Soltanto un anno fa la società di consulenza Boston Consulting group aveva fatto i conti in tasca al sistema cinese delle tecnologia, sempre più lanciato verso la leadership nel segmento dell’intelligenza artificiale. Adesso il progetto della Cina è chiaro a tutti dopo che il Consiglio di Stato ha approvato un piano strategico che prevede tre step e ha come obiettivo conquistare la leadership mondiale dell’intelligenza artificiale (Ai) entro il 2030, superando gli Stati Uniti. Il piano prevede una prima fase che deve terminare entro il 2020 e consiste nel mettersi al passo con le tecnologie ora esistenti con un investimento di circa 22 miliardi di dollari; il secondo è atteso entro il 2025 con alcuni obiettivi primari da raggiungere, tra cui il raggiungimento di un valore del mercato dell’intelligenza artificiale di almeno 750 miliardi di dollari, che sono propedeutici al terzo step che deve fare la Cina il leader mondiale entro il 2030.

La Cina non vuole perdere tutto il valore di quella che per le aziende è la quarta rivoluzione industriale e che coinvolge tutti i settori dal trasporto all’energia, passando per la sanità e l’industria automobilistica, fino al commercio al dettaglio. Tutto può essere automatizzato e, secondo un report di McKinsey almeno il 75% del processo produttivo trarrebbe un vantaggio dall’applicazione dell’intelligenza artificiale. La ragione? I cicli di sviluppo dei prodotti sarebbero ridotti, si può migliorare l’efficienza, prevenire i guasti, aumentare la sicurezza automatizzando attività rischiose, ridurre i costi di inventario con una migliore pianificazione dell’offerta e della domanda e aumentare i ricavi con l’ottimizzazione dei prezzi. Così i leader dei settori supply chain stanno cominciando a capire i vantaggi di applicare l’intelligenza artificiale.

Robot e lavoro: per avvicinare macchine e uomini nascono nuove figure

Che questa rivoluzione industriale sia in atto è un fatto assodato. Ciò che non è ancora avvenuto è il cambiamento nelle persone che devono fare un atto di fiducia nei confronti delle nuove tecnologie. Per facilitare questo percorso i robot di nuova generazione, secondo il rapporto McKinsey, saranno sempre più collaborativi e umanizzati, in modo da riconoscere il contesto in cui operano in modo da interagire in maniera sicura con il mondo reale e con gli esseri umani. Tanto che i nuovi robot logistici sono dotati di telecamere e possono essere addestrati per riconoscere lo spazio vuoto dello scaffale. L’apprendimento profondo può essere utilizzato anche per identificare correttamente un oggetto e la sua posizione, consentendo ai robot di gestire gli oggetti senza richiedere che le cose siano in posizioni fisse e predefinite.

La tecnologia è lì, ma c’è bisogno che le persone si fidino e cambino le loro abitudini. Siamo allo stesso punto in cui 15 anni fa si trovavano i telefonini o il cloud. Allora c’era una certa riluttanza a mettere i propri dati personali in una nube tecnologica, oggi è strano il contrario. Ad avvicinare macchine e uomini ci penserà il lavoro che li metterà insieme con la nascita di nuove figure manageriali. Un esempio? La nascita del Chief Robot Officer, da cui dipende tutta la catena dell’intelligenza artificiale, che secondo una ricerca Gartner è destinato ad entrare nelle aziende entro il 2020, e il 60% delle imprese ne avrà uno entro il 2025.

IDEE DI INVESTIMENTO

I computer e l’intelligenza artificiale continuano a rivoluzionare il lavoro. Tuttavia, a differenza del computer, i robot sono più di uno strumento: sono una nuova “persona” sul posto di lavoro. Alcuni robot sono stati progettati per assomigliare all’uomo, per renderli più come un collega strano ma affidabile che si siede nel corridoio ed è sempre disposto ad aiutare. La differenza chiave tra le tecnologie esistenti e l’intelligenza artificiale è che la robotica interagirà fisicamente, cognitivamente ed emotivamente con le persone. A differenza di altre tecnologie, come l’IT, in cui i lavoratori più giovani hanno potuto avere un vantaggio, la robotica sarà più a vantaggio dei ricavi delle aziende che dei lavoratori. Tanto che l’Unione europea sta considerando di considerare i robot come persone, almeno quando si parla di fisco, con una normativa sulla responsabilità tutta da scrivere, perché se un robot fa un errore chi paga?

Per investire sulla quarta rivoluzione industriale una scelta è puntare sui migliori fondi azionari specializzati in tecnologia. Sul mercato italiano esiste poi un unico fondo azionario specializzato in robotica che ha un rendimento del 21,48% da gennaio a luglio 2017.

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Diritto d’autore: jirsak / 123RF Archivio Fotografico

Articolo precedente

Analisi di mercato: l'euro vola nell'estate delle banche centrali

Articolo successivo

Perché è l'anno delle small cap. I migliori fondi per investire

Autore

Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *