Dall’inizio del 2018 le Borse dei Paesi emergenti hanno corso molto con un rendimento di oltre 20% fino alla fine di aprile, sovraperformando l’indice Mcsi Global rappresentativo delle Borse globali. Ma il vento sui Paesi emergenti sta cambiando. Perché c’è un elemento nuovo da tenere in consideazione, anzi due: il titolo decennale americano T Bond ha superato la soglia piscologica del 3%: il dollaro ha ripreso vigore. Cosa sta accadendo? La nuova politica decisa dalla Casa Bianca e il rapido inasprimento atteso della politica monetaria da parte della Fed sono fonti di incertezza tali da favorire l’afflusso di capitali negli Stati Uniti e il conseguente rafforzamento del dollaro. Tutto ciò proprio a spese dei Paesi emergenti.
Cosa è cambiato? “Il dollaro, che era considerato debole da molti investitori, ora sta seguendo un trend rialzista. Da metà aprile il tasso di cambio effettivo si è apprezzato più del 4%, una vera e propria impennata rispetto all’euro», ha sottolineato Philippe Waechter, Chief Economist di Ostrum Asset Management.

Le ragioni per una ripresa del dollaro secondo Waechter sono:

  • Una divergenza delle aspettative nei confronti delle azioni della Fed e delle altre Banche Centrali dei paesi sviluppati. La Fed dovrà inasprire la sua politica monetaria al fine di evitare i forti squilibri che deriveranno dalla politica fiscale della Casa Bianca.
  • Un punto importante è la divergenza con le altre banche centrali. La BCE ha affermato che non cambierà la propria strategia per un periodo prolungato, così come la Banca del Giappone. Le aspettative nei confronti della Banca d’Inghilterra sono crollate drasticamente con il rallentamento dell’economia e la convergenza del tasso d’inflazione al 2%.
  • In passato, una politica monetaria più restrittiva ha causato deflussi di capitali dai paesi emergenti. Visto che i tassi americani a breve sono attesi al rialzo, gli investitori torneranno negli Stati Uniti considerato che sarà possibile avere dei rendimenti più elevati senza correre rischi eccessivi. Ciò implica un dollaro più forte.
  • L’altra fonte di apprezzamento del biglietto verde è l’incertezza creata dal messaggio che Donald Trump ha dato a proposito dell’Iran. L’equilibrio politico in Medio Oriente sarà molto diverso, con maggiori rischi di conflitti. Si può dire che l’impatto della decisione Trump sull’Iran rappresenta un altro fattore di guerra commerciale per le imprese europee.

 

La ripresa del dollaro ha già provocato tensione sulle valute sudamericane. La crisi Argentina e l’andamento dei Treasuries americani hanno fatto crollare il valore delle monete sudamericane che hanno perso in media oltre il 10% sul dollaro. «Questi sono tempi difficili per i mercati emergenti (EM), poiché un dollaro in aumento negli Stati Uniti mette sotto pressione gli asset dei mercati emergenti e la geopolitica continua a creare incertezza» ha detto Alex Wolf, Senior Emerging Market Economist di Aberdeen Standard Investments. «Le recenti vendite in Argentina sollevano alcuni campanelli d’allarme riguardanti un dollaro più forte e l’aumento delle vulnerabilità in alcuni Paesi. Tuttavia, i fondamentali aggregati dei mercati emergenti rimangono solidi».

IDEE DI INVESTIMENTO

L’immagine di roccaforte del rendimento azionario dei Paesi emergenti comincia a scricchiolare, dopo che una spirale negativa ha colpito le valute dei Paesi sudamericani. L’Argentina fa paura e il ricordo del default del 2001 è ancora vivo nei portafogli dei grandi investitori. A questo si deve aggiungere che il titolo decennale americano è oltre il 3% di rendimento e spinge ad uscire dai paesi emergenti per tornare verso le obbligazioni Usa. Tutto si gioca sulle valute, dunque. E l’indice valutario JP Morgan Emerging Market che misura l’andamento segue infatti un trend negativo da metà aprile. «La traiettoria del dollaro americano è una delle maggiori incognite: la debolezza del dollaro nel 2017 ha contribuito alla performance positiva delle attività dei mercati emergenti e ad un contesto favorevole di liquidità e rischio», ha aggiunto Philippe Waechter, Chief Economist di Ostrum Asset Management. «L’altro fattore che determinerà il rendimento delle attività dei mercati emergenti quest’anno è se la crescita sia all’altezza delle aspettative». Se guardiamo alle previsioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e il consensus delle banche di investimento globali, il differenziale di crescita tra mercati emergenti ed economie mature continuerà ad ampliarsi nel corso dell’anno. Ma un dollaro forte potrebbe far restringere questo differenziale e aumentare la volatilità delle attività dei mercati emergenti. Le potenzialità, dunque, ci sono ancora, ma il rischio è aumentato.

Ora più che mai, nella scelta di un fondo obbligazionario Paesi emergenti conta la valuta, mentre se si vuole puntare su un fondo azionario, la scelta migliore è restare sull’area asiatica che sta vivendo un ciclo tecnologico sostenuto, ha un’inflazione in aumento e banche centrali orientate a contrastare la politica restrittiva americana.

I migliori fondi azionari Asia per rendimento a un anno

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Nella tabella, i fondi azionari categoria Morningstar Azionari Asia-Pacifico (ex Giappone) ordinati per rendimento a un anno. Fonte: Morningstar Direct. Rendimento % in euro. Le performance a tre anni sono annualizzate.

 

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Note

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