La volatilità è stata la vera grande protagonista della prima parte del 2016 sui mercati finanziari. E ha contribuito a tenere lontani gli investitori dalla borse mondiali. La prova è la raccolta netta dei fondi azionari globali che da inizio anno fino alla fine di aprile è stata negativa per 80 miliardi di euro, secondo l’analisi della società Efpr Global per il Financial Times. Un calo così netto non si vedeva dal 2011 e per gli analisti di Bank of America Merrill Lynch la tendenza è diventa ancora più decisa nell’ultimo mese con una fuga di quasi 40 miliardi di euro dai fondi globali. La paura, che ha contagiato tutti gli investitori europei, in Italia si è trasformata in una corsa alla sottoscrizione dei fondi liquidità o monetari, come parcheggio in attesa di tempi migliori. Lo dimostrano i dati della mappa trimestrale del risparmio prodotta da Assogestioni: la raccolta dei fondi monetari è stata di 7,7 miliardi di euro, più della metà dei flussi complessivi arrivati nelle casse dei prodotti del risparmio gestito da gennai a marzo 2016. In un epoca di tassi sotto zero la scelta di un fondo monetario non è una scelta di rendimento e non è un buon affare.

Perché se è vero che Europa, Italia compresa come testimonia il Fondo monetario internazionale, e Giappone hanno ricominciato a crescere anche se lentamente, ci sono diverse mine sparse a livello globale:

Tanto che da gennaio, secondo Lipper Thomson Reuters i fondi che investono a Wall Street hanno subito riscatti per 53 miliardi di euro.

Value contro growth: qual è la strategia migliore

Se si guarda al rendimento, da inizio anno fino ad aprile 2016 l’indice MSCI World che monitora tutte le borse mondiali aveva perso circa il 5%. Nel solo mese di maggio questa caduta è stata recuperata e l’indice al 24 maggio 2016 è flat, ovvero non perde e non guadagna, ma ha sicuramente recuperato. Cosa significa? Chi è uscito dai fondi globali nel primo trimestre, magari incassando una perdita, non ha fatto un buon affare. La pazienza sul mercato azionario è la prima alleata del rendimento. È una delle regole d’oro dell’economista inglese John Maynard Keynes, che fu il primo investitore “value” perché comprese il significato della valutazione dei fondamentali e la paziente attesa dell’assorbimento delle sottovalutazioni nei prezzi. Una lezione senza tempo che è stata seguita dopo da grandi investitori come Warren Buffett, Charlie Munger e Benjamin Graham.

IDEE DI INVESTIMENTO

La strategia value punta su uno stile di investimento che si caratterizza per un’attenzione particolare alle valutazioni di mercato, o meglio alla distanza tra prezzo e valore intrinseco di una società e la filosofia del gestore è spesso quel “compra e aspetta”.

Si contrappone alla strategia growth che applica uno stile di investimento che punta su azioni con elevati tassi di crescita di utili e fatturato: l’esempio classico è il settore tecnologico. Secondo l’analisi di Morningstar, in termini di performance storiche, negli ultimi 20, 30 e 40 anni l’indice MSCI World Value ha battuto l’MSCI World Growth.

Il recente passato vede invece il dominio del growth, il cui indice vanta nelle prime posizioni i giganti Apple e Alphabet, Facebook  e Amazon. E da inizio anno come è andata? Abbiamo messo a confronto i migliori fondi azionari internazionali large cap value e growth. Il risultato è che da inizio anno i fondi con strategia value hanno battuto nettamente i growth in media di un 3%.
Ecco i migliori tre fondi azionari globali a strategia value da inizio anno:

  • Nordea 1 – Global Value Fund Classe BP Eur rende il 7,32% da inizio anno (7,47% a tre anni. La strategia del gestore Jørn Andersen si concentra sulle singole aziende sottovalutate rispetto al loro potenziale di crescita degli utili nel lungo periodo. Si procede all’investimento solo se un titolo può essere acquistato con uno sconto consistente rispetto al suo valore intrinseco. Il 53% del portafoglio è investito negli Usa e i settori più rappresentati sono beni di consumo e salute.

    Nordea 1 - Global Value Fund Classe BP Eur rende il
    Nordea 1 – Global Value Fund Classe BP Eur rende il 7,32% da gennaio 2016. Fonte: Morningstar.
  • State Street Global Advisors Luxembourg SICAV – State Street Global Value Spotlight Fund P ha come obiettivo quello di sovraperformare l’Indice MSCI World del 3–4% all’anno in un periodo di tre anni. Rende l’1,95% da gennaio (+6,73% a tre anni) e il gestore Conor O’Flynn investe il 44% del portafglio in America con la finanza come primo settore.

    State Street Global Advisors Luxembourg SICAV - State Street Global Value Spotlight Fund rende il
    State Street Global Advisors Luxembourg SICAV – State Street Global Value Spotlight Fund rende l’1,95% da gennaio. Fonte: Morningstar.
  • Jb Equity Fund Special Value Classe B Eur investe a livello mondiale in azioni che ritiene nettamente sottovalutate e dotate di un elevato potenziale di conseguimento di una plusvalenza. I gestori sono Eduard Frauenfelder e Ralph Weber e hanno ottenuto un rendimento dello 0,62% da gennaio (+7,06% a tre anni) puntando su beni di consumo ciclici e salute e sui mercati di America ed Europa occidentale che hanno lo stesso peso in portafoglio.

    Jb Equity Fund Special Value Classe B rende il
    Jb Equity Fund Special Value Classe B rende lo 0,62% da gennaio. Fonte: Morningstar.

 

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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