Il 3 gennaio 2018 è una data epocale per le imprese di servizi finanziari in tutta Europa. Perché entrano in vigore i cambiamenti normativi della Direttiva sugli strumenti dei mercati finanziari nota come Mifid II che è stata elaborata come risposta alla crisi finanziaria globale del 2008 e interessa le società di produzione, distribuzione e negoziazione di strumenti finanziari in Italia e nell’Unione europea. I singoli Paesi introducono gli adeguamenti che andranno a modificare le regole previste oggi per gli intermediari finanziari. La Consob ha avviato il 6 luglio la consultazione con gli attori del mercato sulle proposte di modifiche al regolamento degli intermediari in vista del recepimento della direttiva 2014/65/Ue, la cosiddetta Mifid II. Per fare le loro considerazioni gli intermediati hanno tempo fino al 21 agosto.

Cosa cambia per chi investe? Secondo quanto previsto dalla direttiva Mifid II, da gennaio 2018 i servizi offerti dagli intermediari devono puntare su una maggiore personalizzazione, offrendo più informazioni sui costi e sulla costruzione dei prodotti, soprattutto se sono complicati, anche grazie all’introduzione di nuovi prospetti informativi. La direttiva punta tutto sulla trasparenza anche dei costi: le commissioni di remunerazione per l’intermediario, per esempio, sono più difficili da giustificare e applicare senza un rendimento adeguato per il risparmiatore.

I vantaggi per chi investe sono tanti, soprattutto sul fronte della consulenza al risparmio. Ecco cosa cambia:

  • Bisogna specificare se la consulenza è indipendente oppure no. In pratica, ogni intermediario deve rendere noto al cliente il proprio grado di autonomia e di indipendenza sui consigli che offre, oltre a rendere trasparente il compenso che il cliente investitore deve pagare, distinguendo in maniera chiara tra costo della consulenza e commissioni sui prodotti. Gli intermediari (banche, sim, reti di promotori e così via) devono scegliere se lavorare in un regime di dipendenza o di indipendenza e comunicarlo esplicitamente al cliente.
  • Il servizio consulenza si paga a parcella e non dipende più dai prodotti collocati. Con la Mifid II è prevista l’abolizione dei cosiddetti inducements, ovvero degli onorari o commissioni aggiuntive per la consulenza e la gestione. Finora il consulente, anche indipendente, riceveva una remunerazione dalle case prodotto o da terzi per il collocamento di fondi e gestioni per esempio.
  • L’informazione sui prodotti deve essere puntuale e profonda. Questo è un punto chiave della Mifid II e non riguarda solo i prodotti complessi. Secondo la direttiva, gli intermediari devono aiutare il cliente investitore a valutare attentamente e comprendere cosa sta acquistando in modo da evitare prodotti che non siano adatti al suo profilo di rischio.
  • È necessario rafforzare la compliance. L’industria del risparmio per adeguarsi alla Mifid II ha dovuto identificare procedure specifiche per assicurarsi che prodotti e servizi siano adeguati, avendo come obiettivo l’interesse del cliente investitore.

 

IDEE DI INVESTIMENTO

Le nuove regole inducono il mercato del risparmio gestito a una trasformazione che, secondo lo studio L’industria dell’Asset management nel 2020 di PwC comporterà maggiori oneri di trasparenza e compliance con una compressione dei margini e delle commissioni. La normativa non fermerà la crescita del risparmio gestito che in Italia nei prossimi tre anni, secondo i calcoli di PwC, dovrebbe avere una crescita del 5,5% all’anno con un patrimonio atteso di 2.536 miliardi entro il 2020. Non c’è dubbio però che ci sarà una maggiore pressione sugli accordi di distribuzione dei prodotti e un’opportunità per chi saprà offrire soluzioni in grado di ridurre la complessità per i distributori, mantenendo un buon livello di remunerazione.

In questa direzione va il lancio da parte di Online SIM Gruppo Ersel, delle sua piattaforma Mifid II compliant che va incontro all’esigenza di molti intermediari di diminuire la burocrazia nei rapporti con le società di gestione. «La nuova normativa prevede regole più stringenti per garantire ai clienti che i prodotti finanziari proposti siano adeguati alle loro esigenze e caratteristiche, con un aumento degli obblighi informativi da parte degli intermediari, sia nella fase di proposizione del prodotto sia nella rendicontazione post-vendita degli stessi. Tutto questo ha delle implicazioni importanti sui modelli distributivi degli intermediari», ha spiegato a Funds People l’amministratore delegato di Online SIM, Federico Taddei.

Secondo lo studio di PwC, la Mifid II rappresenta un’opportunità per l’industria del risparmio. Oltre alle piattaforme di collocamento tecnologiche pensate per i distributori, le nuove regole daranno una spinta a gestioni patrimoniali di nuova generazione e a prodotti del risparmio personalizzati sulle esigenze del cliente. E per il segmento del wealth management ci sarà l’opportunità di usare le nuove tecnologie per andare incontro a una fascia di clientela, quella dei Millennials, che ha una forte propensione per l’investimento diretto.

 

Note

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Roberta Caffaratti

Roberta Caffaratti

E' responsabile delle attività di editoria aziendale e di content marketing di Lob Pr+Content. Ha seguito per anni il settore del risparmio gestito prima come caporedattore di Bloomberg Investimenti e poi vice caporedattore di Panorama Economy (gruppo Mondadori). E' stata chief content web manager di News 3.0.

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