Sebbene un’invenzione relativamente recente, il denaro è diventato fin da subito lo strumento indispensabile per la convivenza e lo sviluppo dei popoli. Per comprendere quanto questo ruolo sia connaturato con la vita stessa dei cittadini anche nei momenti più drammatici, basta rileggere alcuni episodi di prolungato assedio durante le numerose guerre di conquista nel corso dei secoli.
Per questo motivo, rivivremo una piccola selezione degli episodi più interessanti, per lo più sconosciuti, che ci hanno lasciato in eredità delle monete o delle banconote incredibili.

Prima di iniziare il racconto, permettetemi di spendere qualche parola sulle condizioni in cui versavano le popolazioni costrette ad asserragliarsi in città fortezza. Chiuse all’interno di mura invalicabili, seppure in continuo stato di allerta, necessitavano di denaro, per far funzionare le attività vitali che si svolgevano al loro interno, dall’agricoltura ai commerci di prima necessità. Il mantenimento di una struttura finanziaria, consentiva di respirare una sorta di normalità anche in situazioni del tutto eccezionali; non ultimo dava la parvenza di unità e sicurezza durante l’assedio. La moneta restava quindi indispensabile per regolare i pagamenti di generi di prima necessità, oltre che per acquistare le armi e le vettovaglie necessarie a sostenere gli eserciti.

Nel corso di un assedio l’esigenza più urgente, era senz’altro quella di avere denaro sufficiente per le truppe. La leva obbligatoria infatti, era stata eliminata nel medioevo e solo Napoleone la reintrodusse all’inizio dell‘800. Per secoli, gli eserciti erano composti esclusivamente da mercenari, che senza denari avrebbero portato ad un’inesorabile sconfitta. La maggior parte dei soldi disponibili prima dell’accerchiamento, erano impiegati per l’acquisto di derrate alimentari e fortificazioni, mentre i rimanenti venivano tesaurizzati come estrema ratio in caso di sconfitta, sperando di garantire un salvacondotto a chi ne aveva il controllo.
Terminato anche quello, la fantasia umana, non ha avuto limiti. Ed infatti la maggior parte delle città assediate, avendo necessità di disporre di circolante, emisero delle monete di emergenza che furono poi definite ossidionali dal latino obsidionem, ovvero Assedio. Alla carenza di metalli preziosi si sopperiva usando di tutto, dai soldi spiccioli in metalli vili riconiati con nuove effigi, passando ai bottoni e ai tondelli arrivando addirittura a monete di cartone e a libretti da messa, nonché a carta di vario genere sottratta negli archivi delle chiese. Questi oggetti, ai quali veniva attribuita temporaneamente una funzione monetale, con timbrature e firme dell’autorità emittente, diventavano dei buoni convertibili in moneta pregiata a fine assedio.

Tra gli innumerevoli esempi che potrei raccontare, ne citerò tre particolarmente significativi che ci hanno lasciato monete ossidionali davvero uniche. Sto parlando dell’assedio di Leida in Olanda del 1574, quello di Mantova del 1796 ed infine quello di Palmanova in Friuli del 1848. Sebbene poco conosciuta la cittadina di Leida, Lynden in Olandese, fu conquistata dagli Spagnoli come buona parte dei Paesi Bassi nel 1500.
Durante la Guerra degli ottant’anni combattuta tra il 1568 e il 1648 si susseguirono molti scontri e assedi memorabili che videro la Repubblica delle Sette Province Unite porre una strenua resistenza contro gli invasori Iberici. Leida scelse la parte dei ribelli e quindi venne assediata dal generale spagnolo Luis de Zúñiga y Requesens per mesi e mesi. In città mancava tutto, viveri, generi di prima necessità munizioni, e quasi ogni moneta era stata spesa per sostenere la resistenza. Per questo venne usato del materiale insospettabile per coniazioni di emergenza.

