Si chiama Canale Fintech ed è uno spazio nuovo all’interno del sito di Banca d’Italia. Si tratta di un hub dedicato all’innovazione del sistema banche per cogliere tutte le opportunità dell’innovazione in campo finanziario che, secondo quanto affermato dal vicedirettore di Banca d’Italia, Fabio Panetta, in audizione alla commissione finanza della Camera, è «un’opportunità per l’intera economia e potrà contribuire allo sviluppo del credito non bancario, colmando così una grave lacuna del nostro mercato dei capitali».

Canale Fintech rappresenta il punto di contatto dell’Istituto per indirizzare le imprese che intendono realizzare progetti industriali innovativi, svolgendo un esame delle proposte presentate e valutando gli aspetti di competenza dell’Istituto, fornendo una specifica risposta a ciascuna istanza degli operatori. Alle istituzioni pubbliche, invece, spetta il compito di adeguare il sistema normativo alla trasformazione tecnologica in atto, garantendo la stabilità del sistema e la tutela della clientela.

Di nuove regole e innovazione bancaria si è dibattuto nel corso del 14 ° Annual di Economia e Finanza organizzato da Il Sole 24ORE, intitolato “Fintech 2017, la digital disruption nel settore finanziario”, che ha visto la partecipazione di banchieri, politici e rappresentanti delle istituzioni, tra cui il presidente dell’Abi Antonio Patuelli. «Non chiediamo che le banche vengano protette di fronte alle nuove società Fintech. Non vogliamo questo», ha detto Patuelli. «Chiediamo solo che  chi arriva ora non sia privilegiato: chi fa un’attività bancaria in modo nuovo deve avere le stesse regole delle banche tradizionali».

In un mondo di nuove aziende che mischiano la tecnologia ai servizi finanziari, il tema è la possibile concorrenza sleale al settore bancario tradizionale. Se le società Fintech svolgono le stesse attività, per esempio pagamenti o servizi per l’investimento, devono essere sottoposte alle stesse regole. Per questo Patuelli, insieme con Francesco Boccia, presidente Commissione bilancio della Camera, e con Marco Giorgino, professore del Politecnico di Milano, hanno chiesto con forza che l’Unione europea vari un Testo Unico del Fintech.

Tra i protagonisti della digital distruption finanziaria presenti all’Annual c’era Federico Taddei, amministratore delegato di Online SIM, protagonista nel mercato italiano dei robo advisor, che ha ricordato come le famiglie italiane siano allo stesso tempo le più evolute d’Europa quando si parla di nuove soluzioni di investimento e di gestione del patrimonio, ma anche le meno finanziariamente consapevoli citando rispettivamente le ricerche di Legg Mason e Multifinanziaria Retail Market (2° wave 2017) . «Le nozioni di base rimangono oscure, per esempio, il 70% del campione ha un’idea errata di diversificazione, il 90% ha un concetto errato di rischio finanziario e il 35% non sa valutare il rischio di un prodotto finanziario», ha ricordato Taddei. «Un dato interessante è che il 61% degli intervistati dichiara di risparmiare, ma solo il 25% pianifica e monitora gli obiettivi nel tempo. E il dato più significativo è che meno del 25% consulta un esperto o delega la decisione ad un esperto, preferendo invece prendere le decisioni con familiari ed amici».

È naturale, dunque, che emerga una certa diffidenza verso i robo advisor, lato domanda. Questo porta a una fotografia del mercato italiano che, secondo Taddei, è ancora arretrato lato offerta e non rischia un affollamento di nuovi player nei prossimi anni. «La lezione che arriva dall’estero è chiara: secondo una ricerca di SCM Direct del 2016 i player internazionali che si sono buttati in questa nuova avventura hanno subito spesso una battuta di arresto dovuta ad una sottovalutazione dei costi elevati dell’acquisizione di nuovi clienti e dei costi di gestione di portafogli con un piccolo taglio che hanno portato il loro break even a 11 anni», ha sottolineato Taddei. «Questo spaventa comprensibilmente chi vuole investire in questo segmento».

Per affermarsi con un business digitale secondo Taddei sono quattro le regole chiave:

  • Primo considerare il fattore tempo. Il passaggio dalla fruizione di un servizio da un canale fisico ad un canale puro web impiega anni. C’è voluto molto tempo però, dunque non metterebbe troppa pressione su un mercato ancora relativamente giovane come quello dei robo advisor.
  • Secondo punto importante, investire in contenuti. Probabilmente non sarà sufficiente una piattaforma sulla quale l’utente sceglie il suo prodotto (nel nostro mercato uno strumento finanziario) ma è necessario provare a proporre attivamente un servizio già preconfezionato al cliente, come può essere una consulenza personalizzata.
  • Terzo: lo stravolgimento del paradigma “servizio su web = gratis”. Se offro un buon contenuto, lo devi pagare. Anche qui il refrain che il cliente su internet non è abituato a pagare si è interrotto: se qualcosa ha un valore, lo pago volentieri.
  • Quarto, e più difficile, creare una nuova cultura di fruizione dei prodotti finanziari. Creare, rivedere, modellare una nuova cultura legata all’investimento.

 

Alla luce di questa strategia per Taddei il concetto dell’abbinamento tra “web” e “fai da te” è ormai superato, mentre la libertà di scegliere il tipo di interazione con l’intermediario è un’innovazione di modello di servizio sul mercato italiano. «Da sempre siamo strutturati per dare al cliente un supporto “umano” tramite un customer care telefonico gestito da professionisti, realizzando un vero sistema ibrido che è un modello sul quale il resto del mercato si sta orientando solo negli ultimi anni», ha sottolineato Taddei che, a poco più di un anno dal lancio di RoboBox, la prima piattaforma europea che lascia al cliente la possibilità di scegliere il proprio robo advisor ha ottenuto il Sigillo di Qualità come migliore servizio di robo advisor in Italia, un importante riconoscimento dato dall’Istituto Tedesco Qualità e Finanza sulla base di un’analisi accurata e imparziale eseguita su 133.000 consumatori.

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Note

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