Sono diventate operative il 3 gennaio 2018 in tutta Europa le nuove regole sugli strumenti finanziari previste dalla direttiva Mifid II e dal regolamento Mifir. Il cambio regolamentare preparato negli ultimi due anni è stato definito dirompente dagli analisti di Standard & Poor’s in un’analisi sugli effetti della nuova disciplina sugli operatori di mercato. Accanto alla Mifid II è entrato in vigore anche un altro regolamento Ue che punta ad aumentare la consapevolezza di chi investe fornendo una carta d’identità dei prodotti con informazioni semplici. Si tratta del Regolamento (UE) n. 1286/2014 detto anche Regolamento PRIIPs da packaged retail investment and insurance-based investment products, prodotti d’investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati. Il Regolamento introduce il KID, acronimo di Key information document.

QUALI SONO GLI OBIETTIVI DI MIFID II

La Markets in Financial Instruments Directive (Mifid) in questa seconda versione ha principalmente tre obiettivi:

  • aumentare la trasparenza sui costi dei prodotti finanziari e dare più tutele ai risparmiatori, un’esigenza emersa, per esempio, in Italia nelle vendite di bond bancari subordinati ai clienti retail.
  • responsabilizzare maggiormente le autorità europee e italiane sul controllo dei prodotti distribuiti, la cosiddetta product governance, che dovranno essere analizzati prima di arrivare sul mercato, dando la possibilità anche di vietare la commercializzazione di strumenti rischiosi.
  • aiutare gli investitori a comprendere i rischi legati all’acquisto di prodotti finanziari grazie un documento di tre pagine denomimato KID che contiene le informazioni per spiegare cosa sono gli strumenti finanziari complessi e quali sono i rischi che si corrono quando si decide di investire i propri risparmi.

MIFID II: COSA CAMBIA NELLA PRATICA 

Secondo quanto previsto dalla direttiva Mifid II, i servizi offerti dagli intermediari devono puntare su una maggiore personalizzazione, offrendo più informazioni sui costi e sulla costruzione dei prodotti, soprattutto se sono complicati, anche grazie all’introduzione di nuovi prospetti informativi.

  • In pratica, per gli intermediari le nuove regole portano le società di investimento mobiliare (Sim), le banche che prestano servizi di investimento, le società di gestione del risparmio (Sgr) che prestano servizi di investimento, i gestori di mercati regolamentati, gli operatori nel settore dell’energia e delle materie prime a un cambiamento per tutte le attività coinvolte nella distribuzione e nel trading di strumenti finanziari e, in molti casi, a regole più stringenti.
  • In pratica, per chi investe cambia la maniera in cui si ricevono informazioni sui propri investimenti. In particolare, almeno una volta all’anno dovranno ricevere informazioni precise sulle spese e sulle commissioni, sia degli strumenti finanziari sia dei servizi accessori. Per esempio, per la consulenza, che è il servizio accessorio per eccellenza, sarà ora obbligatorio comunicare al cliente se è fornita su base indipendente oppure da parte di terzi.

MIFID II: QUANTE INFORMAZIONI SUI COSTI 

La direttiva Mifid 2 punta tutto sulla trasparenza anche dei costi che deve riguardare tutte le fasi dell’investimento con vari livelli di informazione. Ecco in dettaglio quali sono:

  • Informativa ex-ante, che punta a far conoscere a chi investe i costi prima di accedere a un qualsiasi servizio di investimento. In questa comunicazione l’intermediario deve specificare tutta l’offerta e fornire valutazioni di adeguatezza dei prodotti. È in questa fase che chi offre il servizio deve indicare se la consulenza viene effettuata su base indipendente oppure no.
  • Informativa ex-post, rende obbligatoria almeno una volta all’anno la comunicazione in dettaglio dei costi sostenuti relativamente ai singoli prodotti e al portafoglio complessivo. In particolare la normativa prevede che sia indicato quanto il costo sostenuto per acquistare il prodotto incida sul rendimento effettivo ottenuto.
  • Informativa una tantum, ferma restando la comunicazione annuale obbligatoria, a propria discrezione e con una richiesta specifica all’intermediario si può chiedere la rendicontazione analitica del portafoglio investito in qualsiasi momento.

MIFID II: COME FUNZIONA IL KID DI PRODOTTO

Rendere esplicita ogni voce di costo e calcolare in maniera analitica quanto il costo incida sul rendimento sia in termini nominali, sia percentuali punta a responsabilizzare intermediari e investitori sul fronte dei costi, ma è solo un passo verso una maggiore consapevolezza da parte di chi investe. Il Rapporto della Consob sulle Scelte di investimento delle famiglie italiane evidenzia infatti che molto deve essere ancora fatto per l’educazione finanziaria degli italiani. Ben il 35% di chi investe, infatti, non sa valutare la rischiosità e il 20% non conosce i prodotti finanziari. Vediamo come funziona:

  • Il KID è un documento di poche pagine che mette insieme tutte le informazioni necessarie sul prodotto scritte in modo non tecnico.
  • Il KID dovrà contenere diverse ipotesi di investimento con i relativi indici di rischio, indicati anche attraverso una scala numerica, e le relative prospettive di rendimento. Le ipotesi inserite dovranno immaginare i principali scenari possibili, spaziando dal più grave al più auspicabile.
  • Il KID diventa parte integrante della documentazione legale dell’offerta è ed di fatto un documento pre contrattuale che consente a chi investe di mettere a confronto in maniera semplice i prodotti offerti.

IDEE DI INVESTIMENTO

In attesa di misurare gli effetti sugli investitori, Mifid II ha già modificato il modo di lavorare degli intermediari soprattutto sul fronte dell’analisi e della ricerca. Secondo McKinsey, la trasformazione costerà centinaia di posti di lavoro: le prime dieci banche venditrici di servizi di analisi investono circa 4 miliardi di dollari l’anno in ricerca e per la società di consulenza ci sarà una flessione del 30% a seguito dell’avvento della Mifid II. L’altra faccia della medaglia sono gli asset manager che, invece, hanno deciso di potenziare i team di ricerca interni con investimenti importanti. Questa è la strada secalta da Schroders, Fidelity e Vanguard per esempio.
Secondo uno studio di PwC, Mifid II è un’opportunità per l’industria del risparmio perché le nuove regole daranno una spinta a gestioni patrimoniali di nuova generazione, a prodotti del risparmio personalizzati sulle esigenze del cliente e alle piattaforme di collocamento tecnologiche pensate per i distributori

Va incontro all’esigenza di molti intermediari di diminuire la burocrazia nei rapporti con le società di gestione la nuova piattaforma Mifid II compliant di Online SIM.

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