I combattenti olandesi, di religione protestante, decisero di sacrificare le copertine delle Bibbie rinvenute nella cattedrale della città, usandole come materia prima su cui coniare delle monete con gli stessi punzoni di quelle d’oro e d’argento. Dopo mesi di strenua resistenza, un manipolo di eroi, riuscì a far saltare le dighe fuori le mura, costringendo gli spagnoli ad abbandonare l’assedio, infine liberando la città il 3 ottobre 1574. Ancora oggi, in quella data c’è un solenne festa cittadina. Per ringraziare e premiare la popolazione, il principe d’Orange leader dell’insurrezione donò alla città un’Università. Quando si dice che il denaro genera cultura!!Ma il nostro viaggio nel tempo, non finisce qui. Nella prima campagna d’Italia, un giovane e spregiudicato Bonaparte giocò la carta della sorpresa, invece di fare come Annibale nel 218 a.C. attendendo la primavera per valicare le Alpi, egli preferì anticipare i tempi entrando in Italia attraverso un valico, a fine marzo del 1796. Dopo aver conquistato una dopo l’altra tutte le città sul suo cammino depredandole di ogni ricchezza, gli mancava solo far cadere Mantova per completare l’opera.

La roccaforte dei Gonzaga era l’unico possedimento austriaco rimasto in territorio italiano e, per espugnarla, il Generale Corso, la sottopose a tre successivi assedi tra il 1796 ed il 1797. Per fronteggiare la situazione, venne costituito un Comitato Provvisorio chiamato “Giunta Interinale di Governo”, diretta dal conte Luigi Cocastelli, il quale provvide a costituire una notevole scorta di derrate alimentari. Dopo un primo assalto, che venne respinto, i francesi assediarono Mantova il 3 giugno 1796. Lo stesso giorno venne conquistato il Castello di San Giorgio, facendo presagire un rapido epilogo a favore dei transalpini. Ma ciò non avvenne in quanto Napoleone era impegnato contemporaneamente su altri due fronti, quello dello Stato Pontificio e quello del Granducato di Toscana.

Per far fronte alla penuria di denaro, i Mantovani stamparono delle cedole che riportavano in tutto o in parte le seguenti indicazioni: il valore corrente, la data di emissione, le firme di convalida e un esplicito riferimento ai beni sopra i quali venivano garantite. Tornando ora al contesto storico nel quale sono nate queste cedole e al personaggio chiave di questa vicenda, Napoleone Bonaparte, il 15 settembre, Mantova fu stretta nuovamente e isolata, e dei 330.000 Fiorini, in cassa ne rimasero solamente 18.000. Il mese successivo la spesa per l’armata sarebbe ammontata a 330.000! La situazione era disperata! Per cui il Governo, promosse l’emissione di buoni d’emergenza.

Reperire del denaro a Mantova era quanto mai difficile, e non si trovò modo migliore che mettere mano ai fondi della così detta “manomorta”. Si ordinò che i gruppi religiosi e la fiorente Università degli Studi Ebraica, concedessero in prestito, tutti gli argenti che non fossero indispensabili al culto. La raccolta, una vera e propria requisizione, fu cospicua 19.219 once dalle suddette Istituzioni, oltre 1.200 confiscate ai privati e altre 103 che furono estratte dai residui della Tesoreria, per un totale di 20.595. Con l’argento requisito vennero coniati 14.000 Talleri di Maria Teresa d’Austria, che per diffusione e solidità erano considerati i Dollari dell’epoca. Curiosamente, proprio dalla parola Thaler origina il nome della valuta americana.

Queste monete erano indistinguibili da quelle della zecca di Witzburg, perché vennero usati lo stesso conio e peso degli originali e sarebbero stati spendibili anche a fine assedio. Furono prodotte inoltre 84.476 monete ossidionali da 20 soldi che riportano lo stemma dei Gonzaga inquartato alle quattro aquile, e sormontato dalla grande corona ducale; al verso due urne simboleggianti i vasi nei quali si conserva il preziosissimo sangue di Cristo, custodito presso la chiesa di S. Andrea a Mantova. La quantità delle monete coniate non fu sufficiente per cui, il 6 ottobre, si iniziò a stampare anche della cartamoneta ossidionale, le cosiddette cedole. Una volta poste in circolazione, specialmente quelle dei tagli più alti, non trovarono una buona accoglienza.

