Si chiama Hikari Azuma ed è molto simile alla Trilli disneyana, anche per dimensioni. Hikari Azuma, però, non è un cartone animato digitale è un ologramma che vive dentro un cilindro di vetro simile a una macchina del caffè chiamato Gatebox. Hikari Azuma è stata progettata per fare da assistente virtuale dentro le mura domestiche e da remoto, con l’invio di messaggi di testo e vocali. L’idea un giapponese, Minori Takechi, fondatore di Vinclu, società fondata a Tokyo nel 2014 e nata per progettare applicazioni Internet anche grazie all’utilizzo dell’Intelligenza artificiale.
Tackechi ha fatto un passo avanti rispetto a Google e Amazon che si stanno sviluppando assistenti domestici sempre più funzionali che puntano tutto sull’utilità del servizio e niente sul rapporto umano. Ed è su questo che la società giapponese sta lavorando: ologrammi con emozioni per dare alle persone un assistente digitale che interagisca come farebbe un essere umano.

Vinclu non è l’unica compagnia che scommette sull’empatia come ingrediente chiave per un compagno robotico. La principale concorrente è un’altra start up giapponese che si chiama Groove X fondata nel 2015 da Kaname Hayashi, che ha guidato la squadra che ha sviluppato il robot umanoide Pepper del gruppo SoftBank, e ora sta lavorando a un robot che tocca il tuo cuore, come farebbe il cane o il gatto di casa. Non parlerà, ma sarà in grado di capire ciò che dice il suo proprietario, cambierà il suo comportamento e svilupperà una personalità a seconda dell’ambiente in cui vive e della sua interazione con gli esseri umani. Il prototipo è più piccolo del robot Pepper ma più grande del cane robotico AIBO progettato dal gigante Sony.

India e auto elettriche: via a un piano di incentivi in stile California

E in un prossimo futuro non ci sarà nemmeno più bisogno di un prototipo reale da toccare. Potremo fare tutto con gli ologrammi in 3D che balzano fuori dallo schermo del telefonino o della tv. Si tratta di una nuova tecnologia da record che ha consentito di realizzare l’ologramma più sottile del mondo: mille volte più fino di un capello, facile da produrre e può essere visto in 3D senza l’ausilio degli occhialini. La sperimentazione del Royal Melbourne Institute of Technology (Rmit) in collaborazione con l’Istituto di tecnologia di Pechino (Bit) è già molto avanti e i risultati sono stati pubblicati su Nature Communications e apre la strada all’integrazione della tecnologia olografica nei dispositivi elettronici che usiamo tutti i giorni, per avere un nuovo mondo in 3D a portata di smartphone e tv.

In pratica, basterà applicare una sottile pellicola hi-tech su uno schermo Lcd per proiettare immagini e animazioni, integrando l’olografia nei dispositivi elettronici di tutti i giorni, rendendo irrilevante la dimensione dello schermo: un ologramma 3D che balza fuori può mostrare una quantità di dati che non entrano nel display di uno smartphone o di un orologio.
Le applicazioni dell’olografia 3D sono infinite: dalla diagnostica medica all’educazione, passando per l’archiviazione di dati, la difesa e la cyber-sicurezza. Sulla migliore visualizzazione di un ologramma in 3D lavorano i ricercatori di Microsoft che hanno progettato un paio di occhiali che dimostra come sia possibile creare un campo visivo più ampio in uno spazio più piccolo. E presto non ci sarà nemmeno bisogno di occhiali speciali. Alcuni ricercatori tedeschi stanno lavorando a un metodo per sfruttare i segnali Wi-Fi per catturare immagini 3D di ologrammi di oggetti, anche attraverso barriere solide come porte e pareti. Si chiama 3D-imaging ed è in fase sperimentale.

IDEE DI INVESTIMENTO

Per investire sui nuovi trend tecnologici sul mercato italiano esistono fondi specializzati che selezionano borse e titoli di società focalizzate sull’innovazione. Ecco i migliori per rendimento a tre anni (categoria Morningstar: Azionari settore tecnologia).

  • Threadneedle (Lux) Global Technology AU rende il 28,84% a tre anni (+17,55% da inizio 2017): Il fondo è gestito da Paul Wick che investe in società con attività in tecnologia e in società legate alla tecnologia in tutto il mondo. Apple e Teradyne sono due dei titoli più pesanti in un portafoglio che è in investito per oltre il 91,1% in tecnologia e all’86% America.
    Threadneedle (Lux) Global Technology AU rende il 28,84% a tre anni (+17,55% da inizio 2017). Fonte: Morningstar.
    Threadneedle (Lux) Global Technology AU rende il 28,84% a tre anni (+17,55% da inizio 2017). Fonte: Morningstar.

     

  • Polar Capital Global Technology Fund I rende il 27,50% a tre anni (+21,41% da inizio anno) ed è gestito da Nick Evans. Investe in società tecnologiche a livello globale. Il 71% è in America con Facebook e Microsoft come titoli più pesanti in portafoglio.
    Polar Capital Global Technology Fund I rende il 27,50% a tre anni (+21,41% da inizio anno). Fonte: Morningstar.
    Polar Capital Global Technology Fund I rende il 27,50% a tre anni (+21,41% da inizio anno). Fonte: Morningstar.

     

  • Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) rende il 27,40% a tre anni (+12,40% da inizio 2017). Il fondo è gestito da HyunHo Sohn e ha come obiettivo le aziende che hanno sviluppato o svilupperanno prodotti, processi produttivi o servizi direttamente o indirettamente legati all’evoluzione della tecnologia. Apple, Alphabet e Intel sono tra i primi cinque titoli nel portafoglio che è investito al 91% in tecnologia e al 64% sul listino americano.

    Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) rende il 27,40% a tre anni (+12,40% da inizio 2017). Fonte: Morningstar.
    Fidelity Global Technology Fund Classe E (acc) rende il 27,40% a tre anni (+12,40% da inizio 2017). Fonte: Morningstar.

Diritto d’autore: denisgo / 123RF Archivio Fotografico

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Articolo precedente

Obbligazionari raccolta boom: il fondo piace se rischia

Articolo successivo

Fondi e clima: cosa aspettarsi dopo l’addio di Trump a Parigi

Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *