L’idrogeno potrebbe rivoluzionare la produzione di energia, aiutando le aziende a gestire reti elettriche più flessibili riducendo le emissioni di combustibili fossili. Secondo il rapporto di Morgan Stanley Research dal titolo “Global Hydrogen: A 2,5 Trillion Industry?”, l’idrogeno verde è il carburante ideale per autobus, camion e navi ed è la soluzione sostenibile più efficiente per gestire l’energia delle aziende. La diffusione dell’idrogeno come alternativa al carbonio è ancora lontana da venire anche se è noto a tutti che oltre il 25% delle emissioni globali di gas serra si devono al cosiddetto “carbon loophole”, ovvero le emissioni “fantasma” legate alla produzione di beni per il commercio globale.

Il protocollo di Kyoto e gli accordi di Parigi hanno affrontato il tema, ma non c’è ancora una soluzione al problema: le emissioni scambiate con il “loophole” vengono attribuite ingiustamente ai produttori, mentre le nazioni consumatrici continuano a mantenere i benefici in attesa di raggiungere i loro obiettivi di riduzione di Co2 senza dover ridurre l’inquinamento che arriva da una parte importante della loro attività economica. E c’è un altro dato da tenere in considerazione: un’elevata percentuale della potenza di idrogeno attualmente prodotta proviene dai combustibili fossili e soltanto riducendo il costo della produzione di idrogeno verde senza emissioni si può accelerare l’uso dell’idrogeno in una varietà di applicazioni industriali.

Idrogeno: perché è la prossima rivoluzione nei trasporti

Secondo gli analisti di Morgan Stanley Research, il combinato disposto di aumento della domanda di capacità di energia rinnovabile e diminuzione dei prezzi dovrebbe portare il costo della produzione di idrogeno a scendere del 70% entro il 2030  rispetto ai livelli attuali raggiungendo livelli simili al costo attuale del metano. «Un’adozione diffusa potrebbe avviare una rivoluzione dell’idrogeno, aiutando nazioni e settori a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione promessi» si legge nel report. «Un’associazione del settore suggerisce che entro il 2050 l’idrogeno potrebbe rappresentare 2.500 miliardi di dollari in vendite annuali globali, rispetto ai 130 miliardi di dollari del 2017».

Molte industrie utilizzano già gas idrogeno nei processi industriali, più comunemente nella produzione di ammoniaca. Le compagnie petrolifere e del gas utilizzano anche l’idrogeno per rimuovere lo zolfo dal carburante. Ma attualmente, il 96% della produzione di idrogeno deriva dai combustibili fossili, principalmente dal metano ma anche da altri gas naturali, idrocarburi liquidi e carbone.

Il futuro potrebbe essere la produzione del gas idrogeno attraverso un processo pulito chiamato elettrolisi dell’acqua. Questa procedura però costa il doppio rispetto a quella utilizzata per produrre l’elettricità oggi consumata, rendendo il metodo economicamente non ottimale a breve termine. E c’è un altro punto a sfavore dell’idrogeno verde: è infiammabile, incolore e inodore, il che rende più difficili i controlli di sicurezza. Altri ostacoli includono infrastrutture limitate per immagazzinare e trasportare il gas, l’inefficienza del consumo di energia nella sua produzione e la necessità di elevati volumi di acqua potabile da utilizzare nell’elettrolisi. Ma non c’è dubbio che questa sia la prossima rivoluzione nei trasporti globali e nel settore energetico.

IDEE DI INVESTIMENTO

Autobus, camion e taxi a idrogeno verde sono la prossima frontiera di business secondo uno studio McKinsey sulle auto elettriche del futuro. Per la società di consulenza il giro d’affari potenziale dei veicoli alimentati a idrogeno sarà di circa 2,5 miliardi di dollari entro il 2030, a fronte di 10-15 milioni di automobili e oltre 500 mila autocarri. Verranno creati oltre 30 milioni di posti di lavoro e l’idrogeno soddisferà un quinto dei consumi energetici entro il 2050.
Nel frattempo, l’uso dell’idrogeno verde entro il 2030 potrebbe rivelarsi più redditizio per i produttori di sostanze chimiche nella produzione di ammoniaca, che ridurrebbe le emissioni di carbonio e nella produzione di acciaio. Intanto le compagnie petrolifere in Europa utilizzano già circa 2,1 milioni di tonnellate di idrogeno all’anno nelle raffinerie per rimuovere lo zolfo dal carburante. «Due dei temi più importanti dei nostri portafogli ambientali sono l’efficienza energetica e la transizione verso fonti energetiche più pulite. Queste tendenze sono spesso presenti nelle nostre vite di ogni giorno», ha sottolineato Manuel Noia, Country Manager per l’Italia di Pictet Asset Management. «Ad esempio, non è raro incontrare un’auto elettrica sulla strada e i governi stanno mettendo a disposizione incentivi per la guida elettrica: una evoluzione piuttosto che una rivoluzione». Secondo Pictet, le auto elettriche potrebbero rivoluzionare il settore del trasporto sostenibile, ma occorrerà del tempo per mantenere quella promessa: nonostante una crescita che ha sfiorato il 40%, nel 2017 i modelli elettrici rappresentano solo l’1,4% del totale delle vendite europee.

Per investire sulle aziende che contribuiscono allo sviluppo di energie alternative ecco quali sono fondi specializzati che investono sul mercato globale per rendimento a un anno (categoria Morningstar: Azionari settore energie alternative):

La top 5 dei fondi energie rinnovabili

ProdottoRendimento YTDRendimento 3y
Robecosam Smart Energy Fund-eur Classe B2,33%7,99%
Pictet - Clean Energy Classe R Eur0,74%-0,19%
Bgf World Energy Fund Eur Classe E20,41%4,66%
Edmond de Rothschild Energy Evolution R-3,10%---
Vontobel New Power Classe B-7,86%1,22%
Nella tabella, i fondi azionari specializzati in energie alternative ordinati per rendimento ottenuto nel primo semestre 2018. Fonte: Morningstar. Dati in euro.

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Note

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