Il concetto di ricchezza era rappresentato dal valore dell’oro e dell’argento. Per ovviare a questo inconveniente, il 16 gennaio 1797, la Giunta di Governo decise di bruciare le cedole dai valori più elevati, sostituendole con tagli minori. La situazione stava rapidamente precipitando. All’inizio del 1797 a Mantova morirono circa 150 uomini al giorno, per cause legate alle malattie e alla denutrizione. Nonostante ciò, dopo due settimane di rovesci contro la numerosa armata austriaca, le truppe francesi stavano avendo la peggio, rischiando di cadere nel panico. Qui avvenne uno dei fatti più incredibili dell’epopea napoleonica, che consacrarono il giovane Generale Corso, alla stregua di un supereroe.
Napoleone sul ponte di Arcole, si lanciò con la bandiera in pugno davanti ai suoi uomini, per incitarli alla vittoria; il suo gesto ebbe così tanta presa ed effetto che Arcole venne conquistata nonostante la cospicua differenza numerica a favore degli austriaci, aprendo le porte al trionfo finale. Dopo diverse scaramucce e attacchi di limitata portata, i due eserciti si scontrarono nuovamente a Rivoli Veronese, dove ancora una volta Napoleone ebbe la meglio.

Il 15 gennaio il generale Provera e le sue truppe asburgiche arrivarono a Mantova, dove trovarono i soldati francesi che l’assediavano, ma quando alle loro spalle si materializzò Napoleone, per gli austriaci divenne inevitabile dichiarare la resa. Würmser senza più poter sperare di ricevere rinforzi, il 2 febbraio 1797 siglò la resa di Mantova, e gli fu concesso di poter abbandonare la città con una scorta e l’onore delle armi. Un vero gesto di superiorità! Per concludere questa passerella di memorabili assedi legati all’emissione di denaro d’emergenza, ci rechiamo ora in Friuli. Come in decine di altre città in Europa nel 1848, anche qui si levarono grandi proteste che fecero coniare il famoso detto, “combinare un quarantotto”, ancor in voga a significare “aver fatto un bel casino”. Oltre a Venezia sotto la guida di Manin, Il 24 marzo anche Palmanova insorse contro gli austriaci. Nell’avanzata dell’esercito nemico per la riconquista del Lombardo-Veneto la fortezza rimase isolata. Al suo interno la guarnigione era composta da ex-soldati imperiali, oltre un reparto di artiglieria piemontese, inviato in soccorso dal Re Carlo Alberto già smanioso di unificare l’Italia.

Al comando degli insorti ci fu il generale Carlo Zucchi, che aveva militato sotto le bandiere del Regno d’Italia nel periodo napoleonico e che stava scontando, una condanna per ver partecipato ai moti rivoluzionari del 1831. La città fu pesantemente bombardata e diversi furono gli assalti ordinati dal generale Ignazio Csivich. Gli insorti resistettero valorosamente all’assedio fino al 24 giugno. Come nei casi precedenti, furono emessi biglietti monetari per far fronte alla carenza di denaro. Vennero stampate cedole da 25 e 50 Centesimi e negli insoliti tagli da 1, 3, 4, 5, e 6 Lire. Stremati dagli sforzi profusi, il comandante con altri ventidue prigionieri furono portati a Gorizia. Gli austriaci però li risparmiarono liberando la città senza ulteriori spargimenti di sangue. Ma la cosa più incredibile, fu che tutte le cedole emesse vennero convertite in moneta austriaca come segno di riconoscenza per il valore profuso dai ribelli. È proprio vero che in guerra e in amore non esistono regole.

Note

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