sono cresciute solo dello 0,1%, per la prima volta dal 2009. E’ il risultato della crescita delle energie rinnovabili –  la produzione di energia eolica l’anno scorso è aumentata del 17,4% e quella solare del 32,6% – e del progressivo abbandono del carbone, ma anche di un rallentamento dell’economia cinese, secondo una ricerca della compagnia petrolifera britannica BP, pubblicata sul quotidiano britannico Guardian.
La seconda buona notizia è che gli investimenti in energie rinnovabili sono in aumento in tutto il mondo: nel 2015 sono stati investiti 286 miliardi di dollari per l’elettricità verde e i combustibili rinnovabili secondo i dati del Renewables 2016 Global Status Report, il rapporto elaborato da REN21, l’organizzazione dell’Onu e riunisce governi, organizzazioni internazionali, ONG e associazioni di settore.

In Cile la prima metro rinnovabile, l’Argentina investe

Questo significa che per il sesto anno consecutivo le fonti rinnovabili hanno superato i combustibili fossili per investimenti netti in produzione energetica aggiuntiva. A trainare lo sviluppo sono i Paesi emergenti, in particolare Cina, che ha superato Germania e Stati Uniti nel fotovoltaico, India, Sudafrica, Messico e Cile che nel 2018 ha in programma di inaugurare a Santiago la prima metropolitana al mondo ad essere alimentata per il 60% ad energie rinnovabili. Tra i Paesi emergenti, anche l’Argentina, secondo quanto riporta il Financial Times, vuole essere della partita. Il nuovo governo guidato da Mauricio Macri vuole sfruttare la potenza dei venti gelidi che rendono le vaste pianure della Patagonia inospitali. Macri spera di attrarre almeno 20 miliardi di investimenti soprattutto stranieri nei prossimi dieci anni, in modo da generare un quinto della potenza energetica del Paese da fonti rinnovabili entro il 2025. Oggi il Paese ne produce meno dell’1% sul totale.

All’attivismo degli emergenti si contrappone la stasi dell’Occidente. Sono scesi, infatti, gli investimenti in rinnovabili in Europa, che sono passati da 62,2 miliardi a 48,8 miliardi di dollari, ma secondo quanto certifica Bloomberg, è l’Europa a dominare il mondo in fatto di consumi di energie rinnovabili. La prova? Circa un quarto dei consumi energetici in Danimarca viene da fonti pulite, mentre Portogallo, Finlandia, Svizzera, Spagna e Irlanda già producono più del 10% del loro fabbisogno energetico in questo modo e l’Italia è molto vicina al 10%. Per l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che certifica lo stato di salute dell’economia globale questo è un ottimo segno per l’Europa. La ragione? Per l’Ocse, un incremento di scala dei progetti rinnovabili è cruciale per dare una spinta all’efficienza non solo energetica.

IDEE DI INVESTIMENTO

Per puntare sulla crescita degli investimenti in energie rinnovabili e sul passaggio da un’economia basata sul carbone a una che si fonda sulla forza del sole e del vento, la scelta più appropriata è quella di un fondo azionario specializzato nella ricerca di titoli di queste società. Ecco i migliori a tre anni che investono sul mercato globale (categoria Morningstar: Azionari settore energie alternative):

  • Bgf New Energy Fund Eur Classe E2 è gestito da Poppy Allonby e a tre anni rende il 10%. E’ un azionario globale con una forte specializzazione su energie alternative e tecnologia. Industria (27%, utilities (22%) e materie prime (21%) sono i settori più rappresentati. Area euro (37%) e America (27%) sono i Paesi guida seguiti dall’Europa non euro (12%).
    Bgf New Energy Fund Eur Classe E2 rende il
    Bgf New Energy Fund Eur Classe E2 rende il 10% a tre anni. Fonte: Morningstar.

     

  • Pictet – Clean Energy Classe R Eur è un azionario specializzato in energia con un portafoglio globale. Rende il 7,95% a tre anni il fondo è gestito da Xavier Chollet e da Luciano Diana. L’obiettivo è acquistare azioni di società che contribuiscono o beneficiano della minore produzione e consumo di energie fossili. I settori più presenti in portafoglio sono: Tecnologia (32%), Utilities (25%) e Industria (18%). L’America è il primo mercato (61%), ma almeno due terzi del fondo sono investiti in titoli di altri Paesi.
    Pictet – Clean Energy Classe R Eur rende
    Pictet – Clean Energy Classe R Eur rende il 7,95% a tre anni. Fonte: Morningstar.

     

  • Vontobel fund New Power B a tre anni rende il 6,76%. Il fondo è un azionario globale gestito da Pascal Dudle e punta su titoli di Industria (36%), tecnologia (28%) e Utilities (16%).
    America ed Europa quasi si equivalgono in portafoglio e pesano rispettivamente il 35% e il 29%, ma anche l’Asia ha un peso importante (12%).

    Vontobel fund New Power B rende
    Vontobel fund New Power B rende il 6,76% a tre anni. Fonte: Morningstar.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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