Sarà una coincidenza, proprio nel momento in cui gli azionisti di Uber decidono di mettere alla porta il fondatore e amministratore delegato, Travis Kalinick, la sharing economy del trasporto non ha mai suscitato così tanto fascino nei confronti dell’industria dell’auto. Jaguar Land Rover ha annunciato un investimento di 25 milioni di dollari in Lyft, mentre Daimler AG ha partecipato ad un round di finanziamento di 500 milioni di dollari per Careem, servizio attivo in Medio Oriente. E solo lo scorso anno Toyota Motor ha investito, senza dichiarare l’importo, in Uber Technologies Inc. mentre Volkswagen ha impiegato 300 milioni di dollari in Gett, rivale di Uber. E sempre lo scorso anno il gruppo Tata, che possiede Tata Motors e Jaguar, ha investito almeno 100 milioni di dollari in Uber per aprire il mercato indiano alla sharing economy del trasporto.

Sembra proprio che l’industria automobilistica abbia perso la testa per Uber e le sue sorelle, proprio nell’annus horribilis della società di San Francisco divenuta in pochi anni un colosso del trasporto automobilistico. Il passo indietro di Kalinick, 40 anni, arriva dopo le feroci polemiche per la sua partecipazione al consiglio economico dell’amministrazione Trump. Poi sono arrivate l’inchiesta sul software utilizzato per eludere i controlli delle forze dell’ordine e l’accusa di tollerare una cultura sessista sul posto di lavoro. Troppo anche per Uber che in soli 8 anni dal lancio ha raggiunto un valore stimato di 70 miliardi di dollari e punta allo sbarco a Wall Street.

Chissà se questo stop manageriale di Uber contribuirà a raffreddare l’entusiasmo del mercato automobilistico nei confronti della sharing economy. Certamente rafforzerà lo scetticismo di Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca, che è da sempre sospettoso nei confronti del mercato della condivisione dei trasporti e ha più volte criticato l’entusiasmo dei suoi colleghi. La tesi di Marchionne è semplice: è una tendenza che può minare l’attività automobilistica. Ma non solo, per Marchionne i costruttori di auto non devono occuparsi di mobilità, e non pensa che sia giusto pagare 500 milioni di dollari per una partecipazione del 10% in Lyft come ha fatto General Motors.

E allora perché le case automobilistiche investono nella sharing economy? Secondo quanto accaduto all’ultimo Salone dell’auto di Parigi, ad attirare le aziende dell’auto è la possibilità di avere l’accesso a un nuovo canale di vendita, per esempio, per leasing di automobili ai driver Uber, ma soprattutto per conquistare il pubblico dei Millennials che sono sempre meno convinti di comprare una macchina. Per questo i costruttori stanno già modificando le modalità di acquisto, usando la tecnologia. Fca in questo caso non fa eccezione: è stata la prima a mettere in vendita Fiat 500 su Amazon con uno sconto del 20%.

IDEE DI INVESTIMENTO

Molti produttori di autoveicoli si sono convinti che la realizzazione di auto non sia più sufficiente e investono in sharing e cercano nuove alleanze per sviluppare auto robot. Così Lyft Inc. sta espandendo il proprio elenco di partner automobilistici e potrà sfruttare i passi falsi di Uber. Tanto che Jaguar Land Rover sta lavorando con Lyft sulla tecnologia di guida autonoma e offrirà veicoli affittati ai piloti della start-up con base a San Francisco. Tutte queste attività cambieranno il mercato dell’auto nei prossimi decenni, anche se nessuno sa esattamente come. Ma in futuro società della sharing economy come Lyft, l’indiana Ola, la cinese Didi Chuxing o Uber potrebbero un giorno acquistare i propri veicoli autonomi, condividere profitti con i produttori di tecnologie di guida autonoma che operano sulle loro reti, un mercato che interessa anche al fondatore di Tesla, Elon Musk. Per chi investe sul settore automotive il momento è propizio. «L’ascesa dei servizi di condivisione delle auto, come Uber, può rappresentare una sfida e un’opportunità per l’industria automobilistica del futuro», ha detto Steven Bocamazo, Associate Director of Credit Research di Loomis Sayles (Natixis global asset management). «Attualmente, l’aumento del mercato della sharing economy ha influenzato negativamente la domanda di servizi tradizionali di taxi e limousine, ma non ha scalfito l’industria automobilistica, con un aumento continuo delle vendite di veicoli». Secondo l’analista di Loomis Sayles la sharing economy potrebbe ridurre in modo significativo la domanda di veicoli privati, in particolare nelle aree urbane delle grandi città, dove il costo della proprietà dei veicoli privati è elevato. «Nel tentativo di partecipare a questo fenomeno, i produttori di automobili entrano in partnership con Uber e Lyft per partecipare ai profitti di un mercato in crescita».
Mentre Uber cerca il suo nuovo leader – tra i candidati possibili ci sono: l’ex direttore operativo di Disney, Thomas Staggs; l’amministratore delegato di YouTube, Susan Wojcicki; l’ex ad di Ford, Alan Mulally, John Donahoe, che in passato ha rivestito il ruolo di ad di eBay e anche il numero due di Facebook Sheryl Sandberg – chi vuole puntare sull’evoluzione del settore dell’automotive ha come scelta migliore l’acquisto di un fondo azionario globale che ha una quota significativa del settore in portafoglio (categoria Morningstar: Azionari Globali Large Cap). Ecco i migliori per rendimento a un anno:

I migliori fondi azionari globali che investono sul settore automotive

ProdottoPeso automotiveRendimento 1y
Mistral Value Fund USD P6,42%25,74%
Harris Associates Global Eq R/A USD13,70%23,61%
Woodpecker Capital Pure Equity EUR A Acc4,39%23,34%
Invesco Global Opportunities C USD Acc5,34%22,56%
Symphonia Fortissimo7,12%21,55%
EdRF Global Value A EUR4,94%20,26%
Franklin Global Equity Strats A Acc €4,00%19,98%
Multi Stars SICAV - Alexander A EUR Cap4,24%19,80%
Schroder ISF Glbl Demo Opps A$5,08%19,78%
HSBC GIF Economic Scale Index Glb Eq AC3,99%18,50%
Consultinvest Global C6,91%17,86%
Rossini Azionario Internazionale R6,46%15,96%
OYSTER World Opportunities C EUR4,16%12,72%
Nella tabella, i fondi azionari globali che investono in titoli a larga capitalizzazione e hanno dato un peso importante al settore automotive in portafoglio. Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro. Sono stati esclusi i fondi con portafoglio non aggiornati o rendimenti inferiori all'anno.

Note

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Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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